(Specie di) Guida a Powerpoint per somministrazioni scolastiche

Ci dev’essere un modo accettabile di maneggiare Powerpoint. I miei alunni sono arrivati in terza media così digitalmente analfabeti che io sono ancora in tempo per salvarli. Adesso li sequestro per un’ora e li metto in guardia.

Può essere utile quest’intervista che spiega come produrre presentazioni di una noia mortale: tanto testo, tanti elenchi, brutta grafica, non guardare negli occhi. Può essere utile gasarli con dei nuovi template meno visti, scaricabili gratis. O commentare insieme l’efficacia dei ppt disponibili su Slidefinder, un motore di ricerca specifico. Sbaveranno forse un po’ di più di fronte a Prezi e le sue zooming presentations, gratis online. O forse potranno essere allettati dalla possibilità di pubblicare in Slideshare e condividere, da Flickr per trovare belle foto (di sicuro meglio dei template), o da Wordle per creare tag cloud. Se non capiscono, su Youtube ci sono pur sempre i tutorial che spiegano meglio di me.

Per risparmiare la fatica di spiegarglielo in Powerpoint, trovo in rete delle presentazioni sintesi che racchiudono le 10 cose da sapere prima di metterci mano. Spicca la noia paradossale di certe presentazioni che tentano di spiegarti come evitare di addormentare. Alcune invece sono così esaurienti che quasi quasi dirotto gli alunni  su questo post, e torno a spiegare grammatica.


Geoblog, scrivere storie sulle geografie

Quando la scuola italiana risorgerà dalle sue ceneri, quando Word la smetterà di singhiozzare le sue lettere in un’oscura aula informatica causa problemi hardware mai risolti, quando gli alunni abbracceranno lavagne interattive anziché toccare il muro per scherzo sulle icone mandate da un vecchio proiettore, cose come Geoblog saranno all’ordine del giorno.

Gli alunni scriveranno le loro storie sulle geografie e le appenderanno ai luoghi in un gesto automatico, in modo che un navigatore qualunque possa arrancare sulla superficie della terra seguendo le briciole di parole che altri hanno lasciato prima di lui.

La geografia non serve

La geografia non serve. Anzi, col gps evito di chiedere alla gente.

In vacanza scelgo una meta a caso in base al costo dei voli.

Le coste, inutile memorizzarle. Cambieranno per l’effetto serra.

La geografia non serve. Ormai nel meteo so dove guardare.

E i planisferi appesi distraggono durante le altre lezioni.

Un test sul Disturbo da deficit dell’attenzione (un regalino del multitasking)

ritalin

Ricerche scientifiche dimostrano che il multitasking è spesso alla radice della sindrome del Disturbo da deficit dell’attenzione e di molti altri malesseri, come ad esempio la stanchezza cronica, lo stress, l’ansia, la sensazione che la memoria non sia più così efficiente come lo era una volta. Il multitasking può indurre una risposta di stress producendo adrenalina. Se questo processo va avanti per un periodo prolungato nel tempo, può danneggiare le cellule che producono la memoria a breve termine.

Soffrite già del Disturbo da deficit dell’attenzione? Io sì. Non rispetto i turni di parola, temo di dimenticare cosa sto per dire, annuisco anche se non seguo, mi annoio maledettamente. Tante altre cose, e soprattutto questa strana sensazione di palline-che-rimbalzano-nella-testa.

La conferma arriva da un test trovato in questo sito. Per fortuna Google e Delicious fungono da strumenti compensativi e mi aiutano a recuperare i link, visto che la memoria non è più efficiente come lo era una volta.

La soluzione? Posso assumere del Ritalin, somministrato in gran quantità agli studenti negli USA. Ma non so se riuscirei a sopportare la tossicodipendenza.

In compenso, gli psicologi cognitivi hanno trovato che c’è un rapporto inversamente proporzionale fra concentrazione e creatività. Gli individui più bravi nel focalizzarsi su un compito e nel filtrare le distrazioni tendono a essere meno creativi.

Queste e altre considerazioni farmaceutiche sono disponibili su una rivista di carta, Wired del mese scorso. Me ne ricordo, l’ho letto lì, me ne ricordo. Anche senza Google.

Forse non tutto è perduto.

Una modesta proposta di protesta contro i tagli alla scuola

la scuola è finita

I tagli alla scuola minacciano la qualità e la diffusione del sapere. Ogni insegnante precario non assunto è una risorsa che non viene sfruttata.

Come esprimere la propria rabbia quando, dopo anni di formazione, si viene tenuti lontani dalla scuola a causa di una politica lesionista? Ma soprattutto: come portare l’attenzione di tutti sulla gravità di quel che sta accadendo?

Ecco la mia modesta proposta di protesta.

