Elenchi dannati (3)

powerpoint21

Poi ci sono quelli che sono cresciuti a pane e Powerpoint, a cui probabilmente devono tutti i propri quindici minuti di celebrità. Pare che dilatare la capacità cerebrale su una parete bianca sparandoci sopra uno strato micrometrico di luce faccia il suo effetto. Tra tanti assennati utilizzatori se ne trovano certuni che trasferiscono tali e quali i file fitti di Word e li proiettano a beneficio degli spettatori, solitamente settati per leggere non più di 4 parole al secondo (senza l’intralcio dei colori e le animazioni e l’improvvisa apparizione del titolo da destra e la scomparsa delle frasi a veneziana, s’intende). Le procedure della vita normale, in questi casi, vengono allungate tali e quali alla parete, che ha ben poco da guadagnarci se non un briciolo di notorietà riflessa.

Ma ancora più pericolosi sono i Powerfan di specie opposta: quelli che ereditano le strutture mentali del programma e ne fanno una questione di stile. Oddio, non è certo un problema parlare per diapositive: può anzi contribuire a una scansione lucida degli argomenti. E nemmeno mi preoccuperei di certe cadute nel tono vocale che vorranno forse imitare un effetto dissolvenza con scorrimento a scacchiera. Non è questo il punto. Se avete avuto la fortuna di buttare un occhio ai loro documenti, lo avrete notato: sono affetti da un’incontrollabile tendenza a distribuire le frasi in elenchi. Non si tratta però di un rispettoso incolonnamento di oggetti o azioni: guarderei con rispetto un’infilata di cosmetici da acquistare. Ma nel loro caso:

non sono frasi che meriterebbero questa sorte

ma solo riflessioni grammaticalmente subordinate.

Che nessuno separi ciò che Dio ha unito

e parli ora o taccia per sempre.

Il frutto delle loro manipolazioni è una sintassi dissestata. Verbi e soggetti separati dalla nascita, famiglie semantiche distrutte, complementi che non conoscono padrone. Ebbene, l’origine di tutto questo è racchiusa nel software di presentazione più diffuso al mondo. Il Powergerme che distruggerà la nostra sintassi si annida nelle caselle di testo predisposte per facilitare il layout. In quelle terre di nessuno, ogni a-capo è il drammatico atto di nascita di un elenco. Intrappolato dentro ai bordi occasionalmente grigiastri della casella, dentro le gabbie dei layout caldamente suggeriti da un menu dedicato, chiunque digiti il testo e poi decida di cambiare il periodo premendo su INVIO non può sfuggire alla logica dell’elenco. Powerpoint mette in mostra, ma non guarda in faccia nessuno.

Dovrebbero prevedere il porto d’armi, per certe cose. Guai a farsi trovare con un Powerpoint in tasca, dovrebbero scrivere nelle scuole.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...