Lunga vita ai messaggi ricevuti

Sempre con molta gelosia ho custodito le mie parole solitarie, sembrandomi poche ma buone. Con altrettanta dedizione ho tenuto copia dei messaggi ricevuti, perché pensati e scritti per me. Lasciando invece che le impostazioni predefinite del cellulare mi facessero perdere traccia di quelli inviati.

Nei messaggi ricevuti ricostruisco l’ordine dei fatti. Non so come immaginare il momento in cui li rileggerò: li conservo per qualsiasi evenienza. Serviranno per ritrovare la memoria? Consolarsi della morte imminente o affondare del tutto? Chi vive nell’eventualità più che nell’evento, non si chiede mai seriamente perché, perché preoccuparsi di salvare cose che non servono.

Non so ancora dove li rileggerò, al bar o su una panchina, se ci sarà una panchina. Quale sarà il momento propizio che darà un senso a questa storia di meticolose raccolte di giovinezza.

Ma quel giorno, i miei messaggi inviati non verranno a incalzare. Nelle vostre parole avrò il gusto di leggere dichiarazioni spontanee, risposte senza domande, verità senza dubbi. Saranno inspiegabili dimostrazioni di affetto venute dal passato, per cui già ora miei cari vi ringrazio.

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Ti accetto o non ti accetto? Una questione morale (o pura maleducazione?)

ciao sono F., nn so se ti ricordi di me, a me ha fatto piacere ritvederti penso che per te non sia lo stesso, visto che nn hai accettato la mia richiesta di amicizia, mi farebbe piacere sapere il perchè, cmq qualunque cosa sia successo mi dispiace , buona giornata!

ciao F., hai fatto bene a scrivermi. nn è successo assolutamente nulla di negativo, figurati! e poi, chi mai potrebbe ricordarsi, dopo tutto questo tempo! cmq il discorso è un altro e nn riguarda te in particolare. da quando uso facebook ho preferito nn aggiungere persone che nn vedo da una vita…sì, lo so, di solito si fa così, ma io preferisco usarlo per la vita presente anzichè per la vita passata :-)
spero si capisca, in ogni caso se ci incontriamo mi farà piacere
ciao, buon giornata anche a te!

Chatroulette – Zero gradi di separazione

Su Chatroulette clicchi su new game e trovi in un attimo uno sconosciuto a caso con cui videochattare. Se non ti piace la faccia o quel che appare, clicca sul tasto next. Puoi disattivare il tuo video e il tuo audio, ma nessuno si interesserà a te. Anche tu sarai nexted.

Per cominciare non serve registrazione e basta avere 16 anni o fingere di averli. Può succedere di tutto: americani, giapponesi, stanze, schermate bianche, porno, inglese, spagnolo, singoli, coppie, ragazzetti, donne, uomini, supereroi, noia, brasiliani, intimo, ordine, disordine, porno. Anche un genio che improvvisa canzoni al piano in base all’interlocutore.

Nessuno si interessa a te se disattivi la camera. Ma se la attivi non sai che succede. Forse ti sei stancato dei faceamici archiviati in liste secondo privacy. Ora che sei perfettamente connesso con tutte le persone della tua vita, avrai voglia di facce diverse. Dopo il filtraggio condiviso e i contenuti socialselezionati, forse senti il bisogno di una vita più random, un sano zapping umano ad alto tasso di imprevisto. Senza alcuna distinzione di sesso, età, geolocalizzazione, lingua scritta/parlata, affinità di coppia e di ascolto. Senza i suggerimenti dell’algoritmo.

Chatroulette è il fenomeno del momento. «A volte si possono avere anche vere conversazioni su Chatroulette. È da un’ora e mezza che parlo con la stessa persona», confessa un ragazzo francese su Twitter. «Dovrebbe essere proibito ai minorenni, agli anziani, a chi soffre di cuore, ai timidi e, più generalmente a tutti quelli che credono ancora in un po’ di dignità», scrive Vincent Glad della Webzine Slate.

Casey Neistat dopo un intero pomeriggio ha ricavato questi dati: 71% uomini, 15% donne, e il 14% pervertiti. Poi finalmente ha trovato un altro modo per parlare e vedere dei perfetti sconosciuti: farsi un bel giro per strada.


Volevo solo salutarti

Mentre mi dici Arrivederci, potrei credermi immortale. “Gli uomini hanno inventato il saluto perché si sanno in qualche modo immortali, anche se si ritengono contingenti ed effimeri”, dice Borges.

Ma Borges mi ricorda che dietro ogni saluto banale può esserci “l’infinita separazione”. Salutarsi è come negarla, quasi a dire: “Oggi giochiamo a separarci ma ci rivedremo domani”. Esser sicuri di restare in vita l’uno per l’altro.

Grazie alla rivelazione di Borges, mentre ti saluto mi piomba addosso la contingenza terrifica. Nessuna impressione di immortalità sulla faccia. Lui e Delia si salutarono per l’ultima volta in plaza Once.

