Lunga vita ai messaggi ricevuti

Sempre con molta gelosia ho custodito le mie parole solitarie, sembrandomi poche ma buone. Con altrettanta dedizione ho tenuto copia dei messaggi ricevuti, perché pensati e scritti per me. Lasciando invece che le impostazioni predefinite del cellulare mi facessero perdere traccia di quelli inviati.

Nei messaggi ricevuti ricostruisco l’ordine dei fatti. Non so come immaginare il momento in cui li rileggerò: li conservo per qualsiasi evenienza. Serviranno per ritrovare la memoria? Consolarsi della morte imminente o affondare del tutto? Chi vive nell’eventualità più che nell’evento, non si chiede mai seriamente perché, perché preoccuparsi di salvare cose che non servono.

Non so ancora dove li rileggerò, al bar o su una panchina, se ci sarà una panchina. Quale sarà il momento propizio che darà un senso a questa storia di meticolose raccolte di giovinezza.

Ma quel giorno, i miei messaggi inviati non verranno a incalzare. Nelle vostre parole avrò il gusto di leggere dichiarazioni spontanee, risposte senza domande, verità senza dubbi. Saranno inspiegabili dimostrazioni di affetto venute dal passato, per cui già ora miei cari vi ringrazio.

Skype a gesti

Io e una mia cara amica, mentre a Skype non funzionava l’audio, abbiamo parlato 10 minuti a gesti per decidere un regalo di matrimonio, e ci siamo capite così bene che poi, quando abbiamo cominciato a chattare, siamo state altri 10 minuti a complicare i discorsi senza aggiungere nulla di nuovo.

Ti accetto o non ti accetto? Una questione morale (o pura maleducazione?)

ciao sono F., nn so se ti ricordi di me, a me ha fatto piacere ritvederti penso che per te non sia lo stesso, visto che nn hai accettato la mia richiesta di amicizia, mi farebbe piacere sapere il perchè, cmq qualunque cosa sia successo mi dispiace , buona giornata!

ciao F., hai fatto bene a scrivermi. nn è successo assolutamente nulla di negativo, figurati! e poi, chi mai potrebbe ricordarsi, dopo tutto questo tempo! cmq il discorso è un altro e nn riguarda te in particolare. da quando uso facebook ho preferito nn aggiungere persone che nn vedo da una vita…sì, lo so, di solito si fa così, ma io preferisco usarlo per la vita presente anzichè per la vita passata :-)
spero si capisca, in ogni caso se ci incontriamo mi farà piacere
ciao, buon giornata anche a te!

Chatroulette – Zero gradi di separazione

Su Chatroulette clicchi su new game e trovi in un attimo uno sconosciuto a caso con cui videochattare. Se non ti piace la faccia o quel che appare, clicca sul tasto next. Puoi disattivare il tuo video e il tuo audio, ma nessuno si interesserà a te. Anche tu sarai nexted.

Per cominciare non serve registrazione e basta avere 16 anni o fingere di averli. Può succedere di tutto: americani, giapponesi, stanze, schermate bianche, porno, inglese, spagnolo, singoli, coppie, ragazzetti, donne, uomini, supereroi, noia, brasiliani, intimo, ordine, disordine, porno. Anche un genio che improvvisa canzoni al piano in base all’interlocutore.

Nessuno si interessa a te se disattivi la camera. Ma se la attivi non sai che succede. Forse ti sei stancato dei faceamici archiviati in liste secondo privacy. Ora che sei perfettamente connesso con tutte le persone della tua vita, avrai voglia di facce diverse. Dopo il filtraggio condiviso e i contenuti socialselezionati, forse senti il bisogno di una vita più random, un sano zapping umano ad alto tasso di imprevisto. Senza alcuna distinzione di sesso, età, geolocalizzazione, lingua scritta/parlata, affinità di coppia e di ascolto. Senza i suggerimenti dell’algoritmo.

Chatroulette è il fenomeno del momento. «A volte si possono avere anche vere conversazioni su Chatroulette. È da un’ora e mezza che parlo con la stessa persona», confessa un ragazzo francese su Twitter. «Dovrebbe essere proibito ai minorenni, agli anziani, a chi soffre di cuore, ai timidi e, più generalmente a tutti quelli che credono ancora in un po’ di dignità», scrive Vincent Glad della Webzine Slate.

Casey Neistat dopo un intero pomeriggio ha ricavato questi dati: 71% uomini, 15% donne, e il 14% pervertiti. Poi finalmente ha trovato un altro modo per parlare e vedere dei perfetti sconosciuti: farsi un bel giro per strada.


Volevo solo salutarti

Mentre mi dici Arrivederci, potrei credermi immortale. “Gli uomini hanno inventato il saluto perché si sanno in qualche modo immortali, anche se si ritengono contingenti ed effimeri”, dice Borges.

Ma Borges mi ricorda che dietro ogni saluto banale può esserci “l’infinita separazione”. Salutarsi è come negarla, quasi a dire: “Oggi giochiamo a separarci ma ci rivedremo domani”. Esser sicuri di restare in vita l’uno per l’altro.

Grazie alla rivelazione di Borges, mentre ti saluto mi piomba addosso la contingenza terrifica. Nessuna impressione di immortalità sulla faccia. Lui e Delia si salutarono per l’ultima volta in plaza Once.

