Lunga vita ai messaggi ricevuti

Sempre con molta gelosia ho custodito le mie parole solitarie, sembrandomi poche ma buone. Con altrettanta dedizione ho tenuto copia dei messaggi ricevuti, perché pensati e scritti per me. Lasciando invece che le impostazioni predefinite del cellulare mi facessero perdere traccia di quelli inviati.

Nei messaggi ricevuti ricostruisco l’ordine dei fatti. Non so come immaginare il momento in cui li rileggerò: li conservo per qualsiasi evenienza. Serviranno per ritrovare la memoria? Consolarsi della morte imminente o affondare del tutto? Chi vive nell’eventualità più che nell’evento, non si chiede mai seriamente perché, perché preoccuparsi di salvare cose che non servono.

Non so ancora dove li rileggerò, al bar o su una panchina, se ci sarà una panchina. Quale sarà il momento propizio che darà un senso a questa storia di meticolose raccolte di giovinezza.

Ma quel giorno, i miei messaggi inviati non verranno a incalzare. Nelle vostre parole avrò il gusto di leggere dichiarazioni spontanee, risposte senza domande, verità senza dubbi. Saranno inspiegabili dimostrazioni di affetto venute dal passato, per cui già ora miei cari vi ringrazio.

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Geoblog, scrivere storie sulle geografie

Quando la scuola italiana risorgerà dalle sue ceneri, quando Word la smetterà di singhiozzare le sue lettere in un’oscura aula informatica causa problemi hardware mai risolti, quando gli alunni abbracceranno lavagne interattive anziché toccare il muro per scherzo sulle icone mandate da un vecchio proiettore, cose come Geoblog saranno all’ordine del giorno.

Gli alunni scriveranno le loro storie sulle geografie e le appenderanno ai luoghi in un gesto automatico, in modo che un navigatore qualunque possa arrancare sulla superficie della terra seguendo le briciole di parole che altri hanno lasciato prima di lui.

Attacco E-book: primo elenco delle vittime

In attesa dell’avanzata degli e-book, grande new entry del Natale 2009, possiamo cominciare a compilare con calma la lista dei morti per ebookificazione. Non solo libri, ma anche abitudini, creazioni e posture: una lista delle idee in estinzione, quelle morte prima di prendere piede, o durabili non più di una stagione.

Una tra queste è la “poesia dorsale”, che per chi l’ha inventata è la poesia dei libri allineati sugli scaffali, coi titoli dei dorsi che parlano tra loro. Prendi una pila di volumi e prova a leggere i titoli come versi di un unico componimento: Avevo 20 anni / gli anni dell’amore perfetto. / In bilico / sospeso nel vuoto… / pensavo peggio: / infine / uno di meno. Oppure: Detto tra noi: / nella buona e nella cattiva sorte / per sempre è tanto. E così via.

La tradizione melensa italiana produrrebbe bizzeffe di poesia involontaria. Con la diffusione degli e-book, aumenteranno i libri pubblicati, ma non le poesie dorsali. Anche se esiste già qualche esperimento di poesia dorsale per e-book, rimontando con gli occhi i titoli da catalogo.

Come depositari di un’antica civiltà, ciascuno di noi ha un dovere morale: impari a memoria l’ordine dei dorsi in scaffale prima di smantellarlo. E poi abbandoni la vita mondana, vada a vivere su una collina e reciti l’ordine dei suoi dorsi a memoria, a chi non conserva più un ricordo dei libri e nemmeno degli scaffali.

Cyrano 2.0

cyrano2

Cyrano è un eroe moderno che si nasconde per parlare d’amore. Ha un avatar di nome Cristiano, un bello senza belle parole. Sul web cercano in tanti il coraggio, parlando senza farsi vedere. Cyrano_Smith, Cyrano_73, Cyranomoreno. Cyranoj, Cyrano_xu, Cyranoszolgalat…

Non ridete alle loro parole, sono solo ombre (e lei, Rossana, il sole). Sono Signori di Bergerac. In vita saranno tutto, e lo saranno invano.

Lasciateci approfittare per una volta di quest’occasione che ci è data… di parlare così, dolcemente, senza vedersi. Il cuore non fa che nascondersi dietro lo spirito per pudore.

