Social network troppo potenti per i limiti umani (e il mondo reale a 20.000 leghe sotto i mari)

ventimila leghe sotto i mari

Grazie ai social network, le possibilità di distribuzione crescono esponenzialmente – leggo in un notevole articolo di Alexander van Elsas. Ma non le nostre abilità di interazione. Su Wikipedia, tutti possono creare, pubblicare contenuti distribuibili all’infinito, ma i limiti umani non ci permettono di seguire 10.000 persone. Le tecnologie provano ad aiutarci a far ordine in questi contenuti e a proteggerci dal rumore informatico: Twitter non necessita di interazione, Facebook la limita a persone selezionate, Friendfeed a quelle di cui ci fidiamo. È un problema di scalability: mettere in ordine le cose secondo il loro ordine di grandezza. Davanti al web, la tecnologia può. Noi no.

Google cerca di proteggerci coi motori di ricerca attraverso il PageRank, l’ordine dei risultati, visto che è impossibile scorrere tutto il contenuto del web.  Ma i social network aggiungono una nuova dimensione a questa scalability: oltre ai contenuti, ci propongono interazioni tutto compreso.

È per questo che oggi è difficile ottenere i propri 15 minuti di celebrità che ci ha promesso Warhol. Per un successo ci sono milioni di fallimenti. Bisogna lavorare duro per diventare una celebrità, interagire con la comunità e guadagnarsi il rispetto della gente, perché pubblicare con facilità non significa essere ascoltati di sicuro.

La conclusione dell’articolo è geniale.

Il più grande effetto dei social network potrebbe essere quello che li useremo per rendere il mondo più piccolo, anziché più grande. Qualità anziché qualità. Un giorno potremmo assistere a una nuova tendenza: network che diventano più ristretti anziché più grandi. Dove i contenuti e le interazioni diventeranno concentrati, anziché diffusi. Dove il posizionamento geografico e la localizzazione saranno più importanti della globalizzazione. Dove interagire con le persone che abbiamo realmente incontrato sarà più importante che con la gente in cui ci siamo imbattuti.

Come nel mondo reale.

La forza centripeta di Facebook

forza centripeta

Facebook ha il risucchio. Aspira a inglobare tutte le altre piattaforme. Cos’ha di nuovo? La chat c’era già su Skype, su Flickr le foto, su Friendfeed i link e su Lastfm la musica. Ma adesso tutte queste funzioni sono disponibili entro un unico social network. Comodo per chi non ha tempo o non ricorda le password, per chi cerca di combinare un’identità unitaria e di presentarla al web. E poi ti evita di shiftare da una scheda all’altra all’impazzata, dandoti contenuti di vario genere tutti mischiati: altrimenti il multitasking brucia il cervello.

Facebook ha il risucchio. Cerca di tenerti dentro i suoi confini. Si fa nutrire dai blog metabolizzando i post e trasformandoli in note, e così tiene la conversazione di commento al di qua delle proprie pareti, visibile solo ai face-amici. Mangia le foto di Flickr. Sa trasformarsi in Twitter. E ti sconsiglia di uscire fuori a prendere aria, di navigare a piede libero con un sano istinto d’esplorazione.

Facebook ha il risucchio. Sintetizza le cose importanti secondo i criteri di scelta delle persone con cui hai deciso di condividere la vita o ti sei trovato a farlo per incoscienza o intenzione, e con la sua selezione delegata ti propone un pezzo di verità così com’è: solo un pezzo di verità, ma è pur sempre un attimo di sollievo nella rete oceanica. E così Facebook ci alfabetizza e diventa un sostituto rassicurante del web.

La forza centripeta di Facebook fa confluire le attività quotidiane nella sua interfaccia, vuole sostituirsi al naturale moto libero delle cose. Ma non potrà mai tenere la terra attaccata al sole, la luna alla terra.