Il linguaggio degli sms ha un antenato illustre: l’epigrafia latina. Negli sms si cerca di esser brevi per non bruciare il credito, invece nelle lapidi di marmo per risparmiare sui costi del lavoro degli scalpellini. Il confonto, proposto da Andrea Granelli in “Immagini e linguaggi del digitale”, forse ci aiuterà a storcere meno il naso di fronte alle abbreviazioni, almeno se sorrette da motivi economici o di tempo.
Ecco alcuni fenomeni comuni:
- uso delle iniziali di parole o espressioni molto usate
V = Vir
D. M. = Dis Minibus
DSPF = De Sua Pecunia Fecit
ttp = Torno tra poco
tat = Ti amo tanto
- abbreviazioni di espressioni rituali
CEBQ = Cineres Eius Bene Quiescant
QDERFPDERIC = Quid De Ea Re Fieri Placeret, De Ea Re Ita Censuerunt
fdmccv = Fa Di Me Ciò Che Vuoi
msidt = Mi Sono Innamorato Di Te
- creazione di nuovi alfabeti usando la dimensione fonica della lettera
VII V = Septemvir
r8 = Rotto
c6? = Ci sei?
4u = For you
soc8a = Sono cotto a puntino









