Una modesta proposta di protesta contro i tagli alla scuola

5 Settembre 2009

la scuola è finita

I tagli alla scuola minacciano la qualità e la diffusione del sapere. Ogni insegnante precario non assunto è una risorsa che non viene sfruttata.

Come esprimere la propria rabbia quando, dopo anni di formazione, si viene tenuti lontani dalla scuola a causa di una politica lesionista? Ma soprattutto: come portare l’attenzione di tutti sulla gravità di quel che sta accadendo?

Ecco la mia modesta proposta di protesta.

Ciascuno  di noi regista in video una lezione o parte di essa su un argomento scolastico a scelta. Poi la carica su un canale YouTube appositamente creato, “La scuola dei precari”. Girare e caricare un video è un’operazione molto semplice, che può essere condotta anche con strumenti non sofisticati. Sulla nostra maglia potremmo attaccare un foglio A4 con la scritta “insegnante precario”, oppure aggiungere il testo in grafica.

È probabile che nei prossimi mesi i video verranno visitati da studenti in cerca di informazioni sugli argomenti scolastici. In questo modo anche un insegnante precario potrà mettere le proprie capacità a disposizione di tutti. E soprattutto, creando interesse sull’iniziativa, cercare di far estendere la protesta e di attirare l’attenzione sullo scempio che si sta consumando. “La scuola dei precari” non rinuncia alla forza della conoscenza, in contrapposizione a chi sta investendo nell’ignoranza.

Ai precari è stato proposto “un contratto di disponibilità”. Eccola qui, la nostra disponibilità.

Chiunque vuole può aggiungere suggerimenti per far funzionare al meglio questi spunti. Poi può condividerli sui social network e metterli in atto, di propria iniziativa. Per caricare il video basta andare su YouTube ed entrare con l’account lascuoladeiprecari@hotmail.it (password: protesta)

L’importante è cominciare, il potere della rete farà il resto. Forse basta un video a testa per far girare la protesta.

Per seguire gli aggiornamenti su facebook, clicca qui.


Facebook: come gestire le richieste di amicizia?

31 Agosto 2009

foto scuola

Ecco alcuni criteri per allargare il proprio parco amici.

1. Diffidare dagli sconosciuti che hanno tra gli amici molte bellezze da vetrina: cercano donne/uomini secondo un criterio estetico.

2. Evitare chi sceglie una foto in costume come immagine del profilo: probabilmente non avrà molti altri argomenti per farsi conoscere.

3. Se due face-amici scrivono status interessanti, è consigliabile trovare i loro face-amici comuni e inoltrare loro una richiesta d’amicizia. È altamente probabile che anche loro scrivano status interessanti.

4. Valutare attentamente quale percentuale di passato si è disposti a tollerare nella propria vita. Se non è alta, meglio evitare di trasformare il proprio profilo in una raccolta dei fantasmi delle elementari.

5. In generale, diffidare dei face-sconosciuti, a meno che non abbiano un nome o una foto del profilo interessante; in quel caso vale la pena intrufolarsi nella bacheca per saperne di più.

6. Non sottovalutare gli omonimi. Per esempio questo post non è tutta farina del mio sacco, ma è stato quasi interamente ideato da una mia omonima conosciuta su Facebook.


Dizionario di carta o dizionario on line? Guida all’acquisto

27 Agosto 2009

denti dizionario
Una mia amica mi ha chiesto perché dovrebbe acquistare un dizionario di carta per sua figlia – come suggeriscono gli elenchi forniti dalle scuole – visto che esistono i dizionari on line gratuiti. Peraltro proprio quest’anno è scattato l’allarme sul tetto di spesa, proprio a causa dei dizionari.

Le rispondo che nei dizionari di carta sua figlia può imparare una volta per tutte l’ordine alfabetico, che serve per esempio a consultare con rapidità un elenco telefonico.

Se sua figlia usasse il computer per cercare i vocaboli, sarebbe sottoposta a un’attrazione costante e irresistibile che la renderebbe presto o tardi vittima precoce del multitasking. Finirebbe a chattare quanto prima con sconosciuti.

Ogni ricerca effettuata on line – dico alla mia amica – determina una nuova produzione di CO2; se invece la bambina usasse il dizionario della mamma non ci sarebbe un incremento di CO2 rispetto a quello emesso a suo tempo durante un unico atto non reiterato di produzione dello strumento in carta.

