Se questo è un blog

24 Agosto 2009

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Se questo fosse un blog che vi tiene aggiornati sulle ultime novità nel campo dell’informatica e i social network, avrei dovuto offrire il servizio anche nel mese di agosto mentre ero in vacanza e a Levanzo non c’erano internet point.

Se questo fosse un blog sulla cultura digitale minuto per minuto, io che l’ho concepito disporrei anche di una connessione sul cellulare, e invece per connettermi da Levanzo ho preso il traghetto e sono andata fino a Favignana, dove c’è un internet point a 6 euro l’ora.

Se questo fosse un blog panoramico sulle tendenze, avrei dovuto postare anche a Capaci o in Svizzera o almeno programmare una pubblicazione automatica di articoli preconfezionati in luglio, ma anche in luglio ho smesso di preconfezionarli perché provavo a sentirmi in vacanza mollando le nuove tecnologie e le tendenze.

Dovrei essere sempre informata, se questo fosse un blog sui fenomeni universali. Invece questo è più o meno un blog sull’impatto delle nuove tecnologie su me medesima sperimentato, sicché se subentrasse l’assuefazione alle novità e le tendenze – perso lo straniamento – alla fine delle vacanze non guarderei le novità con curiosità o sgomento. Avrei niente da dire, credo.

E così andai in vacanza per tornare a uno stato di studiata ignoranza.


Il linguaggio degli sms ha origini antiche

13 Agosto 2009

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Il linguaggio degli sms ha un antenato illustre: l’epigrafia latina. Negli sms si cerca di esser brevi per non bruciare il credito, invece nelle lapidi di marmo per risparmiare sui costi del lavoro degli scalpellini. Il confonto, proposto da  Andrea Granelli in “Immagini e linguaggi del digitale”, forse ci aiuterà a storcere meno il naso di fronte alle abbreviazioni, almeno se sorrette da motivi economici o di tempo.

Ecco alcuni fenomeni comuni:

- uso delle iniziali di parole o espressioni molto usate

V = Vir

D. M. = Dis Minibus

DSPF = De Sua Pecunia Fecit

ttp = Torno tra poco

tat = Ti amo tanto

- abbreviazioni di espressioni rituali

CEBQ = Cineres Eius Bene Quiescant

QDERFPDERIC = Quid De Ea Re Fieri Placeret, De Ea Re Ita Censuerunt

fdmccv = Fa Di Me Ciò Che Vuoi

msidt = Mi Sono Innamorato Di Te

- creazione di nuovi alfabeti usando la dimensione fonica della lettera

VII V = Septemvir

r8 = Rotto

c6? = Ci sei?

4u = For you

soc8a = Sono cotto a puntino


C’è un tempo per ogni cosa, uno per vivere, uno per archiviare. Oppure no

8 Agosto 2009

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Confidare a un computer la propria vita e le 1000 e più cose da conoscere prima di morire, significa lasciare traccia di ogni proprio passo, sul disco fisso o in rete. Mp3 a go go, foto e film scaricati, link utili salvati tra i bookmark. Scoprire qualcosa di interessante si accompagna al gesto – più o meno volontario – di salvare un pezzo di bellezza tra i preferiti. Il confine fra vivere a archiviare si fa sempre più sottile.

Bene che vada, non riuscirò a utilizzarne nemmeno metà. Ma credo che l’archiviare sia un gesto vitalistico e ottimista, perché non è la giovinezza ma la vecchiaia l’età in cui si passa in rassegna la vita, smettendo di incamerare nuovo materiale: e difatti la memoria a lungo termine migliora, mentre quella a breve termine si atrofizza. La vecchiaia, come dice Eliot, fa spazio alla “sera che si passa con l’album delle fotografie”. Una vocazione tipica degli ultimi anni, secondo la gerontologia.

E allora, andando avanti con questa lungimiranza, trascorro il tempo ad archiviare materiali interessanti. E quando un giorno non avrò più la memoria buona per immagazzinare nuovi dati, anch’io mi guarderò indietro e passerò in rassegna – uno per uno – tutti quei momenti indimenticabili in cui ho archiviato qualcosa.