Provo a neutralizzare Borges con Facebook. Nessuna convenzione di inizio e fine: scrivi sulla mia bacheca, ma non venire a cercarmi. Lascia che io mi creda immortale, come se dovessimo rivederci domani, come se mai ci fossimo separati.

Pioggia ghiacciata sotto scirocco: temperatura 2.0

L’Italia panoramica si racconta a ferro e fuoco sul web. Condividi-la-tua-temperatura. Per ogni volo cancellato c’è un modo fortunoso di tornare a casa per le feste.

Gli amici emigrati restano a far la spesa di Natale nei supermercati di Milano, perché la madrepatria è lontana se cade la neve. Si resta in casa, lana fuori cotone dentro. Baccalà e tortellini. Sappiamo quanto dura un ritardo e come cambia il tempo, strati di stoffa nelle case non riscaldate della Sicilia sotto scirocco. Prima della valigia si contratta l’abbigliamento in bacheca tra piumino e cappotto. Lana dentro cotone fuori: due maglioni fra le pareti, la camicia per passeggiare. Mi accerto se sei arrivato anche senza la Christmas Card. Basta l’attività su feisbùc.

In libreria incontro ancora per caso belle persone che consigliano i libri. Un’amica in fila alla cassa mi chiede: sei tu? Sei tu in carne e ossa? È sfuggita al freddo di Parigi e l’avrei rivista presto a una cena nata in posta, dove tutti-rispondono-a-tutti e i padroni di casa non ne sanno niente.

Quindi sei tu? Provo ad accampare la carne e le ossa per occupare un bel posto in memoria, con la pelle e i capelli dei giorni che passano, e se cadono non tornano, e se allungano si tagliano.

Reale e virtuale tentano di accordarsi come strumenti in orchestra, provano a darsi una tregua e a convivere sotto lo stesso tetto. Gli amici non rientrano in liste e scombinano i posti. Alcuni, incontrati due volte negli occhi oppure cento on line, spostano la sedia per sedersi più vicini. Dopo 50 I like scatta il caffè al bar: dobbiamo costringerci a prenderne uno per limitare gli effetti collaterali dello stimarsi a distanza. Ho una risata stupida da presentare e parole confuse.

In Emilia di questi tempi c’è un ghiaccio che si forma in circostanze particolari. Trovo su Google il nome di quel ghiaccio con ghiaccio Emilia fenomeno particolari. Forse si chiama “pioggia gelata”, una forma di precipitazione solida di granelli di ghiaccio duri che fluttuano liquidi nell’aria finchè congelano all’istante una volta al suolo. Una patina di ghiaccio su quello che toccano.

Stanno avvenendo in questi giorni tanti fenomeni che non mi riguardano, mentre occupo un posto fisico nel Giardino dell’Alloro a Palermo. La neve e il volo cancellato, le stazioni piene e le strade ghiacciate. Il senso del caldo è nel vostro freddo, non c’è gelo senza tepore. Solo temperature sociali su scala globale, vite che si riscaldano o si raffreddano ognuna in relazione all’altra. Giudizi di valore rapportati alle latitudini, impressioni atmosferiche messe a confronto.

Cerco il mio posto sulla Terra con gli occhi al meteo, ma mi perdo a cambiar regione, nei viaggiatori in attesa, nelle nostre conversazioni delocalizzate. Freddo interno: anche l’aria diventa invernale man mano che mi entra dentro. Prendo la giacca. Esco di casa senza né carne né ossa, e non sono da nessuna parte.

Facebook mette a rischio la privacy. E se lo facesse sempre di più?

Se io accettassi la tua richiesta di amicizia adesso, scopriresti un sacco di cose sul mio conto, e io ne scoprirei di te. Come dice Vanelsas, è un po’ come  presentarsi a uno sconosciuto durante una festa e raccontarsi, pieni di entusiasmo, mentre tutti stanno zitti e seguono la conversazione. Nella vita reale saremmo accusati di follia, se estorcessimo a un tizio tante informazioni subito dopo aver suonato alla sua porta.

Ma io, sono davvero la somma delle mie info? O dei comportamenti in bacheca?

Sono sempre stata poco sensibile alla questione della privacy in rete, almeno per alcuni aspetti. Non mi interessa se Facebook scopre che il mio orientamento religioso è lo “phthònos tòn theòn”, che adoro i Radiohead e che mi diverto a giocare con la situazione sentimentale. In fondo non mi spiace che i banner pubblicitari accedano ai miei interessi: prima o poi la smetteranno di propormi partite di pugilato. Essere una fonte di dati a cui il mercato si adegua mi darebbe un senso di protagonismo, se il mio peso statistico riuscisse davvero a contrastare una crew di adolescenti D&G.

Quello che mi preoccupa non è che Facebook possa cedere a terzi il mio indirizzo mail.

Quello che mi preoccupa è che io possa somigliare sempre più a quelle informazioni. Che decida di seguire con osservanza i dettami dello “phthònos tòn theòn” o che dimentichi che esiste qualcos’altro a parte i banner pubblicitari tagliati sui miei interessi. Voglio rischiare di avere voglia di seguire una partita di pugilato.

