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Voyeurismo offline: come spiare senza farsi vedere

19 Luglio 2009

voyeur
Se ho tante interazioni da gestire, almeno voglio avere il diritto di poter decidere quando. Preferisco una mail alla telefonata inattesa; restare offline in chat piuttosto che sobbalzare all’apertura della finestra; il negozio di ottica che mi manda un sms quando arrivano le lenti a contatto.

Un mio amico su Skype mette la spunta su “non disponibile”, così può vedere chi lo cerca ma prendersi il lusso di non rispondere. Meglio così che offline – dice – perché in quel caso nessuno ti cerca. E invece così puoi vedere chi ti cerca, pur decidendo di non rispondere.

Su Facebook, per apparire offline basta andare sulle opzioni della chat. In questo modo, però, non è possibile vedere chi è online. Per far questo serve Appear Offline: in pratica nessuno dei vostri contatti vi vedrà online ma voi vedrete loro. È come intravedere qualcuno per strada ma far finta di non averlo visto.

L’alternativa più semplice è mettersi online per qualche istante, giusto il tempo di scorrere con gli occhi la lista delle persone connesse. Ma se qualcuno vi scopre in flagrante è voyeurismo sgarbato: come intravedere qualcuno per strada e far finta di non averlo visto, mentre lui si è accorto di tutto.


Ma se abbiamo tante interazioni da gestire, almeno vogliamo avere il diritto di poter decidere quanto. E allora meglio educarsi e non esser permalosi, come non salutarsi nel saliscendi della metro di Milano.

Face-Latitude

22 Marzo 2009

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Mentre parlo con una mia amica usando la chat di Facebook, le parole scritte non bastano. Allora, dopo un po’ che parliamo, mi scrive: puoi chiamarmi?

Prendo il cellulare e la chiamo.

- Pronto?

- Sono io.

- Dove sei?

- Su Facebook.

Social shopping

22 Gennaio 2009

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A New York alcuni negozi, dopo che Obama ha vinto grazie a Facebook, hanno inserito dentro ai camerini delle postazioni con touchscreen multimediali e specchi che permettono a chi prova gli abiti di ricevere i consigli degli amici connessi da casa [fonte: ItaliaOggi]. Con l’intento di rendere ancora più accattivante l’esperienza dell’acquisto, in tempi di crisi.

In attesa che la moda investa anche l’Italia dei saldi, provo a figurarmi come sfruttare appieno le potenzialità del network:

- creare un album dal titolo inequivocabile e palesemente urgente, per attirare l’attenzione dei friends. Titoli suggeriti: “Camicia viola o grigio chiaro: che fare?” o “Abito scozzese a 79 euro: mi conviene?”

- cambiare lo status in “Aiuto! Sono in un camerino e non so che fare” o “Urgente! Quale vestito compro???”

- creare il gruppo “Quelli che in camerino entrano nel panico!!!” e inviare un messaggio ai membri

- contattare gli amici on line via chat, eliminando i preliminari e le frasi di chiusura per favorire il rapido reperimento delle informazioni salienti.

In ogni caso, vista la durata media delle operazioni suddette, è possibile prevedere un aumento significativo del tempo di permanenza dei camerini, con conseguenti ricadute negative sulla soddisfazione del cliente in attesa, sull’appeal del punto vendita, sull’industria della moda e dei settori annessi.

Io spero che nel laboratorio di Facebook creino al più presto un’applicazione dedicata in salsa Game. In modo che non solo i miei amici ma TUTTO IL MIO NETWORK possa rapidamente comporre il mio look ideale in base a informazioni dettagliate che ho inserito preventivamente nel mio profilo e al campionario digitalizzato dei capi disponibili in negozio, applicabile al mio avatar. O il social-shopping non risolverà la crisi economica. Andremo in bancarotta grazie a Facebook.

Il punto di nulla

12 Ottobre 2008

C’erano una volta il punto, la virgola, il punto e virgola e i due punti. Il punto separava, la virgola era versatile, il punto e virgola una via di mezzo, i due punti illustravano. I puntini di sospensione sempre in numero di tre. La pigrizia e la fantasia, ancora una volta, hanno mescolato le cose.

Stavolta non si tratta dell’ennesima denuncia d’impoverimento. Da un lato, il lessico d’uso perde dei pezzi e nessuno si sconvolge. Poter esprimere con esattezza i concetti senza confonderli con altri, approfittare delle sfumature di sinonimi e connotazioni, è un lusso a cui stiamo pacificamente rinunciando. Dall’altra, però, la rivincita è dietro l’angolo. La nuova ricchezza non sta nelle parole, bensì nei segni di interpunzione. Il repertorio degli scarabocchi possibili tra una parola e l’altra si sta infatti allargando, aumentando le opportunità combinatorie.

Ecco un esempio. Il punto ha smesso di essere obbligatorio a fine frase. Per questo, adesso, il punto è una scelta, perfino un raptus di determinazione che bisogna soppesare in base ai casi. Mai fare abuso di punti in una chat: l’abuso di punti causa secchezza delle conversazioni, riduce la fluidità ed è un modo sgarbato di passare il turno di parola. La prossima volta oscuratevi, piuttosto che rivolgervi a quel modo a un interlocutore.

Chi rinuncia al punto, spesso per horror vacui passa all’esclamativo.

La conversazione si tinge di meraviglia, stupore e sorpresa fuori dalle righe. Non importa quel che frattanto si dice. Ho letto mail di disaccordo tempestate di esclamativi euforici: mi sentivo un cane a cui dici brutto bastardo con tono allegro e carezzevole, piuttosto che la sostanza compresa gli resta una sensazione di benessere e dopo un po’ finisce che scodinzola. Il punto esclamativo è come l’evidenziatore, non eccedere nell’uso. Prova a capire cosa conta davvero in una pagina fosforescente. L’evidenziatore a certi livelli alza i toni e mette l’ansia: avrò il diritto di saltare una parte e di non imparare?

La seconda via per chi rinuncia al punto per delicatezza, è la grande new entry nei segni di interpunzione: il punto di nulla. Il punto di nulla è gentile, economico, eclettico. Rappresenta compiutamente la nuova ricchezza d’espressione. Crea connessioni fra gli interventi, apre la sintassi a collaborazioni creative che rinunciano all’autorità del mittente, propendendo per una priorità delle frasi sugli autori. Chi scrive è meno importante della conversazione che ne deriva. Il punto di nulla permette di superare l’impasse fra la freddezza del punto e l’allegria paralitica dell’esclamativo. Il punto di nulla mi ha spesso salvata dall’imbarazzo di dover dichiarare a tutti i costi un umore.

L’unica controindicazione del punto di nulla è che non è ecologico. Per chi resta fedele al classico sfondo bianco, ogni pixel luminoso non occupato da caratteri è la sede di uno spreco elettrico. Ma provate a scrivere tutto in Arial Black in nome dell’ambiente.

Typolution by Olivier Beaudoin