“Avatar”, recensione a impatto 1 (dieci minuti di batteria del computer)

Avatar al cinema può vederlo chi ha voglia di effetti speciali non bellici. Distrarsi nelle scene d’azione e impasticcarsi con la botanica extraterrestre e la zoologia fantastica. Pare che abbiano assunto dei veri scienziati per descrivere il metabolismo delle piante, seppure la loro vita duri solo due ore e mezza di film.

Avatar al cinema vorrebbe aprire una nuova Era, ma sento la mancanza della fantascienza quotidiana, quella che dedica la propria inventiva anche a farci immaginare un nuovo modo di mangiare, vestirsi, usare un frullatore. Gli uomini del futuro di Cameron non sono molto diversi da noi. E il popolo dei Na’vi ha delle credenze da antropologia riciclata, saccheggiata dai nativi che abbiamo già estinto.

Avatar al cinema è una disperata difesa delle civiltà intatte. Ma se conservi gli occhiali 3D e li riutilizzi per la prossima proiezione, forse fai prima a evitare che si estraggano materie prime dal sottosuolo dei pianeti altrui.

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