#hashtags che passeranno alla storia

2 Agosto 2009

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Ogni volta che spunta un hashtag nuovo – sia esso una parola, un sintagma o una frase – è così decontestualizzato che ci vuole un po’ di tempo per capirne il senso.

#followfriday è uno dei più diffusi. Scatta sempre di venerdì, abbinato ai messaggi che contengono consigli di amicizia. In pratica ogni venerdi i twitteri consigliano ai propri followers alcuni amici da seguire, e lo segnalano con # followfriday o #ff.

#moonfruit è una trovata pubblicitaria di una web hosting company inglese. Tra tutti coloro che scrivono #moonfruit verrà sorteggiato il vincitore di un Apple MacBook Pro.

#musicmonday sono i consigli musicali del lunedì.

#quote sono gli aforismi e le frasi celebri.

Al di là di questo semplice aiutino, il bello è scoprire da soli il senso del nuovo hashtag, basandosi sull’uso che gli altri ne fanno.

Il bello è provare a scoprire da soli cosa c’è dietro #wordaftersex.


Le conseguenze del controllo perduto

29 Luglio 2009

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Questi rapporti estivi con amici non aggiunti – non aggiunti su Facebook – o di cui non ho neanche la mail, costringono a trovare le parole sulla punta della lingua per dire le cose giuste nel kairòs, quello che per i Greci era in una sola parola il momento opportuno. A dire tutto a voce nella versione in cui fuoriesce, senza le rettifiche del backspace. Tornano in auge gli anzi e i però, tutte le parole delle correzioni che la scrittura riletta mi risparmia. Torna a vedersi la timidezza.

Quel che è detto è detto, quel che scappa scappa. Poi si pagano le conseguenze del controllo perduto. Siamo sicuri che il web ci renda più immorali, più istintivi, solo perché costringe a opinioni a bruciapelo? Più che se scriviamo una tesi sull’argomento, ma meno che se ne parliamo nelle piazze a voce.

Anzi, però, ci prendo gusto, a parlare nelle piazze a voce. Ma adesso, ti prego, ti posso…aggiungere?


Tagdef: il minimo sindacale linguistico

27 Luglio 2009

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Scoprire da soli il significato di un nuovo #hashtag e provare a definirlo: questo è il principio di un sito eccezionale, tagdef. In realtà è un profilo Twitter che ogni tanto butta nella mischia un hashtag nuovo e chiede ai followers di scriverne la definizione, fornendo quel database di occorrenze e contesti che aiutano a intuirne il significato.

Tagdef è il dizionario collettivo delle parole che nascono, con una velocità definitoria mai vista a fronte di una creatività verbale mai vista.  Anche se in realtà molti termini sono ancora in attesa di definizione.

Ma tagdef è anche il minimo sindacale linguistico che bisogna assicurare per non disorientare. La sua esistenza ci ricorda una delle leggi della lingua: non si possano accalcare a piacimento le parole – peggio ancora se fuori contesto – con l’illusione che dall’altra parte se ne comprenda sempre il senso.


Tecnopolitica

23 Luglio 2009
di Nicoletta Calvagna

Illustrazione di Nicoletta Calvagna

(questo blog ospita  volentieri opere tecnoispirate, che poi finiscono nella pagina The Gallery)


Il trattino sta morendo. Ucciso dal cancelletto

21 Luglio 2009

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Gli hashtags sono delle parole chiave (/tags) di un breve messaggio su Twitter (/tweet) segnalate  volontariamente con un cancelletto (#). Nella colonna a destra c’è la classifica (/Trending topics) delle parole più scritte – cancellettate o no – in quel dato momento. E di questo abbiamo già parlato.

