Confidare a un computer la propria vita e le 1000 e più cose da conoscere prima di morire, significa lasciare traccia di ogni proprio passo, sul disco fisso o in rete. Mp3 a go go, foto e film scaricati, link utili salvati tra i bookmark. Scoprire qualcosa di interessante si accompagna al gesto – più o meno volontario – di salvare un pezzo di bellezza tra i preferiti. Il confine fra vivere a archiviare si fa sempre più sottile.
Bene che vada, non riuscirò a utilizzarne nemmeno metà. Ma credo che l’archiviare sia un gesto vitalistico e ottimista, perché non è la giovinezza ma la vecchiaia l’età in cui si passa in rassegna la vita, smettendo di incamerare nuovo materiale: e difatti la memoria a lungo termine migliora, mentre quella a breve termine si atrofizza. La vecchiaia, come dice Eliot, fa spazio alla “sera che si passa con l’album delle fotografie”. Una vocazione tipica degli ultimi anni, secondo la gerontologia.
E allora, andando avanti con questa lungimiranza, trascorro il tempo ad archiviare materiali interessanti. E quando un giorno non avrò più la memoria buona per immagazzinare nuovi dati, anch’io mi guarderò indietro e passerò in rassegna – uno per uno – tutti quei momenti indimenticabili in cui ho archiviato qualcosa.