Ciascuno  di noi regista in video una lezione o parte di essa su un argomento scolastico a scelta. Poi la carica su un canale YouTube appositamente creato, “La scuola dei precari”. Girare e caricare un video è un’operazione molto semplice, che può essere condotta anche con strumenti non sofisticati. Sulla nostra maglia potremmo attaccare un foglio A4 con la scritta “insegnante precario”, oppure aggiungere il testo in grafica.

È probabile che nei prossimi mesi i video verranno visitati da studenti in cerca di informazioni sugli argomenti scolastici. In questo modo anche un insegnante precario potrà mettere le proprie capacità a disposizione di tutti. E soprattutto, creando interesse sull’iniziativa, cercare di far estendere la protesta e di attirare l’attenzione sullo scempio che si sta consumando. “La scuola dei precari” non rinuncia alla forza della conoscenza, in contrapposizione a chi sta investendo nell’ignoranza.

Ai precari è stato proposto “un contratto di disponibilità”. Eccola qui, la nostra disponibilità.

Chiunque vuole può aggiungere suggerimenti per far funzionare al meglio questi spunti. Poi può condividerli sui social network e metterli in atto, di propria iniziativa. Per caricare il video basta andare su YouTube ed entrare con l’account lascuoladeiprecari@hotmail.it (password: protesta)

L’importante è cominciare, il potere della rete farà il resto. Forse basta un video a testa per far girare la protesta.

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Uso consapevole dei social network e delle seghe elettriche

adolescenti

Se non si fosse capito, anch’io penso che “ci sono giovani che posseggono la tecnologia ma sono del tutto indifesi nell’esposizione di sé e della propria vita, e immigranti digitali che per età potrebbero aiutarli ad essere più consapevoli, ma che non hanno le conoscenze per comunicare con loro in modo adeguato”, come dice Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante dei dati personali, parlando con Zambardino di Scene Digitali.

E l’Autorità ha pure pubblicato un vademecum sui social network che andrà nelle scuole.

Infatti mi chiedo come farebbero questi adulti, per esempio nelle scuole, ad affascinare le platee con le orazioni sui social network, se non hanno neanche una chiave usb. Io per fortuna ho seguito per due anni un alunno autistico che mi ha insegnato la funzione del tasto STAMP e a studiare i Promessi Sposi solo dalla versione Solenghi-Marchesini-Lopez di YouTube.

C’è una scena in cui al Lazzaretto i dottori provano tutti i metodi contro la peste. Anche le pistole e le seghe elettriche. Così una volta ha visto una sega elettrica in un cartone animato e ha gridato: i Promessi Sposi!

Memorie volatili: dalla carta al palmare al cellulare

London Nokia

Sono anni che ho smesso di usare l’agenda di carta. Non ha la funzione “cerca” utile a ritrovare le cose di cui mi sono scordata, e nemmeno il copia e incolla per rimandare con facilità al giorno dopo le attività non portate a termine. Se la perdo non ho un back_up sul computer e non posso farne duplicati. E poi, a volte non capisco la mia scrittura.

Ma oggi il palmare mi ha abbandonato e i costi di riparazione equivalgono al prodotto nuovo. La batteria del Palm Tungsten E2 non può essere sostituita in casa. Comprarne un altro? Lo farei, se non fossi in una fase di lento trasferimento delle competenze di memorizzazione dai vari dispositivi portatili alla mia personale memoria cerebrale, se no poi si atrofizza, dicono. Per questo negli ultimi mesi ho smesso di fissare  sul palm le informazioni dimenticabili senza gravi conseguenze.

E dove le metterò adesso – senza palmare – le fondamentali? Prendo in mano il Nokia N70 e in 3 ore riesco a farlo dialogare con Outlook. Ora si trasmettono numeri di telefono e appuntamenti, così posso digitarli sulla tastiera grande anziché intestardirmi sui tasti troppo piccoli dell’N70 dannato. Per passare ad Outlook i dati del Palm Desktop serve un programma che converta i file da dba a cvs. Poi aggiorno Outlook per collegarlo al Calendar di Google.

Io non so se l’N70 sarà in grado di soddisfare le mie esigenze di organizzazione. Non ha il copia e incolla, cosicché rimandare le attività mi costerà un transito su Outlook. In contesti professionali, poi, tirare fuori dalla borsa un palmare o un cellulare fa tutto un altro effetto: per esempio a scuola il cellulare è vietato e poco serio, anche se lo uso per segnare i voti.

Faccio una prova, ma non so quanto resisterò senza my sweet palm. Il palm mi rendeva geek, ora col cell  in mano sono un po’ bimbominkia.

