Aggiornare lo status anche se sei in compagnia (Dal “Galateo della realtà bucata”)

281399912_5de604a733

Raffaele naviga da più di dieci anni, ma non è rimasto indifferente una sera, mentre era con quattro amici al pub attorno a un tavolo. Si sono messi ad aggiornare il proprio status ognuno con il proprio aggeggio fra le mani. E anche se Raffaele è cresciuto un po’ geek, alla fine ha chiesto ai quattro amici di piantarla.

Un mio alunno dodicenne scrive che la playstation gli piace soprattutto in pizzeria. La prof di lettere prova a spiegare ai genitori che nessuno dei ragazzi sopporta più i momenti morti. “Una volta ci saremmo girati verso il compagno per proporgli un “tris” sul banco”, dice una mamma. Adesso si alzano dalla sedia e fanno rumore.

Al Policlinico Gemelli si cura la dipendenza da internet. Nell’ambulatorio psichiatrico è previsto un percorso riabilitativo con sedute di gruppo.  Forse li costringono a guardarsi negli occhi.

Viviamo in una realtà bucata, in un formaggio svizzero gigante con gli oblò verso altri mondi. Vedo più il buco che il formaggio. Ma questa è un’altra storia.


Annunci

Il livello di cortesia nei social network

stretta di mano

Ogni tanto, nella storia, si manifesta la necessità di un abbassamento epocale dei livelli di cortesia. Prima del 1870 una conversazione educata non avrebbe avuto inizio senza una stretta di mano. Con l’invenzione del telefono, si rese necessario tradurre l’incipit in modo non visivo. Nacquero formule come il Pronto?, convenzioni per comunicare che il collegamento era attivo (fonte: Wired).

Oggi, nella condivisione diffusa di cui godiamo grazie alla rete si manifesta un abbassamento ulteriore (o una traduzione). Mancano spesso precise linee di demarcazione che segnano l’apertura e la chiusura. Si può fare a meno delle formalità quando si commenta sulla bacheca. Anche quando a una richiesta e accettazione di amicizia non ha fatto seguito il copione standard fitto di “Come stai?” e “Che fine hai fatto”.

Senza le strette di mano e senza il Pronto? si risparmia un sacco di tempo. Tempo per farsi nuovi amici. Così tanti nuovi amici da non avere più tempo.

Sento già il bisogno di un altro abbassamento epocale.

Facebook ti aiuta a rimanere in contatto (ma poi ti arrangi)

2095616063_8da1db9966
Bruci la città, ma Facebook non smetta di funzionare, per piacere. Che possano continuare gli inviti agli eventi e le richieste di amicizia. Restiamo in contatto.

Bauman sostiene che restare in contatto è una forma di resistenza all’ansia della modernità liquida, quella per cui potresti perdere il lavoro, soffrire per la riduzione delle fonti idriche mondiali, beccarti la pandemia di cui parlano i giornali.

Sono qui e ovunque allo stesso tempo. Ci sono tante cose a portata di password. Ci sono i voli low cost subito prenotabili e banner intelligenti che conoscono le mie mete turistiche privilegiate.

Siete qui e ovunque nello stesso tempo. Vedo le foto delle vostre città e le case dove passavamo le serate insieme a parlare sui divani.

Potrei essere ovunque il prossimo fine settimana. Quante volte, disseminati nelle coordinate del mondo e dell’Italia, mi avete detto: Ma dai, perché non vieni a trovarmi? Potrei essere ovunque, e invece sono qui. Nell’infinita possibilità di essere altrove, ma nella necessità di restare, avere una casa, un lavoro, appuntamenti locali, bar preferiti, tratti di strada soliti.

E allora devo solo convivere col rifiuto degli inviti. Delle infinite cose che non stanno dentro a una giornata. Restare in contatto comporta l’ansia di non essere abbastanza vicini. La modernità liquida è ovunque – lei sì – e qui allo stesso tempo.

Verbicidio colposo

matrimonio

Le parole cambiano significato col passare del tempo. A volte il significato si restringe o si perde per ragioni televisive, come il “tugurio” ridotto all’accezione da Grande Fratello, ma pur sempre protagonista di un rinnovato periodo di notorietà: resta un ambiente angusto e squallido, ma si gode la luce dei riflettori.

Questo meccanismo diabolico può rivelarsi una fortuna se applicato in modo intenzionale. Creare un nuovo significato per una parola significa anche distogliere l’attenzione dal significato precedente, fino a che quest’ultimo addirittura non si perde, passano le generazioni e resta solo nei dizionari.

