Statistiche stradali

Negli ultimi giorni ho assistito ad alcuni episodi di caduta di oggetti che hanno visto come protagoniste delle donne africane.

Episodio numero uno. Dall’altra parte della circonvallazione, in corrispondenza delle strisce pedonali che stavo per attraversare, una signora africana mi indica il piede del neonato che ha in braccio e la parte centrale della corsia, gesticolando e urlando cose che non capivo. C’era una scarpetta rossa caduta sull’asfalto e lei mi chiedeva di raccoglierla nel mio attraversamento. Grazie, prego.

Episodio numero due. Mentre pedalo vengo fermata da una signora africana in corsa che tenta di consegnarmi una borsetta da bimbo, all’invito “pannolino, io, prende”. Sfruttando la mia velocità, avrei dovuto restituirla alla proprietaria con passeggino, cento metri più avanti. Pure i suoi bambini mi hanno ringraziata, grazie, prego.

Conclusione: le donne africane sono soggette alla caduta di oggetti per l’infanzia e/o propense a coinvolgere i passanti nel raccoglimento di oggetti per l’infanzia, con una frequenza maggiore rispetto alle donne di altre etnie.

E cosa c’entra questo col sentimento digitale? Niente.

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