Il guardatoio

Servirebbe un guardatoio da piazzare per strada, una cabina per voyeur che non hanno il coraggio di guardare negli occhi. Un parallelepipedo a due posti con un vetro di separazione, dove due persone in piedi hanno il tempo di osservarsi finché uno si stanca. Si entra per vedere ed essere visti. Occhi, bocca, capelli, come sei vestito. Che faccia che hai, come ti muovi o ti nascondi. Mani in tasca, sguardo basso, sguardo dritto. Servirebbe un guardatoio per affrontare gli sconosciuti con un gesto volontario, metterci dentro la sfrontatezza di andar meno veloce.

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La realtà aumentata e la realtà bucata: i cieli d’Afghanistan e il formaggio svizzero

Quando un pilota americano attraversa i cieli d’Afghanistan, e dentro al casco visivo si materializzano alcune info scientifiche in stile hollywoodiano, abbiamo a che fare con un esempio di realtà aumentata. Sono dei “contenuti extra” somministrati insieme al film nella guerra senza stuntman inscenata per il grande pubblico. Al pilota non interessa la terra, il colore, la forma. L’esito della missione dipende dai numerini che gli scorrono davanti, dalla conoscenza supplementare ancorata a dei pezzi di realtà.

Ebbene, la realtà aumentata si sta diffondendo ed è alla portata di tutti. Nel numero di Colors del mese scorso c’erano molte meno parole rispetto alla media di un numero. Come si dichiara in copertina, “questa rivista è incompleta”. I contenuti extra sono disponibili sul web, dopo un accesso sorprendente: basta posizionarsi con il giornale davanti a un computer e mostrare alla webcam un codice QR, per vedere apparire in video i personaggi delle foto.

Nella realtà aumentata, però, le cose non sono le cose. Gli strutturalisti direbbero che il valore delle cose è determinato dai rapporti con le altre cose. Questa, certo, non è una novità. Se  passeggio lungo una strada, se vedo una casa che mi ricorda casa di mia nonna, forse mi distrarrò abbastanza da dimenticare la casa in sé, finirò per perdermi nel ricordo dei giochi e dei regali a casa di mia nonna. Anch’io ho i miei rapporti con gli elementi, strutturalisticamente parlando.

Ma la realtà aumentata non è né personale né memoriale. È una realtà virtuale in cui è la realtà a sembrare incompleta. Se passeggio lungo la strada dei Contenuti Extra, le cose sono dotate di codici che le rendono immediatamente virtuali e aumentate, se solo lo voglio. Gli scaffali sono pieni di cose aumentate. Anche le case delle nonne sono piene di cose aumentate: contengono Hansel e Gretel della Walt Disney dentro a un codice QR. Ed è così dannatamene attraente, così nuovo e scintillante che non farò più in tempo a ripensare a mia nonna. Troppo distratta, troppo deconcentrata.

La strada dei Contenuti Extra è piena di buchi. Buco di YouTube, buco di Facebook, buco di Twitter, buco di Google. Perchè ogni realtà aumentata è anche una realtà bucata, dove si esportano continuamente altrove i barlumi di attenzione, con un effetto colabrodo. È un formaggio svizzero gigante con oblò verso altri mondi. Vedo più il buco che il formaggio.

Ogni volta che la realtà ci sembra incompleta, e vorremmo correre a completarla con una connessione  internet, il Regno della Realtà Aumentata avanza. Non rimarrà che un granello di sabbia, di Fantàsia.

Ma potrà ancora risorgere, dai nostri sogni, dai nostri desideri.

Terremoto Espresso (direttamente sul tuo caffè)

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L’home page di Repubblica.it trasformata in webcam a scatti: è quello che sta succedendo in questi giorni in occasione dei tragici eventi del terremoto in Abruzzo. In qualsiasi momento della giornata, sul portale scorrono a nastro sequenze di vita. La vecchietta, l’orsacchiotto, mezza Casa dello Studente, la guida di Napoli tra le macerie, volontari con uova di Pasqua.

