Asocial network, forme di resistenza al web 2.0

asocial network

Nella gelatina sociale in cui ci troviamo grazie al web 2.0, i fenomeni di asocialità meritano di essere tenuti sotto osservazione. Sono semplici forme sbottate di reazione agli eccessi, ma forse anche elementi indispensabili nell’entropia del sistema o forse anche laboratorio involontario per il 3.0 che verrà. Eccone alcune tra le più interessanti.

Doctor Tarr Journal espone la fantateoria dell’asocial network. Immagina di creare una piattaforma che è una non rete, e dove il miglior asocial è colui che non ha amici nel suo network. Funziona così: appena un utente si iscrive, trova la sua rete già piena di tutti gli utenti iscritti al servizio. Lo scopo del network è quello di diventare un perfetto asociale, facendo in modo di farsi eliminare dalle liste degli altri, ed eliminando gli altri dalla propria. Tuttavia non è permesso offendere familiari e orientamento religiosi, inserire indicazioni legalmente perseguibili, associare utenti a pornografia o pedofilia. Ma la gamma delle offese ammesse ma ignobili – mi viene da dire  – resta ancora molto ampia.

Ἐκβλόγγηθι Σεαυτόν è una rete asociale dal sapore vagamente socratico. Si tratta di un blog vetrina che non ammette la possibilità di interazione in rete, in perfetto stile 1.0. Ma in realtà la dirotta offline, perché il blogger dichiara subito nella testata: “In questo blog non si lasciano commenti scritti; se volete commentare, telefonatemi al numero 339-4723095, oppure venitemi a trovare a Firenze, in via dell’Argingrosso 65/C, se ce ne avete la voglia e/o il coraggio”.

Il più curioso è isolatr, la cui promessa è l’antitesi di Facebook: Helping you find where other people aren’t. La lista delle FAQ merita una visita.

In generale, è la mancanza di tempo la maggiore nemica di un web basato sull’interazione: dicevamo che i limiti umani non ci consentono di seguire 10.000 persone, tanto meno di commentare a nostra volta. Anche tra i geek si avverte un po’ di stanchezza, e si studia un planning per rimanere dentro con moderazione: 1 aggiornamento status al giorno, 1 solo gruppo Flickr, qualche blog letto e nessun commento.

Ci sarebbero molti altri esempi da fare, ma è il 5 luglio. Fuori c’è il sole, nonostante le previsioni. Scrivo. Per essere asocial basta scrivere post sull’asocial network. Au revoir, vado a fare un giro.

5 pensieri su “Asocial network, forme di resistenza al web 2.0

  1. E’ una moda, come lo è stata il social network.
    Spesso l emode passano lasciandoci qualcosa dibuono, che sedimenta e se ha fortuna diventa asset.
    Questa cosa ci lascierà???

  2. Alexander van Elsas prevede un web in cui il posizionamento geografico e la localizzazione detteranno le relazioni, visto il problema dei limiti umani. Ne parlavo qui
    https://sentimentodigitale.wordpress.com/2009/06/09/social-network-troppo-potenti-per-i-limiti-umani-e-il-mondo-reale-a-20-000-leghe-sotto-i-mari/
    Per il resto non lo so, ma certo questa socialità esasperata sarà difficile da reggere, a questo ritmo, per molto tempo. Forse inventeranno un filtro per tornare all’1.0, per i nostalgici. Un filtro che banna le porte dell’interazione ^__°

  3. mi dispiace, il link dev’essere stato cambiato, perciò il vecchio collegamento non funziona più e non sono in grado di recuperare la fonte

  4. il link sara’ anche cambiato ma il fatto che ci sia il comando “mail to” e’ un vostro errore.

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