#hashtags che passeranno alla storia

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Ogni volta che spunta un hashtag nuovo – sia esso una parola, un sintagma o una frase – è così decontestualizzato che ci vuole un po’ di tempo per capirne il senso.

#followfriday è uno dei più diffusi. Scatta sempre di venerdì, abbinato ai messaggi che contengono consigli di amicizia. In pratica ogni venerdi i twitteri consigliano ai propri followers alcuni amici da seguire, e lo segnalano con # followfriday o #ff.

#moonfruit è una trovata pubblicitaria di una web hosting company inglese. Tra tutti coloro che scrivono #moonfruit verrà sorteggiato il vincitore di un Apple MacBook Pro.

#musicmonday sono i consigli musicali del lunedì.

#quote sono gli aforismi e le frasi celebri.

Al di là di questo semplice aiutino, il bello è scoprire da soli il senso del nuovo hashtag, basandosi sull’uso che gli altri ne fanno.

Il bello è provare a scoprire da soli cosa c’è dietro #wordaftersex.

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Tagdef: il minimo sindacale linguistico

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Scoprire da soli il significato di un nuovo #hashtag e provare a definirlo: questo è il principio di un sito eccezionale, tagdef. In realtà è un profilo Twitter che ogni tanto butta nella mischia un hashtag nuovo e chiede ai followers di scriverne la definizione, fornendo quel database di occorrenze e contesti che aiutano a intuirne il significato.

Tagdef è il dizionario collettivo delle parole che nascono, con una velocità definitoria mai vista a fronte di una creatività verbale mai vista.  Anche se in realtà molti termini sono ancora in attesa di definizione.

Ma tagdef è anche il minimo sindacale linguistico che bisogna assicurare per non disorientare. La sua esistenza ci ricorda una delle leggi della lingua: non si possano accalcare a piacimento le parole – peggio ancora se fuori contesto – con l’illusione che dall’altra parte se ne comprenda sempre il senso.

Il trattino sta morendo. Ucciso dal cancelletto

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Gli hashtags sono delle parole chiave (/tags) di un breve messaggio su Twitter (/tweet) segnalate  volontariamente con un cancelletto (#). Nella colonna a destra c’è la classifica (/Trending topics) delle parole più scritte – cancellettate o no – in quel dato momento. E di questo abbiamo già parlato.

La relativa novità è che il trattino sta morendo. Cominciamo dall’inizio: gli hashtags non sono solo parole, ma anche frasi intere o a pezzetti, sintagmi. Per esempio, #iranelection, #indonesiaunite, #herewegoagain, #tweetmyjobs… Ora, la tendenza è quella di non usare il trattino né lo spazio in questi hashtags. Infatti, tutto quello che è seguito da un cancelletto viene trasformato automaticamente in parola cliccabile; ma se le parole sono separate da un trattino, questa fortuna spetta solo alla prima della stringa: è per questo che il trattino sta morendo.

E frattanto la lingua inglese si trasforma. In un hashtag entrano in composizione più parole; per meglio dire, le parole si accostano senza minimamente trasformarsi, assumendo una lunghezza che ricorda quella dei paurosi composti del tedesco, ma stavolta nessuno si sconvolge. E senza desinenze interne né fenomeni di crasi o tamponamento (/scomparsa di alcune lettere), tant’è che le singole parole più o meno si riconoscono, di solito anche la loro relazione e qualche volta anche il significato.

Negli Stati Uniti, dove tutto questo sta succedendo prima che qui, c’è anche gente che si diverte ad aggiungere un cancelletto a ogni parola, vanificando il senso dell’hashtag. Lì, accade tutto prima che qui: inventano anche nuove scemenze.