La relativa novità è che il trattino sta morendo. Cominciamo dall’inizio: gli hashtags non sono solo parole, ma anche frasi intere o a pezzetti, sintagmi. Per esempio, #iranelection, #indonesiaunite, #herewegoagain, #tweetmyjobs… Ora, la tendenza è quella di non usare il trattino né lo spazio in questi hashtags. Infatti, tutto quello che è seguito da un cancelletto viene trasformato automaticamente in parola cliccabile; ma se le parole sono separate da un trattino, questa fortuna spetta solo alla prima della stringa: è per questo che il trattino sta morendo.

E frattanto la lingua inglese si trasforma. In un hashtag entrano in composizione più parole; per meglio dire, le parole si accostano senza minimamente trasformarsi, assumendo una lunghezza che ricorda quella dei paurosi composti del tedesco, ma stavolta nessuno si sconvolge. E senza desinenze interne né fenomeni di crasi o tamponamento (/scomparsa di alcune lettere), tant’è che le singole parole più o meno si riconoscono, di solito anche la loro relazione e qualche volta anche il significato.

Negli Stati Uniti, dove tutto questo sta succedendo prima che qui, c’è anche gente che si diverte ad aggiungere un cancelletto a ogni parola, vanificando il senso dell’hashtag. Lì, accade tutto prima che qui: inventano anche nuove scemenze.


Voyeurismo offline: come spiare senza farsi vedere

19 Luglio 2009

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Se ho tante interazioni da gestire, almeno voglio avere il diritto di poter decidere quando. Preferisco una mail alla telefonata inattesa; restare offline in chat piuttosto che sobbalzare all’apertura della finestra; il negozio di ottica che mi manda un sms quando arrivano le lenti a contatto.

Un mio amico su Skype mette la spunta su “non disponibile”, così può vedere chi lo cerca ma prendersi il lusso di non rispondere. Meglio così che offline – dice – perché in quel caso nessuno ti cerca. E invece così puoi vedere chi ti cerca, pur decidendo di non rispondere.

Su Facebook, per apparire offline basta andare sulle opzioni della chat. In questo modo, però, non è possibile vedere chi è online. Per far questo serve Appear Offline: in pratica nessuno dei vostri contatti vi vedrà online ma voi vedrete loro. È come intravedere qualcuno per strada ma far finta di non averlo visto.

L’alternativa più semplice è mettersi online per qualche istante, giusto il tempo di scorrere con gli occhi la lista delle persone connesse. Ma se qualcuno vi scopre in flagrante è voyeurismo sgarbato: come intravedere qualcuno per strada e far finta di non averlo visto, mentre lui si è accorto di tutto.


Ma se abbiamo tante interazioni da gestire, almeno vogliamo avere il diritto di poter decidere quanto. E allora meglio educarsi e non esser permalosi, come non salutarsi nel saliscendi della metro di Milano.


(Life)stream of consciousness

15 Luglio 2009

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Prendi l’Ulisse di Joyce, che tutti conoscono ma in pochi hanno letto. Prendi Twitter, dove la lettura è incoraggiata dalla brevità. Mettili insieme: ecco uno degli esempi più seri di letteratura 2.0.

È il 16 giugno 2009. Per celebrare la lunga giornata particolare di Leopold Bloom, un gruppo di dublinesi scelgono di utilizzare Twitter per mettere in scena una performance social.

Diciannove personaggi, le cui vicende sono narrate in contemporanea nel decimo capitolo, raccontano in microblogging un’ora della propria giornata.

Gli spettatori, cliccando sui follow dei profili, hanno seguito in tempo reale la vita dei 19 personaggi. Ovviamente mescolata col resto.

Mescolata alle notifiche che avevano in home su vicende più o meno personali, più o meno informative o linkabili, dei propri following in carne e ossa.

Ne parla il sito dell’Independent, in un articolo in cui i paragrafi di testo raggiungono in media i 150 caratteri prima di andare a capo.

Pensavo fosse una fissa che mi è venuta da qualche giorno, scrivere così. E non un’idea che adesso sembra copiata. Però manca il contatore di caratteri nel tasto destro di Word. Manca. Manca.