Perché la tecnologia ci rende umani

La tecnologia ci rende umani? Gianluca Nicoletti e Stefano Moriggi sostengono di sì. Rispetto alla recente dilatazione del web sulla realtà, gli autori rigettano il mito della genuinità del giorno prima. Via lo spettro di degenerazione, dunque. Gli occhiali, per esempio, si usano da una vita. E anche il volto di Padre Pio, esposto all’adorazione dei fedeli, non è altro che una reliquia in silicone.

Durante la presentazione del libro a Reggio Emilia, Gianluca Nicoletti maneggia il cellulare e riprende il pubblico, secondo un galateo straordinario autorizzato dal tema dell’incontro. Ci sono anche dei vecchi ad ascoltarlo. Investono sul futuro, o pianificano una lunga vita. Oppure preparano senza volerlo un particolare tipo di agonia senile: morire prima di sapere come andrà a finire.

“Superare il veteroumanismo incominciando a pensare con le macchine”. Forse è quello che provo a fare in questa difesa ostinata dell’umanità insieme/nonostante le nuove tecnologie.

“Il confine tra artificiale e naturale è artificiale”. Vorrei che mi tornasse in mente mentre confronto passato e presente, il filo del telefono col cavo ADSL, mentre confondo lo smarrimento epocale con la nostalgia.

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Attacco E-book: primo elenco delle vittime

In attesa dell’avanzata degli e-book, grande new entry del Natale 2009, possiamo cominciare a compilare con calma la lista dei morti per ebookificazione. Non solo libri, ma anche abitudini, creazioni e posture: una lista delle idee in estinzione, quelle morte prima di prendere piede, o durabili non più di una stagione.

Una tra queste è la “poesia dorsale”, che per chi l’ha inventata è la poesia dei libri allineati sugli scaffali, coi titoli dei dorsi che parlano tra loro. Prendi una pila di volumi e prova a leggere i titoli come versi di un unico componimento: Avevo 20 anni / gli anni dell’amore perfetto. / In bilico / sospeso nel vuoto… / pensavo peggio: / infine / uno di meno. Oppure: Detto tra noi: / nella buona e nella cattiva sorte / per sempre è tanto. E così via.

La tradizione melensa italiana produrrebbe bizzeffe di poesia involontaria. Con la diffusione degli e-book, aumenteranno i libri pubblicati, ma non le poesie dorsali. Anche se esiste già qualche esperimento di poesia dorsale per e-book, rimontando con gli occhi i titoli da catalogo.

Come depositari di un’antica civiltà, ciascuno di noi ha un dovere morale: impari a memoria l’ordine dei dorsi in scaffale prima di smantellarlo. E poi abbandoni la vita mondana, vada a vivere su una collina e reciti l’ordine dei suoi dorsi a memoria, a chi non conserva più un ricordo dei libri e nemmeno degli scaffali.

Tutti i libri del mondo dentro Google Book

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Avete vinto un milione di libri. O forse anche sette milioni. Collegatevi a Google Book e  troverete le  vostre care edizioni Feltrinelli e Routard e compagnia bella. Se appartenete alla classe emergente di chi preferisce leggere a monitor, non soffre della mancanza della carta o non ha spazio in casa o soldi per andare in libreria, Google Book sta mettendo in rete una Babele di volumi praticamente gratis.

Avete perso i diritti sulla vostra opera. O forse rischiate di perderli. Se siete un autore vivo e vegeto, leggete il garbuglio secondo cui Google si appropria dei diritti in base al principio del silenzio-assenso e senza ammettere ignoranza. Entro il 4 settembre 2009 dovrete prendere una decisione tra quelle qui proposte dalla SIAE. O prima che ve ne accorgiate finirete digitalizzati senza trarne una percentuale di guadagno.

In questa era di transizioni, non mi risultano invece libri cartacei che abbiano un indice superanalitico online. Dove, pur senza accedere al pdf completo coperto da diritti, si possa inserire una parola o frase e trovare le pagine del libro in cui ricorre.

Ed è così terribilmente vecchio, che Google Book mi pare una bella invenzione.