A volte, grazie all’estrema aggiornabilità di un quotidiano on line, le immagini si presentano con una pertinenza tutta nuova. Mentre faccio colazione, scorre la foto di un bicchiere di caffè caldo, a mezzavia fra tre mani. Mentre mangio, stanno distribuendo la zuppa nella tendopoli. Mentre mi sveglio, anche in Abruzzo fa alba.

I quotidiani on line esplorano tutte le proprie potenzialità in occasione del megaevento, godendosi la gloria di un’impennata di clic impazziti.

Forse dovrei smetterla di fare colazione e pranzo davanti al terremoto.

Record di visite e di ascolti (grazie al terremoto)

Oggi questo blog ha totalizzato il maggior numero di visite quotidiane dal giorno della sua nascita. Strano: non ho nemmeno parlato del terremoto! Invece la strategia del terremoto ha portato fortuna al TG1, come mostra questo video con scandalosa dovizia di particolari:

Nuovo servizio anti-nostalgia sul tuo cellulare!

palermo

Una mia amica ha avuto la gentilezza di farmi sottoscrivere un servizio SMS di cui lei si occuperà personalmente. Mi manderà dei messaggi che mi convincano a restare lontana da Palermo di volta in volta per motivi diversi. Dalle quattro righe del mio display emerge ad esempio che alla lunga mi annoierei, mi mancherebbe perfino la nostalgia. Oppure mi dice che stasera non c’è niente da fare.

E come certe notizie dal mondo ti piombano sul cellulare nel cuore della giornata e fanno uno strano effetto da cornetto e cappuccino con una spruzzata di strage islamica, così ogni tanto nel bel mezzo della pianura mi arriva voce di un pomeriggio caldo orribile, estivo precoce che brucia le mura e costringe a casa ibernati. Mi arriva voce delle risse che aumentano in via Candelai a spargere sulle strade ciottolate un alone di ghetto e da gangs in guerra.

Il servizio è gratuito. Per sottoscriverlo basta avere: un amico disponibile, un cellulare, fare le valigie, emigrare, talora morire di mancanza.

Facebook è la vita reale? 8 ragioni per dire NO.

finestra

Ecco 8 delle n ragioni per cui Facebook non è la vita reale:

  1. dentro Facebook hanno sede cose che non esistono: paesi ripopolati dai profili virtuali degli emigrati, piante regalabili solo in forma di icona, la pagina di Dio Onnipotente
  2. Facebook comprime le azioni fino a una temporalità innaturale: come andare a casa di un ex-compagno di liceo e tempestarlo di domande sulla sua vita privata
  3. non associo Facebook a un oggetto fisico sensostimolatore, ma solo a una schermata inodore, insapore, e più o meno bicolore
  4. Facebook è una fonte inattendibile di nomi, persone e cose realmente accadute
  5. Facebook fagocita la realtà e la falsifica: da quando uno sconosciuto è diventato mio “amico”, sono costretta a chiamare “cari amici” gli amici reali, per sottolineare la differenza
  6. Facebook si fonda sulla comunicazione visiva, in prevalenza scritta. La vita è orale, senza tasti di edit/modifica
  7. la mia esistenza su Facebook è tracciabile; le giornate che scorrono l’una dietro l’altra, no
  8. Facebook passa attraverso il monitor. Ma venti finestre aperte non faranno mai un tramonto.

Facebook batte Carramba

beatrice antolini

Ieri sera prima del concerto trovo il coraggio di avvicinarmi a Beatrice Antolini e di dirle: ciao, sono la coinquilina di E.M., sai? Di Macerata, la tua amica di infanzia… E lei un po’ si commuove e dice che è incredibile, quanto tempo! e mi chiede come sta. Suonavano insieme fin da piccole, ma ora una è violinista dell’Orchestra di Trieste e l’altra scombina i palchi e le orecchie levandoti le certezze sulle melodie e su come va la musica.

