Multitasking della pensione

Una signora che conosco, analfabeta digitale fino a sessant’anni, è ormai talmente convertita al multitasking che raramente segue i film con gli occhi. Finito il film può recensirlo in tre modi. Se non la coinvolge, dice che è una “cretinata”. Se parlano poco lo definisce “statico”. Il terzo commento è il migliore possibile: “Andrebbe visto una seconda volta per capirlo meglio”.

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A proposito di sole, chaise longue e il film di Sofia Coppola

L’unica cosa da sapere prima di vedere Somewhere di Sofia Coppola è che non succede niente fino alla fine. Ma non niente come nei film lenti dove il silenzio serve ad accentuare un dramma. Niente niente. Nemmeno un particolare silenzio. E bisogna saperlo perché altrimenti si leggono indizi di una svolta nella storia che non ci sono, si immaginano cose sbagliate, impossibili, come che attraversando la strada finalmente capiti un incidente, qualcosa, o che la figlia adolescente venga violentata dall’amico del padre. A sedersi sulla poltrona del cinema s’impossessa del corpo una suspance inutile e fuori luogo per un film così, che invece uno potrebbe godersi in santa pace meglio ancora se con un po’ di luce, un po’ di sole, qualche sigaretta e una chaise longue.

“Avatar”, recensione a impatto 1 (dieci minuti di batteria del computer)

Avatar al cinema può vederlo chi ha voglia di effetti speciali non bellici. Distrarsi nelle scene d’azione e impasticcarsi con la botanica extraterrestre e la zoologia fantastica. Pare che abbiano assunto dei veri scienziati per descrivere il metabolismo delle piante, seppure la loro vita duri solo due ore e mezza di film.

Avatar al cinema vorrebbe aprire una nuova Era, ma sento la mancanza della fantascienza quotidiana, quella che dedica la propria inventiva anche a farci immaginare un nuovo modo di mangiare, vestirsi, usare un frullatore. Gli uomini del futuro di Cameron non sono molto diversi da noi. E il popolo dei Na’vi ha delle credenze da antropologia riciclata, saccheggiata dai nativi che abbiamo già estinto.

Avatar al cinema è una disperata difesa delle civiltà intatte. Ma se conservi gli occhiali 3D e li riutilizzi per la prossima proiezione, forse fai prima a evitare che si estraggano materie prime dal sottosuolo dei pianeti altrui.

Session Experience: una soluzione contro il Deficit di attenzione da multitasking

session experience

Il multitasking causa Deficit di attenzione e disturbi della memoria, si dice da un po’. Forse anche una pandemia di Alzheimer precoce o sindromi che ancora non esistono. Ma io confido nella relatività dei valori, quindi nell’emergente importanza del frullatore sull’enciclopedia: non solo archiviare, ma anche triturare, sminuzzare, mischiare dati per ricomporli a modo proprio.

Perciò ho preso a giustificarmi delle mie dimenticanze dicendo che non ho scordato il piucchepperfetto latino, no. L’ho solo sostituito con qualcos’altro. Ma nello stesso tempo confido nelle capacità di adattamento dell’essere umano e di creare tempestivamente strumenti per ridurre l’handicap.

Nel web che vorrei, per ripassare le informazioni e non dimenticarle, esiste un dispositivo che ti fa riattraversare la sessione ripercorrendo la cronologia con modalità cinematografiche, ma con una velocità 2x o 4x o il x che ti pare, secondo i ritmi preferiti per il ripasso. Riportandola a queste modalità schiettamente scolastiche, è possibile che la memoria – per quanto laterale – sia capace di trattenere qualcosa.

Grazie a Session Experience, sopravvivremo e godremo di una buona reputazione anche senza una connessione a portata di mano.