In vita saremo tutto, e lo saremo invano. E se lasciassimo perdere la letteratura per fuggire verso spazi più ariosi? Se invece di bere goccia a goccia da un ditale dorato l’acqua insipida di un fiumiciattolo, cercassimo di vedere come l’anima si disseta bevendo a fiotti dalle onde d’un grande fiume?

(thanx to Rostand/Guccini)

Google è il peggior nemico della creatività linguistica

coppe

Oggi finalmente ho deciso di fare un mezzo check up a questo blog per vedere come si relaziona con i motori di ricerca. E ho avuto un’amara conferma su dove va la lingua.

Pare che la keywords density di Sentimentodigitale sia troppo bassa: il check up mi avvisa che il contenuto della pagina è molto diluito; non sono state riscontrate parole con densità di oltre il 2% sul totale delle parole usate. Poi mi consiglia di ottimizzare la keyword density di questa pagina cercando di aumentare il numero delle parole per le quali vorrei avere un miglior punteggio nei motori di ricerca e/o ridurre il numero totale delle parole usate. Più il punteggio è basso, meno visibile è il blog.

Mi rifiuto di ridurre il numero totale di parole usate. Mi sembrano già troppo poche.

Tengo in considerazione l’ipotesi di martellarvi con parole come “effetti”, “impatto”, “conseguenze”, “digitale”, “internet”. Non me ne vogliate: lo faccio per i motori di ricerca.

In teoria, secondo il web-writing, dovrei anche preferire una struttura soggetto-verbo-complemento e una punteggiatura all’americana. Corta. Spezzata. Non mi va neanche questo.

Quello che voglio dire è che una parte di quello che leggete in rete si adegua a questi comandamenti. Una buona parte di quello che leggete in rete ha una lingua derivata dalla maestà di Google, che detta dizionari e sintassi orientate al punteggio. Sto cercando di non farlo, di non farlo troppo. Scrivo difficile, e quello che scrivo diventa sempre più difficile a ogni trovata indicizzante di Google.

Prima o poi ci stancheremo di cotanta semplicità.

Una volta volevo scrivere “una sbottata”, inteso come “l’atto di sbottare”. Mi sono chiesta se fosse un’espressione già usata e l’ho cercata su Google. Forse cercavi “una sbo**ata? Ricerca a esito pornografico. Mi è sembrato anche un tantino…invadente.

Era il 5 luglio. Oggi non è più così. Google ha imparato le buone maniere. O – semplicemente – che in certi casi le sbottate vengono prima delle sbo**ate.

(Life)stream of consciousness

JoyceJ_Ulisse

Prendi l’Ulisse di Joyce, che tutti conoscono ma in pochi hanno letto. Prendi Twitter, dove la lettura è incoraggiata dalla brevità. Mettili insieme: ecco uno degli esempi più seri di letteratura 2.0.

È il 16 giugno 2009. Per celebrare la lunga giornata particolare di Leopold Bloom, un gruppo di dublinesi scelgono di utilizzare Twitter per mettere in scena una performance social.

Diciannove personaggi, le cui vicende sono narrate in contemporanea nel decimo capitolo, raccontano in microblogging un’ora della propria giornata.

Gli spettatori, cliccando sui follow dei profili, hanno seguito in tempo reale la vita dei 19 personaggi. Ovviamente mescolata col resto.

Mescolata alle notifiche che avevano in home su vicende più o meno personali, più o meno informative o linkabili, dei propri following in carne e ossa.

Ne parla il sito dell’Independent, in un articolo in cui i paragrafi di testo raggiungono in media i 150 caratteri prima di andare a capo.

Pensavo fosse una fissa che mi è venuta da qualche giorno, scrivere così. E non un’idea che adesso sembra copiata. Però manca il contatore di caratteri nel tasto destro di Word. Manca. Manca.

Il racconto breve soppianta il romanzo? Tutta colpa dei social network

libri

«Non so se sia vero che i social network come Facebook e Twitter abbiano modificato i tempi della lettura, ma a giudicare dalle richieste è la stagione del racconto breve», dice la commessa Sophie mentre sistema i volumi sullo scaffale all’ingresso della libreria Waterstone di Upper street, nel quartiere londinese di Angel.

Germi di una nuova tendenza? Il cambiamento era nell’aria. Tadashi Izumi ha già inventato il keitai, un racconto per cellulare, e la novella Cross Road è stata scaricata sui telefonini da due milioni di utenti prima ancora di raggiungere la tipografia. E io è da un po’ che non supero le 300 pagine, lascio i libri a metà e non seguo la trama. Chissà come mai ancora non impazzino i cortometraggi per la pausa pranzo. Forse per colpa di YouTube e dei suoi video così brevi da funzionare anche a merenda.

