i-I. Non avrai altro io all’infuori di me.

Se un giorno dovessimo perdere la memoria, per un fenomeno individuale o collettivo, la storia dei nostri comportamenti e relazioni in rete ci tornerà utile per ricostruire come eravamo. In una prima fase assolderemo dei detective privati per recuperare il recuperabile sul mercato nero. Più tardi le aziende fiuteranno l’affare e rivenderanno le anime a caro prezzo.

Proveremo a riconoscerci nelle immagini delle vacanze, l’ordine degli status, pure gli amici rimossi e certe stupide chat. Ma alla fine dentro al nostro stesso rumore esistenziale troveremo dei nuclei fondanti e guariremo dall’amnesia grazie a Facebook. Che attualmente detiene i diritti per quello che pubblichiamo, probabilmente appunto a scopo terapeutico.

Quando un giorno perderemo la memoria – setacciata, asciugata, esaurita dal consumo –  deprezzata, delegata, spostata sui social network – saremo disposti a dare un occhio della testa per ritrovare il nostro posto sulla terra. Bisogna che la massa di dati prenda delle decisioni al posto nostro per il corso restante dei giorni,  che sappia fare la spesa o scegliere il partner secondo le nostre storiche preferenze. Quando i nostri i-pod, i-pad, i-Life non potranno più venirci in soccorso, i-I sarà l’unico pacchetto di memoria completo in grado di restituirci la veramente vera storia della nostra vita.

Ti accetto o non ti accetto? Una questione morale (o pura maleducazione?)

ciao sono F., nn so se ti ricordi di me, a me ha fatto piacere ritvederti penso che per te non sia lo stesso, visto che nn hai accettato la mia richiesta di amicizia, mi farebbe piacere sapere il perchè, cmq qualunque cosa sia successo mi dispiace , buona giornata!

ciao F., hai fatto bene a scrivermi. nn è successo assolutamente nulla di negativo, figurati! e poi, chi mai potrebbe ricordarsi, dopo tutto questo tempo! cmq il discorso è un altro e nn riguarda te in particolare. da quando uso facebook ho preferito nn aggiungere persone che nn vedo da una vita…sì, lo so, di solito si fa così, ma io preferisco usarlo per la vita presente anzichè per la vita passata :-)
spero si capisca, in ogni caso se ci incontriamo mi farà piacere
ciao, buon giornata anche a te!

Facebook mette a rischio la privacy. E se lo facesse sempre di più?

Se io accettassi la tua richiesta di amicizia adesso, scopriresti un sacco di cose sul mio conto, e io ne scoprirei di te. Come dice Vanelsas, è un po’ come  presentarsi a uno sconosciuto durante una festa e raccontarsi, pieni di entusiasmo, mentre tutti stanno zitti e seguono la conversazione. Nella vita reale saremmo accusati di follia, se estorcessimo a un tizio tante informazioni subito dopo aver suonato alla sua porta.

Ma io, sono davvero la somma delle mie info? O dei comportamenti in bacheca?

Sono sempre stata poco sensibile alla questione della privacy in rete, almeno per alcuni aspetti. Non mi interessa se Facebook scopre che il mio orientamento religioso è lo “phthònos tòn theòn”, che adoro i Radiohead e che mi diverto a giocare con la situazione sentimentale. In fondo non mi spiace che i banner pubblicitari accedano ai miei interessi: prima o poi la smetteranno di propormi partite di pugilato. Essere una fonte di dati a cui il mercato si adegua mi darebbe un senso di protagonismo, se il mio peso statistico riuscisse davvero a contrastare una crew di adolescenti D&G.

Quello che mi preoccupa non è che Facebook possa cedere a terzi il mio indirizzo mail.

Quello che mi preoccupa è che io possa somigliare sempre più a quelle informazioni. Che decida di seguire con osservanza i dettami dello “phthònos tòn theòn” o che dimentichi che esiste qualcos’altro a parte i banner pubblicitari tagliati sui miei interessi. Voglio rischiare di avere voglia di seguire una partita di pugilato.

Ma c’è una cosa che mi preoccupa ancora di più. Che le informazioni esposte diventino sempre più dettagliate, raccontino in un quadro sinottico cosa mi piace fare mentre ascolto i Radiohead o la dinamica dei miei occhi durante una festa. Quando un giorno avrò accettato la tua richiesta di amicizia, saprai istantaneamente che tendo a stare un po’ in disparte e a guardare la cannuccia dentro al bicchiere stretto fra le mani. Forse c’è un algoritmo su come lo stringo.