Le dico, dopo avere imparato a memoria il suo ricordo d’infanzia preso a prestito da E. M.: Venite nel nostro coro… Venite nel nostro coro… Ti ricordi la canzone? Beatrice Antolini si ricorda e va avanti per altri due versi. È incredibile – mi dice. Mi dice: che ricordi! mi sento su Facebook, con gli amici che non vedevi più e virtuale-reale che si confondono.

Facciamo che si sposavano (per Nintendo DS)

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I miei cuginetti stavano litigando per il Nintendo DS. Eravamo in macchina nei sedili dietro, io e loro. Solo che il Nintendo DS aveva la sua batteria limitata prossima ad esaurirsi. La cuginetta grande se lo teneva stretto per completare la vestizione matrimoniale della pupina digitale: scegli l’abito degli sposi e degli invitati, scegli la grafica delle partecipazioni, la sala, la location della cerimonia. Scegli la colonna sonora nuziale, e più giochi più sblocchi colonne sonore nuove: tutte un riarrangiamento dello stesso tarattattà.

Il cuginetto piccolo sbraita per la sua dose di DS regalato in comproprietà ad entrambi, ma la cuginetta grande aveva il DS in pugno per ripetere la trentesima prova matrimoniale dove né vinci né perdi, al massimo la sposa cade dalle scale. Arrivati al momento in cui puoi baciare la sposa, la batteria si scarica del tutto e ci molla lì, al passaggio a livello. Cuginetto sbraitante comincia a pestare la sorella e dopo 10 secondi di pestaggio passa ai calci.

Ma lei s’era portata dietro il caricabatterie per DS, però bisognava arrivare a una casa per attaccarlo a una presa. Davanti a un passaggio a livello chiuso, un treno può metterci un’infinità a spuntare, sfilare per tutta la lunghezza, andarsene fino a che le macchine passano oltre. Nell’abitacolo a DS spento calano le tenebre.

E allora mi metto a commentare a voce alta le scene da un matrimonio tutte inventate, guardando con entusiasmo il display morto. Ma che brutto vestito che le abbiamo messo! Oddio, lo sposo è un polpo tentacolare! Ah! La sposa è caduta! La sposa è caduta! E anche se non succede niente, non succede niente da nessuna parte, i due immaginano la scena e si sbellicano e smettono i pugni e i calci. Che schifo di torta! Che figura! Anche se non succede niente. Me lo ha insegnato Jack Nicholson in “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, quando anima un tifo da stadio davanti al televisore spento, per una partita di baseball immaginata: perché a lui e agli altri pazzi del manicomio non gliela lasciavano vedere.

Poi il treno è passato.

Facebook e il telefono

telefonoIl telefono fa vita reale? Ma se è cordless o wired cambia qualcosa? Ma se arriccio il filo e scarabocchio mentre parlo, è un’immagine più vivida e coinvolgente? Cinematografica?

A quanto si dice, Facebook non è la vita reale. Ha delle sacche di virtualità che il telefono non conosce. Il telefono ha un colore. Se tiri troppo il filo, si sfilaccia e la voce arriva disturbata e graffiata. Se tieni la cornetta per troppo tempo da un lato della faccia, poi ti fa male il collo e a volte anche l’orecchio: meglio cambiare lato ogni tanto. Il telefono, lo davano col canone. Il telefono è un oggetto e le parole che ci passano dentro. La modalità di comunicazione e il mezzo fisico sono tutt’uno.

Facebook è piattaforma, software, applicazioni. Passa dentro al computer, dove passa tutto il resto. Non c’è identificazione fra funzionalità e aspetto del supporto: il computer ha troppi superpoteri per essere associato soltanto al social network. Oggi la multifunzionalità è di serie, sicché un i-phone fa presto a soppiantare le internet-table legate alla logica esclusiva del web. Non c’è spazio per un oggetto consacrato ai social network. E poi il computer non fa vita reale perché già contaminato da possibilità di Second Life.

I social network, tappa fondamentale nella storia delle comunicazioni, sono un mass-media senza oggetto proprio. Riusciremo a percepirli come reali? Se arriccio il cavo di rete e mangio mentre digito, è un’immagine più vivida e coinvolgente? Cinematografica?