Provo a neutralizzare Borges con Facebook. Nessuna convenzione di inizio e fine: scrivi sulla mia bacheca, ma non venire a cercarmi. Lascia che io mi creda immortale, come se dovessimo rivederci domani, come se mai ci fossimo separati.

Aggiornare lo status anche se sei in compagnia (Dal “Galateo della realtà bucata”)

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Raffaele naviga da più di dieci anni, ma non è rimasto indifferente una sera, mentre era con quattro amici al pub attorno a un tavolo. Si sono messi ad aggiornare il proprio status ognuno con il proprio aggeggio fra le mani. E anche se Raffaele è cresciuto un po’ geek, alla fine ha chiesto ai quattro amici di piantarla.

Un mio alunno dodicenne scrive che la playstation gli piace soprattutto in pizzeria. La prof di lettere prova a spiegare ai genitori che nessuno dei ragazzi sopporta più i momenti morti. “Una volta ci saremmo girati verso il compagno per proporgli un “tris” sul banco”, dice una mamma. Adesso si alzano dalla sedia e fanno rumore.

Al Policlinico Gemelli si cura la dipendenza da internet. Nell’ambulatorio psichiatrico è previsto un percorso riabilitativo con sedute di gruppo.  Forse li costringono a guardarsi negli occhi.

Viviamo in una realtà bucata, in un formaggio svizzero gigante con gli oblò verso altri mondi. Vedo più il buco che il formaggio. Ma questa è un’altra storia.


Il livello di cortesia nei social network

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Ogni tanto, nella storia, si manifesta la necessità di un abbassamento epocale dei livelli di cortesia. Prima del 1870 una conversazione educata non avrebbe avuto inizio senza una stretta di mano. Con l’invenzione del telefono, si rese necessario tradurre l’incipit in modo non visivo. Nacquero formule come il Pronto?, convenzioni per comunicare che il collegamento era attivo (fonte: Wired).

Oggi, nella condivisione diffusa di cui godiamo grazie alla rete si manifesta un abbassamento ulteriore (o una traduzione). Mancano spesso precise linee di demarcazione che segnano l’apertura e la chiusura. Si può fare a meno delle formalità quando si commenta sulla bacheca. Anche quando a una richiesta e accettazione di amicizia non ha fatto seguito il copione standard fitto di “Come stai?” e “Che fine hai fatto”.

Senza le strette di mano e senza il Pronto? si risparmia un sacco di tempo. Tempo per farsi nuovi amici. Così tanti nuovi amici da non avere più tempo.

Sento già il bisogno di un altro abbassamento epocale.

Facebook ti aiuta a rimanere in contatto (ma poi ti arrangi)

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Bruci la città, ma Facebook non smetta di funzionare, per piacere. Che possano continuare gli inviti agli eventi e le richieste di amicizia. Restiamo in contatto.

Bauman sostiene che restare in contatto è una forma di resistenza all’ansia della modernità liquida, quella per cui potresti perdere il lavoro, soffrire per la riduzione delle fonti idriche mondiali, beccarti la pandemia di cui parlano i giornali.

Sono qui e ovunque allo stesso tempo. Ci sono tante cose a portata di password. Ci sono i voli low cost subito prenotabili e banner intelligenti che conoscono le mie mete turistiche privilegiate.

Siete qui e ovunque nello stesso tempo. Vedo le foto delle vostre città e le case dove passavamo le serate insieme a parlare sui divani.

Potrei essere ovunque il prossimo fine settimana. Quante volte, disseminati nelle coordinate del mondo e dell’Italia, mi avete detto: Ma dai, perché non vieni a trovarmi? Potrei essere ovunque, e invece sono qui. Nell’infinita possibilità di essere altrove, ma nella necessità di restare, avere una casa, un lavoro, appuntamenti locali, bar preferiti, tratti di strada soliti.

E allora devo solo convivere col rifiuto degli inviti. Delle infinite cose che non stanno dentro a una giornata. Restare in contatto comporta l’ansia di non essere abbastanza vicini. La modernità liquida è ovunque – lei sì – e qui allo stesso tempo.

Facebook: come gestire le richieste di amicizia?

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Ecco alcuni criteri per allargare il proprio parco amici.

1. Diffidare dagli sconosciuti che hanno tra gli amici molte bellezze da vetrina: cercano donne/uomini secondo un criterio estetico.

2. Evitare chi sceglie una foto in costume come immagine del profilo: probabilmente non avrà molti altri argomenti per farsi conoscere.

3. Se due face-amici scrivono status interessanti, è consigliabile trovare i loro face-amici comuni e inoltrare loro una richiesta d’amicizia. È altamente probabile che anche loro scrivano status interessanti.

4. Valutare attentamente quale percentuale di passato si è disposti a tollerare nella propria vita. Se non è alta, meglio evitare di trasformare il proprio profilo in una raccolta dei fantasmi delle elementari.

5. In generale, diffidare dei face-sconosciuti, a meno che non abbiano un nome o una foto del profilo interessante; in quel caso vale la pena intrufolarsi nella bacheca per saperne di più.

6. Non sottovalutare gli omonimi. Per esempio questo post non è tutta farina del mio sacco, ma è stato quasi interamente ideato da una mia omonima conosciuta su Facebook.