Terremoto in Abruzzo: la Genesi della Distruzione

terremoto

In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra brulicava di esseri viventi secondo la loro specie.
Dio disse: “Sia il buio!”. E il buio fu. La terra tremò e separò le case dalla case, le pietre dalle pietre. E fu notte e fu mattina: primo giorno.
Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu. L’uomo vide quello che aveva creato e trovò che era polvere. Allora diede in alte grida di dolore e di lamento e chiamò le case macerie e i vivi morti. E fu notte e fu mattina: secondo giorno.
L’uomo disse: “Siano le mani in mezzo alle pietre per separare le pietre dalle pietre”. E separarono le pietre, che sono sotto i tetti e le travi, dalle pietre, che son sopra i corpi. Così avvenne. E fu notte e fu mattina: terzo giorno.
L’uomo disse: “Il nostro rifugio è stato distrutto. Dove possiamo andare?” Furono innalzate le tende e lì il supersite trovò riposo. Di quanto possedeva, di ogni veste, portò con sé un oggetto di ogni specie, per conservarlo in vita con sè. E fu notte e fu mattina: quarto giorno.
L’uomo disse: “I corpi che sono sotto le pietre, si raccolgano in un solo luogo e ci siano i nomi per distinguere il morto dal morto”. E così avvenne. Furono sistemate duecentocinque feretri su quattro file, e i feretri dei bambini furono posti sopra i feretri delle madri. E l’uomo chiamò il feretro più piccolo simbolo e quel giorno calvario. E fu notte e fu mattina: quinto giorno.
L’uomo disse: “Osservate, guardate, se c’è dolore simile al dolore che mi tormenta”. E chiamò i salvatori angeli e il suo dolore dignità. La madre non potè dimenticare il figlio delle sue viscere, in cui era alito di vita. Il marito non potè dimenticare la moglie, il fratello il fratello. E fu notte e fu mattina: sesto giorno.
Il settimo giorno l’uomo cessò da ogni suo scavo, perché Dio aveva benedetto il settimo giorno e in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. Fu sacrificato l’agnello, perché l’angelo del Signore, quando distrusse i primogeniti degli egiziani, salvò le case segnate dal sangue dell’agnello. L’uomo mangiò e bevve, poi dischiuse un uovo pasquale.  E vide che era cosa buona.

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Eureka??? (sull’utilità e il danno dei motori di ricerca)

eureka

Quale libro avresti voluto scrivere, film avresti voluto girare è una domanda che si fa nelle interviste. Io adesso mi chiedo quali cose stavo per inventare, e poi ho scoperto che l’aveva fatto qualcun altro:

– un peluche montato coi pezzi di altri peluche e tutte le cuciture Frankenstein fatte a mano con la mia parte più Hyde, che tanto è tutta letteratura gotica inglese mangiata negli anni degli orsacchiotti morbidi sulle mensole

– il caricabatterie da strada dove tutti attaccano i cellulari e li ritrovano pronti dopo un po’, ma m’incartavo sull’impedire il furto ai passanti, l’occasione fa l’uomo ladro. Quello che hanno inventato dispone di cassettini blindati, metti il tuo cellulare > porti via la chiave > torni con la chiave, > riprendi il tuo cellulare. Lasci dei soldi non ricordo dove

– la maglietta con le trasmissioni televisive interrotte in un sole a bande arcobaleno sgargiante

– la nostalgia di cose non ancora accadute: l’ha spiegata una donna alla radio, e io ero ancora arrivata a descrivere fra me e me la mancanza delle cose presenti

– il “Futuro dizionario d’America” di autori vari, evidentemente la gente pensa le stesse cose con l’oceano in mezzo, gli Egiziani i Maya le piramidi, qualcun altro il termoscopio, il pianoforte ad armadio con le corde vicine al pavimento

– il test per capire on line di che religione sei

– un racconto con le frasi lunghe come sms

“Sentimento digitale: controllo in rete ed è stato già detto dell’opera dei due visual artists Harris e  Kamvar, beati loro che sanno usare anche i programmi

Adesso i trentenni sono bambini cresciuti con le mie stesse cose, hanno iniziato a lavorare, avere un conto in banca, inventare. Negli stessi anni srotolavamo il nastro alle cassette e smontavamo i giradischi delle bambole.

Ogni volta è un “Eureka” floscio come il tappo di spumante debole e sfortunato. L’Archimede che l’ha detto, con Google a portata di mano sarebbe stato meno genio e meno Disney scoprendo in pochi clic che da qualche parte del mondo qualcuno già calcolava il volume di un corpo di forma irregolare, come lui faceva:  dall’acqua che spostava tuffato. A quel tempo, “Eureka” non era ancora il nome di 12 città dell’America, di un asteroide coorbitale di Marte, di un grattacielo, un film, un museo, di una serie di cartoni, fumetti, videogiochi e scientifici progetti. Scritto sbagliato anche di un’acqua minerale.