Ma c’è una cosa che mi preoccupa ancora di più. Che le informazioni esposte diventino sempre più dettagliate, raccontino in un quadro sinottico cosa mi piace fare mentre ascolto i Radiohead o la dinamica dei miei occhi durante una festa. Quando un giorno avrò accettato la tua richiesta di amicizia, saprai istantaneamente che tendo a stare un po’ in disparte e a guardare la cannuccia dentro al bicchiere stretto fra le mani. Forse c’è un algoritmo su come lo stringo.

Mi preoccupa che possa essere datizzato l’indatizzabile, processato l’improcessabile o – come dire – informa…zionato un dato non trattabile. E mi preoccupa anche essere circondata da pessime parole nuove, capaci di esprimere tutte queste cose.

Aggiornare lo status anche se sei in compagnia (Dal “Galateo della realtà bucata”)

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Raffaele naviga da più di dieci anni, ma non è rimasto indifferente una sera, mentre era con quattro amici al pub attorno a un tavolo. Si sono messi ad aggiornare il proprio status ognuno con il proprio aggeggio fra le mani. E anche se Raffaele è cresciuto un po’ geek, alla fine ha chiesto ai quattro amici di piantarla.

Un mio alunno dodicenne scrive che la playstation gli piace soprattutto in pizzeria. La prof di lettere prova a spiegare ai genitori che nessuno dei ragazzi sopporta più i momenti morti. “Una volta ci saremmo girati verso il compagno per proporgli un “tris” sul banco”, dice una mamma. Adesso si alzano dalla sedia e fanno rumore.

Al Policlinico Gemelli si cura la dipendenza da internet. Nell’ambulatorio psichiatrico è previsto un percorso riabilitativo con sedute di gruppo.  Forse li costringono a guardarsi negli occhi.

Viviamo in una realtà bucata, in un formaggio svizzero gigante con gli oblò verso altri mondi. Vedo più il buco che il formaggio. Ma questa è un’altra storia.


Facebook: come gestire le richieste di amicizia?

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Ecco alcuni criteri per allargare il proprio parco amici.

1. Diffidare dagli sconosciuti che hanno tra gli amici molte bellezze da vetrina: cercano donne/uomini secondo un criterio estetico.

2. Evitare chi sceglie una foto in costume come immagine del profilo: probabilmente non avrà molti altri argomenti per farsi conoscere.

3. Se due face-amici scrivono status interessanti, è consigliabile trovare i loro face-amici comuni e inoltrare loro una richiesta d’amicizia. È altamente probabile che anche loro scrivano status interessanti.

4. Valutare attentamente quale percentuale di passato si è disposti a tollerare nella propria vita. Se non è alta, meglio evitare di trasformare il proprio profilo in una raccolta dei fantasmi delle elementari.

5. In generale, diffidare dei face-sconosciuti, a meno che non abbiano un nome o una foto del profilo interessante; in quel caso vale la pena intrufolarsi nella bacheca per saperne di più.

6. Non sottovalutare gli omonimi. Per esempio questo post non è tutta farina del mio sacco, ma è stato quasi interamente ideato da una mia omonima conosciuta su Facebook.

La nuova pagina amici di Facebook: verso la lucidità sociale?

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Facebook ha creato una nuova pagina Amici grazie alla quale sarà possibile organizzare le proprie amicizie per liste. Può essere utile per chi ha superato il tetto dei 200 amici e ha difficoltà a costruire una personalità unitaria da proporre a tutti. In questo modo si possono creare delle liste di  conoscenti, o di colleghi, o di compagni di scuola. Partendo dal presupposto che il grado di confidenza è legato alla categoria a cui l’amico appartiene.

Le liste possono essere utilizzate per inviare messaggi o inviti di gruppo o impostare la privacy sui contenuti pubblicati. Si può evitare che la foto di una sbornia sia visibile ai colleghi di lavoro.

Non so quanto mi aiuteranno le liste di amici. Mi sarebbero più utili delle gradazioni intermedie tra il visualizza e il nascondi. Più utile un meccanismo che assegna un peso percentuale a un amico, in modo che compaia una quantità di informazioni proporzionale al livello di amicizia. Ma poi sarei costretta a mettere gli amici in ordine di amicizia e mi troverei di fronte a problemi del tipo vuoi-più-bene-alla-mamma-o-al-papà?

In pratica sarei costretta a una lucidità sociale che non mi interessa avere. A parte l’espansione della memoria cerebrale – attualmente non disponibile fra le applicazioni di Facebook – l’unica cosa che avrebbe senso per far ordine nell’amicario sarebbe un filtro automatico che traduce i miei comportamenti verso i face-amici in un diverso grado di visibilità per ciascuno di loro.

A questo proposito, mi pare piuttosto chiaro questo schema. Cliccaci sopra se non si legge. spettro dell'amicizia

Si chiama “spettro dell’amicizia”. E grazie alla doppia accezione dell’italiano diventa una splendida, involontaria metafora del nostro Social Poltergeist quotidiano.