Usando il dizionario della mamma, sentirebbe come io ho sentito quella continuità parentale nel toccare gli stessi fogli a distanza. Svilupperebbe la ribellione adolescenziale, o forse una serie di somiglianze posturali. Forse anche un senso del tempo.

Nei dizionari di carta, le parole della stessa famiglia semantica sono allineate in sequenza; e scorrendo la sequenza col dito finisci per memorizzare per parentela, per collocarle secondo un ordine logico nello spazio deputato del cervello, memorizzate con un criterio lessicale. E qualora si somigliassero pur senza parentela, finiresti forse per trovare da solo quelle affinità paretimologiche che legano due parole in un’unica immagine, solo per ragioni di suono. Come nel caso della morte e della mortadella.

Potrebbe portarlo a scuola per i compiti in classe, il dizionario di carta. Uno di quelli fabbricati adesso, dotati di manico in plastica sulla scatola di cartone.

Ma adesso sua figlia ha 4 anni e nessuno le ha mai chiesto di comprare un dizionario. E quando glielo chiederanno, probabilmente, tutto quello che ho appena detto smetterà di avere un qualche senso.


Se questo è un blog

24 Agosto 2009

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Se questo fosse un blog che vi tiene aggiornati sulle ultime novità nel campo dell’informatica e i social network, avrei dovuto offrire il servizio anche nel mese di agosto mentre ero in vacanza e a Levanzo non c’erano internet point.

Se questo fosse un blog sulla cultura digitale minuto per minuto, io che l’ho concepito disporrei anche di una connessione sul cellulare, e invece per connettermi da Levanzo ho preso il traghetto e sono andata fino a Favignana, dove c’è un internet point a 6 euro l’ora.

Se questo fosse un blog panoramico sulle tendenze, avrei dovuto postare anche a Capaci o in Svizzera o almeno programmare una pubblicazione automatica di articoli preconfezionati in luglio, ma anche in luglio ho smesso di preconfezionarli perché provavo a sentirmi in vacanza mollando le nuove tecnologie e le tendenze.

Dovrei essere sempre informata, se questo fosse un blog sui fenomeni universali. Invece questo è più o meno un blog sull’impatto delle nuove tecnologie su me medesima sperimentato, sicché se subentrasse l’assuefazione alle novità e le tendenze – perso lo straniamento – alla fine delle vacanze non guarderei le novità con curiosità o sgomento. Avrei niente da dire, credo.

E così andai in vacanza per tornare a uno stato di studiata ignoranza.


Il linguaggio degli sms ha origini antiche

13 Agosto 2009

cellulare2foglianise_epigrafe

Il linguaggio degli sms ha un antenato illustre: l’epigrafia latina. Negli sms si cerca di esser brevi per non bruciare il credito, invece nelle lapidi di marmo per risparmiare sui costi del lavoro degli scalpellini. Il confonto, proposto da  Andrea Granelli in “Immagini e linguaggi del digitale”, forse ci aiuterà a storcere meno il naso di fronte alle abbreviazioni, almeno se sorrette da motivi economici o di tempo.

Ecco alcuni fenomeni comuni:

- uso delle iniziali di parole o espressioni molto usate

V = Vir

D. M. = Dis Minibus

DSPF = De Sua Pecunia Fecit

ttp = Torno tra poco

tat = Ti amo tanto

- abbreviazioni di espressioni rituali

CEBQ = Cineres Eius Bene Quiescant

QDERFPDERIC = Quid De Ea Re Fieri Placeret, De Ea Re Ita Censuerunt

fdmccv = Fa Di Me Ciò Che Vuoi

msidt = Mi Sono Innamorato Di Te

- creazione di nuovi alfabeti usando la dimensione fonica della lettera

VII V = Septemvir

r8 = Rotto

c6? = Ci sei?

4u = For you

soc8a = Sono cotto a puntino


C’è un tempo per ogni cosa, uno per vivere, uno per archiviare. Oppure no

8 Agosto 2009

donna panchina

Confidare a un computer la propria vita e le 1000 e più cose da conoscere prima di morire, significa lasciare traccia di ogni proprio passo, sul disco fisso o in rete. Mp3 a go go, foto e film scaricati, link utili salvati tra i bookmark. Scoprire qualcosa di interessante si accompagna al gesto – più o meno volontario – di salvare un pezzo di bellezza tra i preferiti. Il confine fra vivere a archiviare si fa sempre più sottile.