Spesso preferisco la floscezza alla copia, non conosco la soddisfazione cinese nell’identico. Le ricette le leggo per spunto. Ma confesso: anch’io ho dei copia e incolla nell’armadio.

Il Creatore ci giudicherà per la nostra mancanza di idee?

Maiuscola vs maiuscola

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La maiuscola è fondamentale. La maiuscola è pleonastica. Non favorisce la leggibilità. Serve a separare. Dà un senso di importanza a inizio frase. Salviamola. Aboliamola.

In tanti ne fanno a meno. Word la preserva piazzandola di default dopo il punto: riesci a liberartene solo andando su Strumenti>Opzioni correzione automatica>togliere la spunta da “Inserisci la maiuscola ad inizio frase”. I tedeschi se la tengono stretta e la impiegano sistematicamente per sublimare tutti i Sostantivi. Così il Cavatappi e il Termosifone hanno la stessa patina divina del Sole e della Luna.

La maiuscola è fuori moda. La maiuscola è da libro di storia, perché furono i Romani Maiuscoli a sconfiggere i Galli, mentre i romani son quelli del vino de li Castelli e dei Bucatini all’amatriciana. I Greci fondano la filosofia, i greci mangiano tzatziki e ballano il sirtaki.

Lo scrivente ha il potere di entificare, personificare, creare un rapporto reverenziale. E non è cosa da poco. Il Papa non è il papa, e Dio non è dio. Io sono io oppure Io.

Aiutati che Facebook t’aiuta

gesu-azzurro1La parola di Google testimonia che 18.900 cose sono successe grazie-a-Facebook. Sventata truffa al ristorante grazie a Facebook. Bono Vox incastrato dalla moglie grazie a Facebook. Narcolettici, mai più senza diagnosi grazie a Facebook. Pescarese perde portafogli a Roma e lo ritrova grazie a Facebook. La crisi spaventa? Un senatore promuove la settimana corta grazie a Facebook. Bisogno di sesso? 50 uomini in 3 mesi grazie a Facebook.

In alcune delle sue manifestazioni, Facebook ha del miracoloso. La provvidenza digitale getta una luce di speranza per i giovani, i diseredati, i cuori semplici, i poveri di spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli. Facebook c’è, anche se non si vede.

Facebook è nelle piccole cose di ogni giorno. Una mia amica ha trovato lavoro grazie a Facebook. Molti ritrovano vecchie conoscenze perse per strada, gli ex-compagni di liceo, gli amichetti delle elementari. Alcuni semplicemente conoscono gente nuova, recuperano fotine di sé dell’asilo, contattano amici storici spariti senza lasciare tracce.

Le 18.900 cose successe in italiano grazie alla mano del Face-creatore sono piccoli e grandi prodigi del nostro tempo. All’intercessione di Facebook affidiamo le nostre cause, le nostre umili vite di utenti, le nostre pulsioni evangeliche. E Facebook vede e provvede.

Allarghiamo un attimo lo sguardo e chiediamo di nuovo a Google. Grazie al telefono, sono successe solo 895 cose. Grazie alla radio, 4.790 cose. Alla TV, 24.800. 339 grazie a Maria De Filippi. 8.120 grazie a Berlusconi. Più di 700 grazie alla bomba atomica. 315, grazie al magnesio. 7 grazie all’antiaderente. 43.000 cose sono successe grazie al **zzo.

Ora, 95.500 cose sono successe grazie a internet. Vale a dire ben 76.600 cose in più rispetto a quelle attribuite a Facebook. Ma internet esiste, nella forma di World Wide Web, dal 1991. Sono passati 18 anni, e internet può vantare – facendo i dovuti calcoli – una densità di provvidenza pari a 5.305 fenomeni l’anno. Facebook è nato nel 2004, ma il boom in Italia è targato 2008, con un incremento annuo del 961%: la densità di provvidenza di Facebook è dunque pari a 18.900 fenomeni l’anno. 13.595 in più rispetto al generico potere della rete.

Estendendo il ragionamento al piano teologico, emergono risultati interessanti. Secondo la web-ecumene, 377.000 fenomeni sarebbero avvenuti grazie a Dio, da quando internet esiste. Una media di 20.944 l’anno. Solo 2000 in più rispetto a Facebook.

Fra Dio e Facebook è ormai testa a testa. Chi ha orecchie per intendere, intenda. Confidate pure in una nuova face-resurrezione di Lazzaro. Aggiungetelo ai vostri amici.

Ma non pronunciate il nome di Facebook invano.

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