Not in my name

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La gente lo dice a chiare lettere in una pannellata di foto real life, con tanto di foglio segnaletico: I’M ITALIAN AND PRIME MINISTER SILVIO BERLUSCONI IS NOT SPEAKING IN MY NAME. Non a nome mio, detto senza voce da una stanza colorata, un divano a tre posti, uno sfondo denso photoshop, davanti ai libri allineati, una finestra storta o un’abbagliata di watt luminosi, in bianco/nero o a colori, pennarellato o stampato su carta o mano, con grafia precisa o psicopatica, coi capelli ricci o lisci e la frangetta fatta.

Because it’s time to quit the jokes: e se era solo una battuta l’umorismo non è universale e anche gli inglesi a volte valli a capire.

Da qualche parte circolava una bella idea a proposito di usi e abusi di nomi. Che si possa richiedere prima della morte, a parte gli organi e i possedimenti da cedere, che il proprio nome non venga utilizzato per intitolazioni di strade, piazze e rotonde, in caso di celebrità conclamata. Che nessuno metta il mio nome a quello slargo davanti al centro commerciale, a una via a doppio senso senza pista ciclabile, a quel parcheggio dove non c’era mai posto e se c’era stavano per chiudere, porca miseria.

2 pensieri su “Not in my name

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