Il punto di nulla

C’erano una volta il punto, la virgola, il punto e virgola e i due punti. Il punto separava, la virgola era versatile, il punto e virgola una via di mezzo, i due punti illustravano. I puntini di sospensione sempre in numero di tre. La pigrizia e la fantasia, ancora una volta, hanno mescolato le cose.

Stavolta non si tratta dell’ennesima denuncia d’impoverimento. Da un lato, il lessico d’uso perde dei pezzi e nessuno si sconvolge. Poter esprimere con esattezza i concetti senza confonderli con altri, approfittare delle sfumature di sinonimi e connotazioni, è un lusso a cui stiamo pacificamente rinunciando. Dall’altra, però, la rivincita è dietro l’angolo. La nuova ricchezza non sta nelle parole, bensì nei segni di interpunzione. Il repertorio degli scarabocchi possibili tra una parola e l’altra si sta infatti allargando, aumentando le opportunità combinatorie.

Ecco un esempio. Il punto ha smesso di essere obbligatorio a fine frase. Per questo, adesso, il punto è una scelta, perfino un raptus di determinazione che bisogna soppesare in base ai casi. Mai fare abuso di punti in una chat: l’abuso di punti causa secchezza delle conversazioni, riduce la fluidità ed è un modo sgarbato di passare il turno di parola. La prossima volta oscuratevi, piuttosto che rivolgervi a quel modo a un interlocutore.

Chi rinuncia al punto, spesso per horror vacui passa all’esclamativo.

La conversazione si tinge di meraviglia, stupore e sorpresa fuori dalle righe. Non importa quel che frattanto si dice. Ho letto mail di disaccordo tempestate di esclamativi euforici: mi sentivo un cane a cui dici brutto bastardo con tono allegro e carezzevole, piuttosto che la sostanza compresa gli resta una sensazione di benessere e dopo un po’ finisce che scodinzola. Il punto esclamativo è come l’evidenziatore, non eccedere nell’uso. Prova a capire cosa conta davvero in una pagina fosforescente. L’evidenziatore a certi livelli alza i toni e mette l’ansia: avrò il diritto di saltare una parte e di non imparare?

La seconda via per chi rinuncia al punto per delicatezza, è la grande new entry nei segni di interpunzione: il punto di nulla. Il punto di nulla è gentile, economico, eclettico. Rappresenta compiutamente la nuova ricchezza d’espressione. Crea connessioni fra gli interventi, apre la sintassi a collaborazioni creative che rinunciano all’autorità del mittente, propendendo per una priorità delle frasi sugli autori. Chi scrive è meno importante della conversazione che ne deriva. Il punto di nulla permette di superare l’impasse fra la freddezza del punto e l’allegria paralitica dell’esclamativo. Il punto di nulla mi ha spesso salvata dall’imbarazzo di dover dichiarare a tutti i costi un umore.

L’unica controindicazione del punto di nulla è che non è ecologico. Per chi resta fedele al classico sfondo bianco, ogni pixel luminoso non occupato da caratteri è la sede di uno spreco elettrico. Ma provate a scrivere tutto in Arial Black in nome dell’ambiente.

Typolution by Olivier Beaudoin

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