Come stai, mi fai un favore?

soldato-bacio-bnMa quando avete da chiedere un favore, viene prima il “come stai” o il favore? Io parto solitamente dal favore, tenendomi la seconda parte del discorso per il come stai, che fai, è un sacco che non ci vediamo, ma lavori ancora alla Wind, ah ti hanno licenziato, ah.

Via mail allo stesso modo c’è una parte di favore e una di gentilezza informativa.

Esordire col favore può sembrare un attacco scortese, ma la gentilezza anteposta al favore dopo un po’ – a favore avanzato – rivela la sua natura di premessa dovuta e convenzionale. Perché il favore, chiesto a metà conversazione, getta una luce formale sul come-stai inaspettato di uno che non si sente da tempo.

Ipocrisia o scortesia? Per evitare il dilemma ho smesso di chiedere favori via mail. Risolvo tutto su Facebook: attacco il favore a un messaggio di risposta datato, uno di quelli della prima fase sul tempo trascorso senza vedersi, ma guarda un po’ sei su Facebook, ci voleva Facebook per rivedersi, che fai, lavori? Lavoravi alla Wind? Ah, ti hanno licenziato.

Attacco il favore a un messaggio di risposta datato, e siccome siamo tutti su Facebook ed è quasi come essersi visti, non importa chiedere come stai e so già che ti hanno licenziato.

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Per Libera Scelta

210930937_050bdbcd33Non si vedono molte maiuscole, di questi tempi. Il punto ha smesso di pretenderle, visto che basta da solo a separare. La maiuscola dopo il punto è un’opzione, dipende dalla fluidità al discorso che vuoi dare, dalla fase narrativa in cui sei, dalla fretta che ti prende. La lingua perde pezzi lessicali mentre dimentichiamo le sue innumerevoli parole, ma impara nuovi toni per dare sfumature senza contenuto a questo parlarsi digitale.

Se il punto è un momento di determinazione comprensibile, l’iniziale maiuscola nel nome proprio può essere un atto di presunzione.

Anche le maiuscole vanno contrattate.

In un primo contatto via mail, chiamare l’altro col suo nome proprio correttamente maiuscolo è una questione di educazione. Ma attenzione alla firma: saper scrivere il proprio nome con la maiuscola può essere una minima attestazione di precisione, di conoscenza elementare della lingua. Può anche non durare in eterno, e a un certo punto sta a noi decidere se rinunciare per primi alla maiuscola e istaurare una grafia sbilanciata: il suo nome con iniziale maiuscola per gentilezza, il nostro minuscola per lanciare una proposta di confidenza. In questo modo lo autorizziamo a disporre liberamente, gli diamo in pasto l’iniziale del nostro nome, faccia quel che vuole.

Nelle fasi successive si valuterà l’andamento delle maiuscole fino ad attestarsi su un rapporto standard. Oppure no. Si può sempre tornare indietro, una volta dimostrata la suddetta conoscenza minima delle regole della lingua e dell’educazione e ottenuta la confidenza. Si può sempre confondere l’interlocutore con misure di carattere moderatamente schizofrenico. Magari le considererà una manifestazione di quella meravigliosa libertà che solo il web può dare.

Mail alcolica

Gmail vi fa l’alcol-test. Praticamente vi impedisce di mandare mail la notte se avete bevuto troppo. Solo chi è abbastanza lucido da risolvere alcune somme, sottrazioni e moltiplicazioni, può cliccare su “send”. Tutti gli altri dovranno aspettare di riprendere coscienza, ma almeno non si pentiranno delle dichiarazioni digitali del giorno prima. Attivare la funzione alcol stop è una libera scelta degli utenti: dipende da che idea si sono fatti dell’essere lucidi e della verità. Se la attivate, autorizzate Gmail a controllarvi il grado di matematica nel sangue.

Vorrei chiedere di estendere il servizio anche ai telefoni cellulari, mi chiedessero un po’ di divisioni la mattina presto, per vedere se sono abbastanza lucida e sveglia da andare a spiegare ai ragazzini le invasioni barbariche.

E, se possibile, mi piacerebbe che il microonde mi impedisse di preparare il gateau dopo avere ficcato mortadella e patate nel frullatore e poi versate, mezze molli e mezze no, su un uovo e formaggio mezzo scaduto. Vorrei che me lo impedisse in questi momenti di non lucidità, mi chiedesse la differenza fra la temperatura di scongelamento e il grill moltiplicato per due, mentre trito grani di pepe sulla spolverata di pangrattato raffermo.

Anche se a volte, senza impulsività, si resta digiuni. Smetto le telefonate, correggo troppe parole, finisco a dire cose che non penso.