Facebook ti aiuta a rimanere in contatto (ma poi ti arrangi)

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Bruci la città, ma Facebook non smetta di funzionare, per piacere. Che possano continuare gli inviti agli eventi e le richieste di amicizia. Restiamo in contatto.

Bauman sostiene che restare in contatto è una forma di resistenza all’ansia della modernità liquida, quella per cui potresti perdere il lavoro, soffrire per la riduzione delle fonti idriche mondiali, beccarti la pandemia di cui parlano i giornali.

Sono qui e ovunque allo stesso tempo. Ci sono tante cose a portata di password. Ci sono i voli low cost subito prenotabili e banner intelligenti che conoscono le mie mete turistiche privilegiate.

Siete qui e ovunque nello stesso tempo. Vedo le foto delle vostre città e le case dove passavamo le serate insieme a parlare sui divani.

Potrei essere ovunque il prossimo fine settimana. Quante volte, disseminati nelle coordinate del mondo e dell’Italia, mi avete detto: Ma dai, perché non vieni a trovarmi? Potrei essere ovunque, e invece sono qui. Nell’infinita possibilità di essere altrove, ma nella necessità di restare, avere una casa, un lavoro, appuntamenti locali, bar preferiti, tratti di strada soliti.

E allora devo solo convivere col rifiuto degli inviti. Delle infinite cose che non stanno dentro a una giornata. Restare in contatto comporta l’ansia di non essere abbastanza vicini. La modernità liquida è ovunque – lei sì – e qui allo stesso tempo.

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