Come gli uomini inventarono i motori (e i motori gli uomini)

Quando i motori di ricerca fecero la loro apparizione, i primi pionieri li trattarono con prudenza. Si esprimevano per parole chiave, perché provavano a imitare la lingua fredda delle macchine. Cercavano “ricetta” “amatriciana” per farsi comprendere, semplici parole staccate oppure legate da simboli.

Col tempo si accorsero che i motori erano capaci di comprendere e sapevano rispondere alle loro richieste. Presero maggiore confidenza, li trattarono come si trattano gli amici e acquisirono l’abitudine di rivolgersi a loro attraverso domande di senso compiuto. Allora i motori impararono a rispondere anche ai quesiti umani, a trovare il risultato più esatto anche per “come si fa l’amatriciana”.

Quando i motori impararono a rispondere ai quesiti umani, gli umani dovettero imparare il linguaggio dei motori capaci di rispondere ai quesiti umani. Compresero che le parole non potevano più essere usate secondo un ordine libero, ma era necessario che le risposte imparassero a comprendere le domande e le domande a comprendere le risposte, perché in ogni asserzione c’è un interrogativo e in ogni interrogativo un’asserzione.

8 pensieri su “Come gli uomini inventarono i motori (e i motori gli uomini)

  1. quello che scrivi è vero, ma solo fino ad un certo punto; nei primi motori di ricerca non era

    possibile fare delle domande con frasi di senso compiuto. Non si trattava di poca confidenza con la

    macchina; molte parole non erano state indicizzate e il motore di ricerca non aveva una sintassi da

    linguaggio umano; occorreva servirsi di apici e segni: “spaghetti”+”amatriciana” dava esiti differenti

    di spaghetti amatriciana (se non facevi ciò non trovavi nulla)

  2. come dire, la mia era una provocazione. tra le righe intendo dire che:
    – i primi motori avevano bisogno di parole chiave per capire
    – i motori successivi furono educati a intuire il senso delle frasi
    – da quando i motori intuiscono il senso delle frasi (scritte in un determinato modo), gli uomini devono adeguarsi fino a scrivere per i motori di ricerca, ovvero perchè i loro testi siano indicizzati al meglio (vedi qui http://www.youtube.com/watch?v=Bz0KQNPDUoc&feature=player_embedded#!).
    Questo comporta – come dicevo – che per essere indicizzati al meglio oggi è fondamentale inserire la domanda in un discorso, parlare per domande. Un testo che dice “come si fa l’amatriciana” ha buone possibilità di piazzarsi. ma questo credo tu lo sappia già.
    In tutto questo, l’uomo ha affinato i motori di ricerca in modo che fossero il più possibile umani, ma adesso deve adeguarsi al loro modo di essere solo parzialmente umani. Cercando la libertà di essere se stesso, l’ha persa.

  3. Ma l’uomo che fruisce e si serve della macchina è sè stesso! Non sono per la dicotomia uomo-macchina o naturale-artificiale: tutto ciò che esiste e che si prospetta per l’umanità è ineluttabilmente naturale per il semplice fatto che esista o che esista in potenza

  4. sì, hai ragione. mettiamola così: è l’uomo a esserci cacciato in questa situazione (scrivere per i motori) e sarà l’uomo a trovare il modo per uscirne. frattanto, dovrà adeguarsi ai motori, che sono la cristallizzazione di una delle sue potenzialità espressive. voglio dire che per un po’ si correrà il rischio di ridurre le possibilità espressive della lingua finchè i motori non sapranno cogliere più sfumature.
    le macchine sono un’amplificazione delle potenzialità umane, quindi in questo sono umane. ma in questo nostro caso sono una riduzione delle potenzialità umane, e in questo sono anch’esse umane. solo in una diversa misura.
    (quando scrivo i post, a volte estremizzo per ragioni narrative o sottointendo delle cose.. mi prendo tutte le responsabilità di eventuali lacune o fraintendimenti)

  5. Sono perfettente d’accordo con te. Non volevo comunque farti nessun appunto, era semplicemente uno spunto di discussione.

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