È quello che potrebbe accadere al matrimonio, se la gente su Facebook comincia a dichiarare di essere sposata con qualcuno degli amici, e il giorno dopo cambia idea sposando qualcun altro. Le bacheche in poco tempo si riempiranno di una serie di “sposarsi”, Lucia sposa Leonardo e poi Andrea e poi Federico, ma anche Maria sposa Roberto e poi Riccardo e chissà chi. Ma tu sei ancora sposata? ho chiesto alla mia coinquilina impegnata a girare il risotto. Aveva festeggiato il face-matrimonio da meno di 24 ore, con uno conosciuto la sera prima.

Abusando del termine, si può sperare che questo col tempo perda le sue accezioni condivise e ne acquisti delle altre di nuova concezione. Noto con piacere che i ragazzini di 12 anni gridano in coro “prof, ti stimo”, e lo gridano anche all’altra prof e all’educatore che passa per i corridoi della scuola, perché la stima è una cosa eccessivamente seria e da giudizio universale onnicomprensivo, è un’idea così poco compatibile con la mia valutazione limitata di cose e persone che non riesco ad assegnarla a nessuno, men che mai a me. È una cosa da mitigare. Così mi astengo dai verdetti complessivi, ma custodisco gelosamente la capacità di apprezzare e ammirare in base alle informazioni di volta in volta in mio possesso.

Visto che l’abuso ha tendenze verbicide, si tratta solo di selezionare accuratamente la vittima e cercare alleati. Quale accezione far fuori?

Chiunque intenda abbassare la carica semantica del matrimonio, dunque, oggi ha un’opportunità in più: sposarsi. Conviene approfittare del vuoto legislativo che c’è su Facebook in tema di unioni. Magari lo colmano da un giorno all’altro e ci impediscono di sposarci con leggerezza.

Facebook contro il rumore informativo, la tv per l’opinione pubblica

berlusconi-abruzzo

Stasera spengo Facebook e accendo la TV. Ecco perché.

Su Facebook la fonte di informazione principale sono i nostri amici: gli immensi materiali del web vengono selezionati e resi finiti da un quotidiano lavoro di filtraggio condiviso. Facebook – secondo Zuckerberg – sarebbe più amichevole è personalizzato, e in questo senso più confortante e vincente, rispetto alla freddezza di Google. In effetti non ha torto. È probabile che l’opera collettiva dei nostri amici – ovvero, delle persone con cui abbiamo scelto di condividere pezzi di vita – ci offra notizie in sintonia con la nostra opinione. Ma più questa comunità ci assomiglia, più le informazioni scambiate rafforzano i nostri pregiudizi (Andrew Keen, Dilettanti.com).

Sono finiti da un pezzo i tempi in cui si osannava la rete perché “su internet c’è tutto”. Adesso la preoccupazione principale è stanare quel che vale la pena di conoscere, in una massa abnorme di dati. I social network si propongono di farlo attraverso una divisione del lavoro. E così Facebook vuol diventare una via d’accesso al web, anche nella ricerca: perché leggere le recensioni anonime disseminate in rete, quando posso sapere cosa pensa in merito un mio amico?

Risultato: non so più dove andare a cercare l’opinione pubblica. Ogni tanto mi viene voglia di saperla, l’opinione pubblica. Potrebbe essere in tv, so che non è sul mio Facebook, ma anche che probabilmente non esiste. Dev’essere colpa delle affinità fra me e i miei face-amici, del fatto che per stanchezza e mancanza di tempo mi lascio difendere da cavalieri inconsapevoli, congegni di filtraggio del rumore informativo. L’opinione pubblica non so cosa sia, però sembra qualcosa che non condivido.

Credo che dovrei correre qualche rischio, organizzare spedizioni al bar in cerca di discorsi un po’ sport. Credo che accenderò la TV, in questa serata in cui bisognerebbe tenerla spenta per difendere la libertà di informazione. Berlusconi consegna le prime case in Abruzzo: come faccio a sapere di cosa ingozza la gente?

Facebook: come gestire le richieste di amicizia?

foto scuola

Ecco alcuni criteri per allargare il proprio parco amici.

1. Diffidare dagli sconosciuti che hanno tra gli amici molte bellezze da vetrina: cercano donne/uomini secondo un criterio estetico.

2. Evitare chi sceglie una foto in costume come immagine del profilo: probabilmente non avrà molti altri argomenti per farsi conoscere.

