i-I. Non avrai altro io all’infuori di me.

Se un giorno dovessimo perdere la memoria, per un fenomeno individuale o collettivo, la storia dei nostri comportamenti e relazioni in rete ci tornerà utile per ricostruire come eravamo. In una prima fase assolderemo dei detective privati per recuperare il recuperabile sul mercato nero. Più tardi le aziende fiuteranno l’affare e rivenderanno le anime a caro prezzo.

Proveremo a riconoscerci nelle immagini delle vacanze, l’ordine degli status, pure gli amici rimossi e certe stupide chat. Ma alla fine dentro al nostro stesso rumore esistenziale troveremo dei nuclei fondanti e guariremo dall’amnesia grazie a Facebook. Che attualmente detiene i diritti per quello che pubblichiamo, probabilmente appunto a scopo terapeutico.

Quando un giorno perderemo la memoria – setacciata, asciugata, esaurita dal consumo –  deprezzata, delegata, spostata sui social network – saremo disposti a dare un occhio della testa per ritrovare il nostro posto sulla terra. Bisogna che la massa di dati prenda delle decisioni al posto nostro per il corso restante dei giorni,  che sappia fare la spesa o scegliere il partner secondo le nostre storiche preferenze. Quando i nostri i-pod, i-pad, i-Life non potranno più venirci in soccorso, i-I sarà l’unico pacchetto di memoria completo in grado di restituirci la veramente vera storia della nostra vita.

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