Il guardatoio

Servirebbe un guardatoio da piazzare per strada, una cabina per voyeur che non hanno il coraggio di guardare negli occhi. Un parallelepipedo a due posti con un vetro di separazione, dove due persone in piedi hanno il tempo di osservarsi finché uno si stanca. Si entra per vedere ed essere visti. Occhi, bocca, capelli, come sei vestito. Che faccia che hai, come ti muovi o ti nascondi. Mani in tasca, sguardo basso, sguardo dritto. Servirebbe un guardatoio per affrontare gli sconosciuti con un gesto volontario, metterci dentro la sfrontatezza di andar meno veloce.

Chatroulette – Zero gradi di separazione

Su Chatroulette clicchi su new game e trovi in un attimo uno sconosciuto a caso con cui videochattare. Se non ti piace la faccia o quel che appare, clicca sul tasto next. Puoi disattivare il tuo video e il tuo audio, ma nessuno si interesserà a te. Anche tu sarai nexted.

Per cominciare non serve registrazione e basta avere 16 anni o fingere di averli. Può succedere di tutto: americani, giapponesi, stanze, schermate bianche, porno, inglese, spagnolo, singoli, coppie, ragazzetti, donne, uomini, supereroi, noia, brasiliani, intimo, ordine, disordine, porno. Anche un genio che improvvisa canzoni al piano in base all’interlocutore.

Nessuno si interessa a te se disattivi la camera. Ma se la attivi non sai che succede. Forse ti sei stancato dei faceamici archiviati in liste secondo privacy. Ora che sei perfettamente connesso con tutte le persone della tua vita, avrai voglia di facce diverse. Dopo il filtraggio condiviso e i contenuti socialselezionati, forse senti il bisogno di una vita più random, un sano zapping umano ad alto tasso di imprevisto. Senza alcuna distinzione di sesso, età, geolocalizzazione, lingua scritta/parlata, affinità di coppia e di ascolto. Senza i suggerimenti dell’algoritmo.

Chatroulette è il fenomeno del momento. «A volte si possono avere anche vere conversazioni su Chatroulette. È da un’ora e mezza che parlo con la stessa persona», confessa un ragazzo francese su Twitter. «Dovrebbe essere proibito ai minorenni, agli anziani, a chi soffre di cuore, ai timidi e, più generalmente a tutti quelli che credono ancora in un po’ di dignità», scrive Vincent Glad della Webzine Slate.

Casey Neistat dopo un intero pomeriggio ha ricavato questi dati: 71% uomini, 15% donne, e il 14% pervertiti. Poi finalmente ha trovato un altro modo per parlare e vedere dei perfetti sconosciuti: farsi un bel giro per strada.


Voyeurismo offline: come spiare senza farsi vedere

voyeur
Se ho tante interazioni da gestire, almeno voglio avere il diritto di poter decidere quando. Preferisco una mail alla telefonata inattesa; restare offline in chat piuttosto che sobbalzare all’apertura della finestra; il negozio di ottica che mi manda un sms quando arrivano le lenti a contatto.

Un mio amico su Skype mette la spunta su “non disponibile”, così può vedere chi lo cerca ma prendersi il lusso di non rispondere. Meglio così che offline – dice – perché in quel caso nessuno ti cerca. E invece così puoi vedere chi ti cerca, pur decidendo di non rispondere.

Su Facebook, per apparire offline basta andare sulle opzioni della chat. In questo modo, però, non è possibile vedere chi è online. Per far questo serve Appear Offline: in pratica nessuno dei vostri contatti vi vedrà online ma voi vedrete loro. È come intravedere qualcuno per strada ma far finta di non averlo visto.

L’alternativa più semplice è mettersi online per qualche istante, giusto il tempo di scorrere con gli occhi la lista delle persone connesse. Ma se qualcuno vi scopre in flagrante è voyeurismo sgarbato: come intravedere qualcuno per strada e far finta di non averlo visto, mentre lui si è accorto di tutto.


Ma se abbiamo tante interazioni da gestire, almeno vogliamo avere il diritto di poter decidere quanto. E allora meglio educarsi e non esser permalosi, come non salutarsi nel saliscendi della metro di Milano.

Face-Latitude

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Mentre parlo con una mia amica usando la chat di Facebook, le parole scritte non bastano. Allora, dopo un po’ che parliamo, mi scrive: puoi chiamarmi?

Prendo il cellulare e la chiamo.

– Pronto?

– Sono io.

– Dove sei?

– Su Facebook.

Social shopping

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A New York alcuni negozi, dopo che Obama ha vinto grazie a Facebook, hanno inserito dentro ai camerini delle postazioni con touchscreen multimediali e specchi che permettono a chi prova gli abiti di ricevere i consigli degli amici connessi da casa [fonte: ItaliaOggi]. Con l’intento di rendere ancora più accattivante l’esperienza dell’acquisto, in tempi di crisi.