3. Se due face-amici scrivono status interessanti, è consigliabile trovare i loro face-amici comuni e inoltrare loro una richiesta d’amicizia. È altamente probabile che anche loro scrivano status interessanti.

4. Valutare attentamente quale percentuale di passato si è disposti a tollerare nella propria vita. Se non è alta, meglio evitare di trasformare il proprio profilo in una raccolta dei fantasmi delle elementari.

5. In generale, diffidare dei face-sconosciuti, a meno che non abbiano un nome o una foto del profilo interessante; in quel caso vale la pena intrufolarsi nella bacheca per saperne di più.

6. Non sottovalutare gli omonimi. Per esempio questo post non è tutta farina del mio sacco, ma è stato quasi interamente ideato da una mia omonima conosciuta su Facebook.

Voyeurismo offline: come spiare senza farsi vedere

voyeur
Se ho tante interazioni da gestire, almeno voglio avere il diritto di poter decidere quando. Preferisco una mail alla telefonata inattesa; restare offline in chat piuttosto che sobbalzare all’apertura della finestra; il negozio di ottica che mi manda un sms quando arrivano le lenti a contatto.

Un mio amico su Skype mette la spunta su “non disponibile”, così può vedere chi lo cerca ma prendersi il lusso di non rispondere. Meglio così che offline – dice – perché in quel caso nessuno ti cerca. E invece così puoi vedere chi ti cerca, pur decidendo di non rispondere.

Su Facebook, per apparire offline basta andare sulle opzioni della chat. In questo modo, però, non è possibile vedere chi è online. Per far questo serve Appear Offline: in pratica nessuno dei vostri contatti vi vedrà online ma voi vedrete loro. È come intravedere qualcuno per strada ma far finta di non averlo visto.

L’alternativa più semplice è mettersi online per qualche istante, giusto il tempo di scorrere con gli occhi la lista delle persone connesse. Ma se qualcuno vi scopre in flagrante è voyeurismo sgarbato: come intravedere qualcuno per strada e far finta di non averlo visto, mentre lui si è accorto di tutto.


Ma se abbiamo tante interazioni da gestire, almeno vogliamo avere il diritto di poter decidere quanto. E allora meglio educarsi e non esser permalosi, come non salutarsi nel saliscendi della metro di Milano.

Non ci sono più le coincidenze di status di una volta

bene e male

Prima che Facebook decidesse di lanciare l’interfaccia più impopolare della sua storia, mi ricordo che era possibile visualizzare i vari status cliccando “Amici” sul menù. Mi ricordo che a volte la vicinanza degli status di due persone poteva scatenare accostamenti curiosi:

Antonio Graziani vorrebbe scappare di casa / Federica Dallari vorrebbe tornare a casa ma non può

Renata Longo è nervosa e non dormirà / Donatella Ferrari , buonanotte

Una volta li raccoglievo. Mi ricordo l’effetto sorpresa degli umori che combaciavano. Mi ricordo la forza umoristica degli status in botta e risposta: quasi le due persone, in due diverse parti del mondo, stessero parlando tra loro non solo senza conoscersi, ma perfino senza saperlo. Una conversazione inscenata solo per me, solo nel mio account. Perché nelle coincidenze di status la narrazione è nel lettore e non nei protagonisti, come se fosse un romanzo e non la vita. Per me molto più esoterico e affascinante della teoria dei Sei gradi di separazione.

La nuova interfaccia, privilegiando il Lifestream, ha declassato lo status a elemento pubblicato e ha cancellato il quadro sinottico dove le coincidenze sono possibili. Meno visibilità allo status, ma anche meno durata: non è più una sintesi dei miei giorni, ma un umore momentaneo quasi lunatico. Impossibile seguire il filo degli status navigando tra i link.

Non ci sono più le coincidenze di status di una volta. Siamo diventati  più estemporanei, occasionali, istintivi. Non è così? Non importa: l’interfaccia ci aiuterà a sembrarlo. Sparpagliamo stati d’animo in rete, per rispondere a domande sempre nuove: cosa fai in questo momento, a cosa stai pensando, what are you doing. La prossima frontiera delle coincidenze di status sarà dichiarare lo stesso status su tutti i social network. Una conquista individuale: l’equilibrio, la coerenza.

Intanto, nessuno osa chiederci “Come stai?”. Avete notato? Risponderemmo tutti Bene, grazie. E finirebbe lì, anche se non va bene niente.