La scoperta di Wordle



A forza di navigare mi si è presentato questo curioso generatore di nuvole. Perfetto per chi ha i pensieri impaginati in cumulonembi. È un nuovo layout mentale che supera le mappe disperse, reticolari e piene di zone bianche. Wordle tiene strette le tue parole care e le incasina come ti pare. Cambi i colori, le direzioni, i contrasti, scegli il grado di caos e il frastagliamento sullo sfondo. Wordle conosce la zavorra delle tue parole e assegna loro grandezze proporzionali, è una Virtual Machine che sa quanto insisti e quante volte ti ripeti. Ha la bellezza delle tag clouds, formatesi con Flickr e gonfiatesi in del.icio.us, e l’incanto di un indice che comprende le frequenze e le occorrenze. Ecco qui quelle di sentimentodigitale.

Ma in Wordle niente è cliccabile: ogni parola rimanda solo a se stessa. In questi tempi in cui vedo ipertesti anche nelle pozzanghere per strada, mentre decalioooooooni di pagine chiedono di essere visualizzate, la rinuncia alla linkabilità è un appiattimento tranquillizzante.

Wordle è tutto quello che si può chiedere a una nuvola, di fare quello che c’è da fare, poi di passare oltre e di lasciarti in pace.

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