Wired Italia – La recensione che non c’era

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Potrei dire che Wired è una rivista che rivoluziona la concezione di magazine a cui il pubblico italiano è abituato – se solo l’avessi letta. Potrei dire anche che osserva la realtà da un punto di vista inedito e che apre prospettive nuove sul nostro futuro – se solo mi fosse arrivata via posta. Ma dopo l’abbonamento non mi è stato recapitato né il primo né il secondo numero. E allora, se qualcuno me lo chiedesse, gli direi che Wired parla di persone e tecnologie che stanno cambiando il mondo (letto su wewired), ma che l’onnipresente pubblicità rovina la resa grafica pur pregevole (letto su Levysoft). Direi che puzza di buco nell’acqua (letto da Napolux), perché non si può fare nel 2009 una rivista sull’innovazione che però è su carta e non ha neanche i link (detto da Andrea Beggi). Speravo che mantenesse lo stile americano (da lucadefelice), e invece le cromie della versione italiana, decisamente più sobrie, strizzano l’occhio a un pubblico più raffinato (da Sunday Jumper).

E mentre le poste italiane se ne fregano delle innovazioni, nell’attesa sto leggendo wired.it. Perché alla fine quello che conta sono i contenuti (da Sunday Jumper).

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