Mi preoccupa che possa essere datizzato l’indatizzabile, processato l’improcessabile o – come dire – informa…zionato un dato non trattabile. E mi preoccupa anche essere circondata da pessime parole nuove, capaci di esprimere tutte queste cose.

Patetici abusi di faccia da parte di Facebook

i miss you 2

La vita è sempre più difficile per chi non ha un account Facebook. Può anche essere sottoposto a un face-spam che viola la privacy. Può accadergli di ricevere mail che lo invogliano a iscriversi, sulla base del fatto che alcuni conoscenti lo avrebbero invitato a farlo. Ma non è detto che questi conoscenti siano a conoscenza del fatto.

E come fa Facebook a invitare altri ad iscriversi, impiegando i nostri nomi e le nostre facce? Semplice: succede quando lo autorizziamo a verificare se tra gli indirizzi email della nostra posta c’è qualcuno che già usa  Facebook. In quegli attimi, Facebook rintraccia gli indirizzi significativi, ma tiene anche in memoria tutti gli altri, da riutilizzare per operazioni di spam come questa e chissà che altre (via Appunti Digitali).

Io non ho mai invitato nessuno a iscriversi a Facebook. Ma forse una parte di me, a causa di un’autorizzazione data senza coscienza, lo sta facendo proprio in questo momento tramite un’email invadente. Abbiamo solo un’arma, per difenderci: premere sul pulsante “Rimuovi” presente in questa pagina.


Invece non ho ancora scoperto come impedirgli di impiegare la mia faccia per la sceneggiata melodrammatica che scatta quando qualcuno decide di cancellare il proprio account. Chiudere il proprio account non è un’operazione semplice: c’è una procedura che fa leva sui sentimenti per impedirti di farlo. Se provi a chiudere il tuo account, l’una dopo l’altra ti appariranno le  facce dei tuoi amici: “A Michele mancherai”, “A Giovanna mancherai”, “A Daniela mancherai”…

Così mi dicono, perché io non ho avuto ancora il coraggio di provare. Preferisco non sporgermi troppo, dai balconi senza ringhiera: un po’ per la vertigine, un po’ per il timore di cedere alla tentazione. Mi è già successo a 10 anni di provare sulla mano le capacità di taglio del vetro, e qualche anno dopo di misurare l’altezza dell’acqua piovana in un sottopasso, fiondandomi a tutta velocità in bicicletta.

La nuova pagina amici di Facebook: verso la lucidità sociale?

amici

Facebook ha creato una nuova pagina Amici grazie alla quale sarà possibile organizzare le proprie amicizie per liste. Può essere utile per chi ha superato il tetto dei 200 amici e ha difficoltà a costruire una personalità unitaria da proporre a tutti. In questo modo si possono creare delle liste di  conoscenti, o di colleghi, o di compagni di scuola. Partendo dal presupposto che il grado di confidenza è legato alla categoria a cui l’amico appartiene.

Le liste possono essere utilizzate per inviare messaggi o inviti di gruppo o impostare la privacy sui contenuti pubblicati. Si può evitare che la foto di una sbornia sia visibile ai colleghi di lavoro.

Non so quanto mi aiuteranno le liste di amici. Mi sarebbero più utili delle gradazioni intermedie tra il visualizza e il nascondi. Più utile un meccanismo che assegna un peso percentuale a un amico, in modo che compaia una quantità di informazioni proporzionale al livello di amicizia. Ma poi sarei costretta a mettere gli amici in ordine di amicizia e mi troverei di fronte a problemi del tipo vuoi-più-bene-alla-mamma-o-al-papà?

In pratica sarei costretta a una lucidità sociale che non mi interessa avere. A parte l’espansione della memoria cerebrale – attualmente non disponibile fra le applicazioni di Facebook – l’unica cosa che avrebbe senso per far ordine nell’amicario sarebbe un filtro automatico che traduce i miei comportamenti verso i face-amici in un diverso grado di visibilità per ciascuno di loro.

A questo proposito, mi pare piuttosto chiaro questo schema. Cliccaci sopra se non si legge. spettro dell'amicizia

Si chiama “spettro dell’amicizia”. E grazie alla doppia accezione dell’italiano diventa una splendida, involontaria metafora del nostro Social Poltergeist quotidiano.