In attesa che la moda investa anche l’Italia dei saldi, provo a figurarmi come sfruttare appieno le potenzialità del network:

creare un album dal titolo inequivocabile e palesemente urgente, per attirare l’attenzione dei friends. Titoli suggeriti: “Camicia viola o grigio chiaro: che fare?” o “Abito scozzese a 79 euro: mi conviene?”

cambiare lo status in “Aiuto! Sono in un camerino e non so che fare” o “Urgente! Quale vestito compro???”

creare il gruppo “Quelli che in camerino entrano nel panico!!!” e inviare un messaggio ai membri

contattare gli amici on line via chat, eliminando i preliminari e le frasi di chiusura per favorire il rapido reperimento delle informazioni salienti.

In ogni caso, vista la durata media delle operazioni suddette, è possibile prevedere un aumento significativo del tempo di permanenza dei camerini, con conseguenti ricadute negative sulla soddisfazione del cliente in attesa, sull’appeal del punto vendita, sull’industria della moda e dei settori annessi.

Io spero che nel laboratorio di Facebook creino al più presto un’applicazione dedicata in salsa Game. In modo che non solo i miei amici ma TUTTO IL MIO NETWORK possa rapidamente comporre il mio look ideale in base a informazioni dettagliate che ho inserito preventivamente nel mio profilo e al campionario digitalizzato dei capi disponibili in negozio, applicabile al mio avatar. O il social-shopping non risolverà la crisi economica. Andremo in bancarotta grazie a Facebook.

Il punto di nulla

C’erano una volta il punto, la virgola, il punto e virgola e i due punti. Il punto separava, la virgola era versatile, il punto e virgola una via di mezzo, i due punti illustravano. I puntini di sospensione sempre in numero di tre. La pigrizia e la fantasia, ancora una volta, hanno mescolato le cose.

Stavolta non si tratta dell’ennesima denuncia d’impoverimento. Da un lato, il lessico d’uso perde dei pezzi e nessuno si sconvolge. Poter esprimere con esattezza i concetti senza confonderli con altri, approfittare delle sfumature di sinonimi e connotazioni, è un lusso a cui stiamo pacificamente rinunciando. Dall’altra, però, la rivincita è dietro l’angolo. La nuova ricchezza non sta nelle parole, bensì nei segni di interpunzione. Il repertorio degli scarabocchi possibili tra una parola e l’altra si sta infatti allargando, aumentando le opportunità combinatorie.

Ecco un esempio. Il punto ha smesso di essere obbligatorio a fine frase. Per questo, adesso, il punto è una scelta, perfino un raptus di determinazione che bisogna soppesare in base ai casi. Mai fare abuso di punti in una chat: l’abuso di punti causa secchezza delle conversazioni, riduce la fluidità ed è un modo sgarbato di passare il turno di parola. La prossima volta oscuratevi, piuttosto che rivolgervi a quel modo a un interlocutore.

Chi rinuncia al punto, spesso per horror vacui passa all’esclamativo.

La conversazione si tinge di meraviglia, stupore e sorpresa fuori dalle righe. Non importa quel che frattanto si dice. Ho letto mail di disaccordo tempestate di esclamativi euforici: mi sentivo un cane a cui dici brutto bastardo con tono allegro e carezzevole, piuttosto che la sostanza compresa gli resta una sensazione di benessere e dopo un po’ finisce che scodinzola. Il punto esclamativo è come l’evidenziatore, non eccedere nell’uso. Prova a capire cosa conta davvero in una pagina fosforescente. L’evidenziatore a certi livelli alza i toni e mette l’ansia: avrò il diritto di saltare una parte e di non imparare?

La seconda via per chi rinuncia al punto per delicatezza, è la grande new entry nei segni di interpunzione: il punto di nulla. Il punto di nulla è gentile, economico, eclettico. Rappresenta compiutamente la nuova ricchezza d’espressione. Crea connessioni fra gli interventi, apre la sintassi a collaborazioni creative che rinunciano all’autorità del mittente, propendendo per una priorità delle frasi sugli autori. Chi scrive è meno importante della conversazione che ne deriva. Il punto di nulla permette di superare l’impasse fra la freddezza del punto e l’allegria paralitica dell’esclamativo. Il punto di nulla mi ha spesso salvata dall’imbarazzo di dover dichiarare a tutti i costi un umore.

L’unica controindicazione del punto di nulla è che non è ecologico. Per chi resta fedele al classico sfondo bianco, ogni pixel luminoso non occupato da caratteri è la sede di uno spreco elettrico. Ma provate a scrivere tutto in Arial Black in nome dell’ambiente.

Typolution by Olivier Beaudoin