Bene che vada, non riuscirò a utilizzarne nemmeno metà. Ma credo che l’archiviare sia un gesto vitalistico e ottimista, perché non è la giovinezza ma la vecchiaia l’età in cui si passa in rassegna la vita, smettendo di incamerare nuovo materiale: e difatti la memoria a lungo termine migliora, mentre quella a breve termine si atrofizza. La vecchiaia, come dice Eliot, fa spazio alla “sera che si passa con l’album delle fotografie”. Una vocazione tipica degli ultimi anni, secondo la gerontologia.

E allora, andando avanti con questa lungimiranza, trascorro il tempo ad archiviare materiali interessanti. E quando un giorno non avrò più la memoria buona per immagazzinare nuovi dati, anch’io mi guarderò indietro e passerò in rassegna – uno per uno – tutti quei momenti indimenticabili in cui ho archiviato qualcosa.


#hashtags che passeranno alla storia

2 Agosto 2009

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Ogni volta che spunta un hashtag nuovo – sia esso una parola, un sintagma o una frase – è così decontestualizzato che ci vuole un po’ di tempo per capirne il senso.

#followfriday è uno dei più diffusi. Scatta sempre di venerdì, abbinato ai messaggi che contengono consigli di amicizia. In pratica ogni venerdi i twitteri consigliano ai propri followers alcuni amici da seguire, e lo segnalano con # followfriday o #ff.

#moonfruit è una trovata pubblicitaria di una web hosting company inglese. Tra tutti coloro che scrivono #moonfruit verrà sorteggiato il vincitore di un Apple MacBook Pro.

#musicmonday sono i consigli musicali del lunedì.

#quote sono gli aforismi e le frasi celebri.

Al di là di questo semplice aiutino, il bello è scoprire da soli il senso del nuovo hashtag, basandosi sull’uso che gli altri ne fanno.

Il bello è provare a scoprire da soli cosa c’è dietro #wordaftersex.


Le conseguenze del controllo perduto

29 Luglio 2009

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Questi rapporti estivi con amici non aggiunti – non aggiunti su Facebook – o di cui non ho neanche la mail, costringono a trovare le parole sulla punta della lingua per dire le cose giuste nel kairòs, quello che per i Greci era in una sola parola il momento opportuno. A dire tutto a voce nella versione in cui fuoriesce, senza le rettifiche del backspace. Tornano in auge gli anzi e i però, tutte le parole delle correzioni che la scrittura riletta mi risparmia. Torna a vedersi la timidezza.

Quel che è detto è detto, quel che scappa scappa. Poi si pagano le conseguenze del controllo perduto. Siamo sicuri che il web ci renda più immorali, più istintivi, solo perché costringe a opinioni a bruciapelo? Più che se scriviamo una tesi sull’argomento, ma meno che se ne parliamo nelle piazze a voce.

Anzi, però, ci prendo gusto, a parlare nelle piazze a voce. Ma adesso, ti prego, ti posso…aggiungere?


Tagdef: il minimo sindacale linguistico

27 Luglio 2009

dictionary

Scoprire da soli il significato di un nuovo #hashtag e provare a definirlo: questo è il principio di un sito eccezionale, tagdef. In realtà è un profilo Twitter che ogni tanto butta nella mischia un hashtag nuovo e chiede ai followers di scriverne la definizione, fornendo quel database di occorrenze e contesti che aiutano a intuirne il significato.

Tagdef è il dizionario collettivo delle parole che nascono, con una velocità definitoria mai vista a fronte di una creatività verbale mai vista.  Anche se in realtà molti termini sono ancora in attesa di definizione.

Ma tagdef è anche il minimo sindacale linguistico che bisogna assicurare per non disorientare. La sua esistenza ci ricorda una delle leggi della lingua: non si possano accalcare a piacimento le parole – peggio ancora se fuori contesto – con l’illusione che dall’altra parte se ne comprenda sempre il senso.


Tecnopolitica

23 Luglio 2009
di Nicoletta Calvagna

Illustrazione di Nicoletta Calvagna

(questo blog ospita  volentieri opere tecnoispirate, che poi finiscono nella pagina The Gallery)