La velocità delle innovazioni… Sapevatelo.

Il numero di bambini con un QI eccezionale in India è superiore al numero di bambini che ci sono negli Usa.

Ogni mese ci sono 31 bilioni di ricerche su Google. Nel 2006 erano solo 2,7 bilioni.

Il primo sms commerciale fu inviato nel 1992. Oggi il numero di sms inviati e ricevuti è superiore alla popolazione mondiale.

Viviamo in tempi esponenziali. Did you know?

Una vita normale anche senza memoria

bacio nel buio

A causa della scrittura, la memoria si atrofizza, dice Havelock. La trasmissione orale fa affidamento su orecchio, bocca e memoria. Invece nella comunicazione scritta prevale l’uso dell’occhio e la memoria perde colpi. L’ha detto anche Platone nel Fedro: gli uomini “fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non più dall’interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei” (275a). E alcune tribù del Burkina Faso non si fidano della scrittura, ma solo dell’esperienza vissuta e delle storie orali narrate dagli esperti custodi dei racconti.

Pc, palmari, cellulari, archivi digitali sono responsabili di un’atrofizzazione collettiva. Ma se la memoria si atrofizza, che succede? Si instaura una specie di handicap. Che, come tale, può essere ridotto attraverso strumenti compensativi: pc, palmari, cellulari, archivi digitali. Si instaura un paradosso per cui lo strumento è la causa dell’handicap e anche il mezzo per ridurlo.

E, in questo handicap, ciascuno di noi grazie agli strumenti compensativi può sperare di avere una vita normale, in fondo. Così come un cieco che può muoversi con dimestichezza entro uno spazio costruito intorno alla sua disabilità. Possiamo confonderci fra i normodotati. Normali fino a quando il contesto non cambia, la corrente arriva nelle prese, il palmare non si rompe.

Anzi, nel mondo così come lo conosciamo potremmo sembrare degli esseri superiori: sappiamo ricordare più della media grazie ai nostri supporti digitali. Potremmo sembrare perfino dei superuomini, una spanna sopra tutti grazie al digital divide. Così com’è superiore un cieco, che sa muoversi meglio degli altri quando va via la luce.

Ma lui sopravvivrà meglio di tutti noi alla venuta del buio universale.

Il dono della visibilità

eu

Una cittadina turistica francese ha deciso di cambiare il proprio nome. Non vuole più chiamarsi Eu, perché i motori di ricerca non la tengono in considerazione e le preferiscono l’Unione Europea e il suffisso .eu dei siti web. Il nome danneggia l’immagine, e il sindaco ha deciso di fare un referendum per cambiarlo in Ville d’Eu, Eu-le-Château oppure Eu-en-Normandie.

«Oggi sempre più persone organizzano le loro vacanze usando internet» – dice il direttore dell’ente del turismo Otsi. «Se non trovano immediatamente la città di Eu, probabilmente decidono di passare le vacanze altrove». Alcuni cittadini dicono che la chiameranno come sempre: Eu. Come l’hanno sempre chiamata. Su internet, uno dice che costerà un sacco di soldi cambiare il nome: la segnaletica da rifare, i documenti, le insegne e bla bla bla. Un altro si sente fortunato a chiamarsi Michele Polico, che se si chiamasse Rossi, Russo o Ferrari i motori di ricerca si confonderebbero.

Oggi, chi è invisibile ai motori di ricerca è costretto a vivere nell’eunonimato. Io, meno male che adesso sono iloveusb: o chi mi troverebbe, chi.

Digital divide_2

digital-divide-red1

In un piccolo paese dove l’ADSL è arrivata solo di recente, gli uomini si sono messi a giocare alle scommesse on line. Anche i ragazzi. Ma quelli più vecchi non hanno neanche la posta elettronica e del computer sanno poco e niente. L’importante, per le scommesse on line, è inserire la password. Questo l’hanno capito.

E quando finisce il bootstrap e le operazioni di avvio, appena si apre una finestra, un’home page o quel che è, appena vedono un campo qualsiasi da riempire, ci ficcano dentro la password con decisione. Anche se è il rettangolino dell’URL, un banner pubblicitario o, che ne so, la casella di ricerca di Google.