Time extension con le ricariche Wind!

cellulare

Se chiami la Wind per fare una ricarica, ti dicono che Da oggi non devi più pagare i costi di ricarica. Da quant’è che non si paga la ricarica, da un anno? Ma quanto dura il presente?

Non so se si sono scordati di cambiare la registrazione, semplicemente. O se invece c’è una deliberata volontà dietro il mantenimento del nastro d’esordio. Chi ha concepito il nastro, deve essersi trovato di fronte a una scelta:

1. scrivere una pagina di storia, tutta al passato, commemorando come fatto compiuto l’abolizione dei costi di ricarica: Ti ricordiamo che da marzo sono stati aboliti i costi di ricarica, poteva dire;

2. ammosciare il messaggio eliminando la segnalazione temporale “Da oggi”;

3. immortalare il presente in un “Da oggi” per regalare una sensazione di incalzante novità, offerta da una compagnia telefonica sempre pronta a studiare soluzioni per rispondere alle esigenze di comunicazione delle tribù contemporanee.

Ed è quello che ha fatto chi ha concepito il nastro. Ma se mi dicono che Da oggi non pago – se ci rifletto un attimo – vuol dire che fino a ieri, avessi chiamato, avrei pagato. Però la novità della politica delle ricariche mi stordisce a tal punto che nemmeno ci penso, a cosa una frase può voler dire.

Se c’è una deliberata volontà, un’intelligenza, dietro al nastro d’esordio, significa che studi scientifici dimostrano che l’uomo è più sensibile alla novità che al senso del tempo. Che la verità cronologica di un fatto può essere occultata da un’emozione indotta da un nastro registrato. Per ragioni forse fisico-ambientali, forse culturali, un uomo che ricarica un cellulare è immerso in una realtà adimensionale senza punti di riferimento esterni, dove le ricariche non hanno storia e il presente è una linea che tende inesorabile verso l’infinito.

Una vita normale anche senza memoria

bacio nel buio

A causa della scrittura, la memoria si atrofizza, dice Havelock. La trasmissione orale fa affidamento su orecchio, bocca e memoria. Invece nella comunicazione scritta prevale l’uso dell’occhio e la memoria perde colpi. L’ha detto anche Platone nel Fedro: gli uomini “fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non più dall’interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei” (275a). E alcune tribù del Burkina Faso non si fidano della scrittura, ma solo dell’esperienza vissuta e delle storie orali narrate dagli esperti custodi dei racconti.

Pc, palmari, cellulari, archivi digitali sono responsabili di un’atrofizzazione collettiva. Ma se la memoria si atrofizza, che succede? Si instaura una specie di handicap. Che, come tale, può essere ridotto attraverso strumenti compensativi: pc, palmari, cellulari, archivi digitali. Si instaura un paradosso per cui lo strumento è la causa dell’handicap e anche il mezzo per ridurlo.

E, in questo handicap, ciascuno di noi grazie agli strumenti compensativi può sperare di avere una vita normale, in fondo. Così come un cieco che può muoversi con dimestichezza entro uno spazio costruito intorno alla sua disabilità. Possiamo confonderci fra i normodotati. Normali fino a quando il contesto non cambia, la corrente arriva nelle prese, il palmare non si rompe.

Anzi, nel mondo così come lo conosciamo potremmo sembrare degli esseri superiori: sappiamo ricordare più della media grazie ai nostri supporti digitali. Potremmo sembrare perfino dei superuomini, una spanna sopra tutti grazie al digital divide. Così com’è superiore un cieco, che sa muoversi meglio degli altri quando va via la luce.

Ma lui sopravvivrà meglio di tutti noi alla venuta del buio universale.

Andarsene così

statale-194Chissà che succede al tuo profilo Facebook – mi chiedo da un po’ – se muori nella realtà, se ti capita un incidente e ti schianti in auto. Se a 19 anni sbatti sul guardarail e poi rimbalzi sull’altra corsia con Gabriele, Giuseppe e Leandro. Chissà che succede al tuo profilo Facebook adesso, a 24 ore dal frontale con un autotreno sulla Ragusa-Catania, che non è un’autostrada perché autostrade non ce n’è, solo la statale 194 a doppio senso, con le curve sempre brutte e mai rifatte nemmeno con gli incidenti. Chissà se hai congelato dei commenti e dei botta-e-risposta e se qualcuno si prenderà cura di pubblicarli a intervalli regolari, finta che niente sia successo: come i frammenti di DNA nei capelli e nelle cellule morte di Jerome di Gattaca alla fine del film, prima di incendiarsi. Forse fra qualche giorno le parole te le attacca su Facebook il camionista che è sotto shock all’ospedale. Ho sempre pensato che in questi casi la bacheca diventi un sacrario cimiteriale coi fiori e i biglietti e i sei-sempre-nei-nostri-cuori. Invece, Fabio, non è ancora successo niente. Tanto niente sembra serio se è sbarellato su Facebook. Neanche ti viene voglia di giocare a Geo-Challenge per distrarti, che poi alla gente di Giarratana (RG) arriva la notifica di quel che fai e pare non rispetti il lutto cittadino.

Facevi un po’ ridere taggato in quella foto, coi peli sulle gambe e sul petto no.

Elenchi dannati (2)

london-bridge-stationL’esperimento di ridurre all’osso gli elenchi puntati può funzionare, ma non per molto. Forse dopo un po’ subentra un sovraccarico nella memoria, deresponsabilizzata per anni dai supporti di archiviazione dati. In vacanza, ad esempio, gli eventi si presentano in sequenza libera e non programmata, è sempre utile ripresentarsi alla vita normale come una tavoletta sbiancata. Non ci sono molte cose che tu debba comprare a tutti i costi; e le bollette aspetteranno a scadere. In vacanza, solo decidere sull’unghia cosa ti va di mangiare, conoscere gente e mai più rivederla, ordinare un tè col latte quando ti pare, con degli orari a sé. L’improvvisazione non conosce elenchi. Sarà la dose di creatività poco strutturata che la caratterizza, ma faccio fatica a immaginarmi per elenchi puntati una passeggiata di due ore fino alla periferia di Londra, lungo la quale mi fermo a guardare una vetrina, comprare delle gomme, aspettare un autobus qualunque sia, basta che mi porti da qualche parte. Il girovagare ama le reti, e le reti detestano gli elenchi puntati.

Mentre cammino a passo veloce verso London Bridge provo un’improvvisa astinenza da elenchi. La list-addiction miete una vittima. Chissà se non averne uno in tasca depennato per bene ti faccia davvero sentire libero, o solo l’impressione di non aver combinato niente.

Forse in un tempo lontano anche gli elenchi puntati erano delle reti, forse qualcuno ha sovrapposto i punti o li ha compressi, forse transitavano senza un ordine per le nostre terre allo stato liquido finché il gelo non le ha compattate in cubetti regolari e allineati in colonna. Forse un giorno alcuni elenchi puntati si ribelleranno alle loro sorti ed esonderanno per le piazze e le strade. Forse un giorno i migliori di loro, i più temerari, torneranno ad essere reti.