«L’era digitale ha cambiato il metabolismo della cultura» nota Motoko Rich, il critico letterario del New York Times. Ma accusare “internet” di modificare le nostre abitudini mentali è un po’ come Don Chisciotte contro i mulini a vento. Servono capri espiatori che abbiano un nome proprio, un’iniziale maiuscola, un indirizzo e una partita IVA. Forse nella percezione comune serve qualcuno con cui prendersela, come fa la commessa Sophie. E non è la prima volta che Facebook e Twitter devono  farsi carico di tutte le responsabilità che gravano sulla rete internet e sul digitale in generale. È già successo con l’accusa di favorire l’immoralità – scagliata contro Twitter nel Corriere della Sera – e di incidere negativamente sulle prestazioni scolastiche – come si è detto di Facebook.

Non ho visto il fondo dei Cent’anni di Solitudine per colpa di Facebook. Non so chi abbia ucciso Laura Palmer per colpa di Twitter. Faccio anche fatica a continuare questo post, certo per colpa degli sms.

L’italiano degli sms e l’emigrazione degli italiani

tra sguardi

Dentro Fotografia Europea 2009, un festival made in Reggio Emilia, ogni anno c’è una mostra in cui giovani scrittori e fotografi si ispirano a una stessa fonte. Stavolta il tema era la vita e l’opera di artisti contemporanei della zona, piuttosto conosciuti.

Io mi sono ispirata all’opera di William Guerrieri, un fotografo a cui piace accostare le immagini in base alla forma, al soggetto rappresentato o perché ritraggono uno stesso luogo in due diversi momenti della storia. Dice che a volte gli errori tecnici rendono le foto più belle. Si è occupato anche di Alta Velocità ed è il coordinatore di Linea di confine.


TAV

Cara Rosalba, ho visto la tua fotografia e prima ancora di conoscerti sento già che ti voglio bene. Tuo cugino mi dice che state tutti bene a parte tuo padre. Per il disturbo che ha io credo che col freddo peggiora. Le case non sono riscaldate e i dolori vogliono il caldo. Come farai con l’acqua ora che tuo padre non si può muovere? Se penso che a V. hanno l’acqua e a C. no mi viene una rabbia! Io qui in casa vado all’acquaio e ce l’ho calda e fredda. Per fortuna l’anno che viene tu e tuo padre venite e possiamo vivere tranquilli la nostra vita qui in Australia. Io sto bene. Tutti i giorni mi faccio di brave passeggiate a mio piacimento. Vado sempre in piazza a vedere la frutta; com’è bella! Saluti da parte mia a tutta la famiglia, ti bacio con tanto affetto,

Giovanni

parto da roma alle15,alle18.10 già a milano non venire in staz prendo metro thx nn vedo l’ora di vederti | :-) ti aspetto x axtivo, civepo | tra 2h sono lì.nn ti ho mai visto ma già nn posso stare snz te M manki! | Anke tu, xò aspettiamo di vederci, in fondo nn c conosciamo!cmq hai una voce super!!! | Treno in ritardo ti kiamo dopo tieni cell acceso. 1kiss | dicono1h d ritardo ke palle! :-[ scusa arrivo dp | c6?arrivato mio sms? dicono1h d ritardo #:-oTi kiamo qnd arrivo | xké nn m risp???senti,arrivo alle 9 TAV di merda

c6?

Twistori: Twitter vomita storie

twistori1

Ci sono delle volte in cui apro un sito e ho la sensazione che stia cambiando tutto. Mi è capitato poco fa con twistori, un sito che cattura le frasi su Twitter e le agglomera sotto alcune categorie essenziali, ancestrali: love, hate, think, believe, feel, wish. Poi quando parte ti sembra di camminare su un tapis-roulant di poesia piazzato nel bel mezzo di una piazza affollata, ma senza corpi e senza volti, quasi tenessi gli occhi chiusi.

Vorrei solo che andasse un po’ più lento perché l’inglese lo capisco solo slowly.

Vorrei solo infilarmi ogni tanto in una di quelle frasi e continuare una conversazione qualunque, scendere dal tapis-roulant e aprire gli occhi.