Facebook mette a rischio la privacy. E se lo facesse sempre di più?

Se io accettassi la tua richiesta di amicizia adesso, scopriresti un sacco di cose sul mio conto, e io ne scoprirei di te. Come dice Vanelsas, è un po’ come  presentarsi a uno sconosciuto durante una festa e raccontarsi, pieni di entusiasmo, mentre tutti stanno zitti e seguono la conversazione. Nella vita reale saremmo accusati di follia, se estorcessimo a un tizio tante informazioni subito dopo aver suonato alla sua porta.

Ma io, sono davvero la somma delle mie info? O dei comportamenti in bacheca?

Sono sempre stata poco sensibile alla questione della privacy in rete, almeno per alcuni aspetti. Non mi interessa se Facebook scopre che il mio orientamento religioso è lo “phthònos tòn theòn”, che adoro i Radiohead e che mi diverto a giocare con la situazione sentimentale. In fondo non mi spiace che i banner pubblicitari accedano ai miei interessi: prima o poi la smetteranno di propormi partite di pugilato. Essere una fonte di dati a cui il mercato si adegua mi darebbe un senso di protagonismo, se il mio peso statistico riuscisse davvero a contrastare una crew di adolescenti D&G.

Quello che mi preoccupa non è che Facebook possa cedere a terzi il mio indirizzo mail.

Quello che mi preoccupa è che io possa somigliare sempre più a quelle informazioni. Che decida di seguire con osservanza i dettami dello “phthònos tòn theòn” o che dimentichi che esiste qualcos’altro a parte i banner pubblicitari tagliati sui miei interessi. Voglio rischiare di avere voglia di seguire una partita di pugilato.

Ma c’è una cosa che mi preoccupa ancora di più. Che le informazioni esposte diventino sempre più dettagliate, raccontino in un quadro sinottico cosa mi piace fare mentre ascolto i Radiohead o la dinamica dei miei occhi durante una festa. Quando un giorno avrò accettato la tua richiesta di amicizia, saprai istantaneamente che tendo a stare un po’ in disparte e a guardare la cannuccia dentro al bicchiere stretto fra le mani. Forse c’è un algoritmo su come lo stringo.

Mi preoccupa che possa essere datizzato l’indatizzabile, processato l’improcessabile o – come dire – informa…zionato un dato non trattabile. E mi preoccupa anche essere circondata da pessime parole nuove, capaci di esprimere tutte queste cose.

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