Elenchi dannati (3)

powerpoint21

Poi ci sono quelli che sono cresciuti a pane e Powerpoint, a cui probabilmente devono tutti i propri quindici minuti di celebrità. Pare che dilatare la capacità cerebrale su una parete bianca sparandoci sopra uno strato micrometrico di luce faccia il suo effetto. Tra tanti assennati utilizzatori se ne trovano certuni che trasferiscono tali e quali i file fitti di Word e li proiettano a beneficio degli spettatori, solitamente settati per leggere non più di 4 parole al secondo (senza l’intralcio dei colori e le animazioni e l’improvvisa apparizione del titolo da destra e la scomparsa delle frasi a veneziana, s’intende). Le procedure della vita normale, in questi casi, vengono allungate tali e quali alla parete, che ha ben poco da guadagnarci se non un briciolo di notorietà riflessa.

Ma ancora più pericolosi sono i Powerfan di specie opposta: quelli che ereditano le strutture mentali del programma e ne fanno una questione di stile. Oddio, non è certo un problema parlare per diapositive: può anzi contribuire a una scansione lucida degli argomenti. E nemmeno mi preoccuperei di certe cadute nel tono vocale che vorranno forse imitare un effetto dissolvenza con scorrimento a scacchiera. Non è questo il punto. Se avete avuto la fortuna di buttare un occhio ai loro documenti, lo avrete notato: sono affetti da un’incontrollabile tendenza a distribuire le frasi in elenchi. Non si tratta però di un rispettoso incolonnamento di oggetti o azioni: guarderei con rispetto un’infilata di cosmetici da acquistare. Ma nel loro caso:

non sono frasi che meriterebbero questa sorte

ma solo riflessioni grammaticalmente subordinate.

Che nessuno separi ciò che Dio ha unito

e parli ora o taccia per sempre.

Il frutto delle loro manipolazioni è una sintassi dissestata. Verbi e soggetti separati dalla nascita, famiglie semantiche distrutte, complementi che non conoscono padrone. Ebbene, l’origine di tutto questo è racchiusa nel software di presentazione più diffuso al mondo. Il Powergerme che distruggerà la nostra sintassi si annida nelle caselle di testo predisposte per facilitare il layout. In quelle terre di nessuno, ogni a-capo è il drammatico atto di nascita di un elenco. Intrappolato dentro ai bordi occasionalmente grigiastri della casella, dentro le gabbie dei layout caldamente suggeriti da un menu dedicato, chiunque digiti il testo e poi decida di cambiare il periodo premendo su INVIO non può sfuggire alla logica dell’elenco. Powerpoint mette in mostra, ma non guarda in faccia nessuno.

Dovrebbero prevedere il porto d’armi, per certe cose. Guai a farsi trovare con un Powerpoint in tasca, dovrebbero scrivere nelle scuole.

Sharon forever

C’è una legge che tutela i neonati dai nomi folli. Papà e mamma volevano chiamare il figlio Venerdì, ma di fronte alla sentenza del tribunale di Genova sono passati a Gregorio. I nomi stravaganti possono ripercuotersi sulla vita sociale, attirare storpiature e domande impertinenti. È ormai troppo tardi però per Scheda Bianca, Guido Piano e Poli Ester.

I forum sono tanti, milioni di milioni. Su Nominiera ognuno esprime le proprie preferenze. C’è chi non ama i nomi pieni di HKYJX, o troppo brevi, o i significati trasparenti, che ti costringono a esser sempre Serena o Gioia o Allegra nonostante tutto. Alcuni compongono coppie di nomi follemente simili per gemelli (Fedra & Febo, Livio & Licia, Livio & Flavio), dimentichi delle esigenze di differenziazione per due individui uguali allo specchio. Altre si sforzano di ricordare quale nome avrebbero ricevuto, fossero state maschio; non mi risulta una versione for men della discussione. Qualcuno si chiede se un nome da ceto basso possa influire sulla valutazione scolastica di un alunno. Un’insegnante si domanda: cosa ci fa una Sharon in un liceo scientifico?

La legge adesso ammette i toponimi, ma c’è il divieto assoluto per l’imposizione dello stesso nome del padre vivente, o di un fratello e una sorella. E per i nomi “ridicoli e vergognosi”. Dovrebbero dedicarsi anche all’abbinamento tra fratelli e valutare abbreviazioni e assonanze. I miei vicini sguaiati hanno una figlia di 4 anni a cui spetta ogni giorno una dose di urla. “Vale!” si sente dalla finestra, con una “a” lunga cupa e spaventevole come un “UUUUUUH!”. Il nuovo arrivato, invece, l’hanno chiamato Pasquale. Per gli amici Ale. Sta passando i primi mesi di vita a sentire rimproveri volanti con destinatario imprecisato. Una mistura indistinta di Vale/Ale senza aver fatto nulla posteggiato nel box. Alla faccia dello stimolo-risposta. Adesso lancia forchette dal secondo piano sulla mia macchina.