Strategie corporali contro il multitasking

Chi tiene un orologio al polso, per sapere che ora è allunga e piega il braccio. Chi guarda un film, accende la televisione e prende il telecomando. Chi sta per telefonare cerca il telefono. Chi si isola, chiude la porta della sua stanza.

Se vedessi qualcuno fare una di queste cose – sbattere la porta, sprofondare nel divano, impugnare la cornetta – credo che potrei prevedere qual è la sua prossima azione: chiudersi nel silenzio, seguire il film fino alla fine, conversare ad alta voce. L’uomo che tiene l’orologio al polso potrebbe avere fretta / vuole darmi un segnale / è una persona ansiosa.

Il multitasking riduce questa prevedibilità. Più funzioni alloggiano in un solo oggetto, più un comportamento è mimetico e indecifrabile. Stavo solo controllando se mi era arrivato un messaggio: non volevo metterti fretta guardando l’orologio. Stavo solo scegliendo un film da guardare: non intendevo passare un’altra serata al computer. Stavo solo chattando con l’altro capo del mondo: non pensavo di chiudermi nel silenzio con gli occhi al tetto.

Ma chi mastica, mangia. Chi versa dell’acqua alla bocca, beve. Chi chiude gli occhi, dorme. Ed è bello potersi abituare a questa prevedibilità approssimata, senza essere assaliti dal dubbio che  la persona che abbiamo davanti possa rigurgitare, sputare, morire da un momento all’altro. Il corpo ha tanti organi, non sempre multitasking. Non aspira a compattarsi evolvendosi.

Speriamo di ingobbirci meno, di diventare tutti un po’ più wii.

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