Archivio per Maggio, 2009

Come difendersi dal rumore informativo in 5 mosse

28 Maggio 2009

tappi orecchie

Il rumore informativo è un disturbo causato dall’eccesso di informazioni, tale che anche l’elemento potenzialmente utile non viene riconosciuto, nemmeno individuato, o individuato con difficoltà.

È una conseguenza dell’esplosione informativa, ovvero di quel fatto aberrante per cui, se nella biblioteca di Alessandria tutto il sapere del mondo occidentale era racchiuso in 700.000 rotoli, adesso il totale delle pagine web supera i 600.000 miliardi. Tra articoli pubblicati, copiaincollati e ripubblicati, la qualità media per di più si abbassa ed è meno raggiungibile.

Il rumore scoraggia l’istinto di seguire virtute e canoscenza e provoca una stanchezza cognitiva che costringe molti a staccare, soprattutto se ancora dotati di buon gusto o di una certa profondità retrò che spinge alla ricerca di contenuti nutrienti.

L’antidoto al rumore sta nella condivisione. Condividere significa anche distribuire il peso e la responsabilità che comporta il lavoro di selezione tra una massa sovrumana di dati. Fra amici, face-amici e seguaci. In modo che la striscia di web che ci scorre ogni giorno davanti agli occhi possa somigliare il più possibile a quel che stavamo cercando.

Ecco alcune soluzioni per attenuare il rumore:

1.      nascondere i face-amici che ci annoiano: non se ne accorgeranno

2.      su Twitter, lasciare che chi ci ama ci segua, ma seguire solo chi ci interessa

3.      usare delicious anziché google in modo da visualizzare per primi i siti ritenuti più significativi da chi si è posto le nostre stesse domande

4.      costruire un network su friendfeed in base a (seri) interessi comuni su cui val la pena conversare

5.      affidarsi al caso e cliccare, ogni tanto, su google, “mi sento fortunato”, per accedere alla prima pagina della lista nella speranza che sia quella giusta.

Uso consapevole dei social network e delle seghe elettriche

27 Maggio 2009

adolescenti

Se non si fosse capito, anch’io penso che “ci sono giovani che posseggono la tecnologia ma sono del tutto indifesi nell’esposizione di sé e della propria vita, e immigranti digitali che per età potrebbero aiutarli ad essere più consapevoli, ma che non hanno le conoscenze per comunicare con loro in modo adeguato”, come dice Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante dei dati personali, parlando con Zambardino di Scene Digitali.

E l’Autorità ha pure pubblicato un vademecum sui social network che andrà nelle scuole.

Infatti mi chiedo come farebbero questi adulti, per esempio nelle scuole, ad affascinare le platee con le orazioni sui social network, se non hanno neanche una chiave usb. Io per fortuna ho seguito per due anni un alunno autistico che mi ha insegnato la funzione del tasto STAMP e a studiare i Promessi Sposi solo dalla versione Solenghi-Marchesini-Lopez di YouTube.

C’è una scena in cui al Lazzaretto i dottori provano tutti i metodi contro la peste. Anche le pistole e le seghe elettriche. Così una volta ha visto una sega elettrica in un cartone animato e ha gridato: i Promessi Sposi!

Nativi, ibridi e tardivi nel mondo digitale: prove tecniche di estinzione

25 Maggio 2009

apocalypse

Su Wired di maggio Luca Sofri cì chiama ibridi, perché vecchi abbastanza da aver frequentato il mondo “di prima”, ma anche giovani abbastanza da avere abitato da subito il mondo “di dopo”. Una  categoria ridotta, mentre i nativi digitali avanzano. Poi ci sono i “tardivi” di internet, che si sono infilati nella rete solo da poco e credono che internet sia Facebook, e che Facebook sia l’universo. Sono attratti dalla sua forma accogliente e familiare, perché ci trovano cose che già in parte conoscono.

L’effetto – continua Sofri – è che internet si normalizza, perché viene ricolonizzato dai nuovi abitanti impegnati a ricostruire modelli per loro familiari. I tardivi sopravvalutano la propria esperienza e sono vittime di una “sbornia adolescenziale”, attratti dai meccanismi semplici di Facebook. E da lì spesso non si schiodano verso le lande numerose della rete.

A me questo articolo è piaciuto molto perché mi ha fatto capire cosa ci trovavo di patetico in quelli che parlano sempre di Facebook come se fossero i padroni del mondo e invece verranno i nativi digitali a schiacciarli come scarafaggi.

Qual è la tua città ideale? Un test da maneggiare con cura

21 Maggio 2009

whos_your_city_book_cover

Who’s your City è un sito che ti aiuta a scoprire la tua città ideale attraverso alcune semplici domande. Scegli 5 città candidate e poi assegni loro un punteggio in base alle possibilità di lavoro che ti offrono, la tua vicinanza alle politiche del governo, la presenza di stimoli culturali e altre variabili del genere.

L’assunto di fondo è semplice: scegliere il posto in cui vivere è una delle decisioni fondamentali della vita. Soprattutto per chi necessita di spunti creativi. È vero: grazie alla globalizzazione puoi vivere a Madrid, lavorare on line con la Silicon Valley e avere amici in Islanda. Ma i luoghi influenzano la carriera e fanno la felicità.

Non è come i test di Facebook, che ti lasciano il beneficio del dubbio. Soffrirò davvero di delirio paranoide? Sarò davvero – nella realtà – un frigorifero? Dopo Who’s your City, una volta pervenuti al risultato, c’è poco da fare. Solo fare le valigie e trasferirsi.

Webcam per viaggiare nello spazio

19 Maggio 2009

new york baghdad

Dicono che costruiranno dei ristoranti dove potrai avere al tavolo i tuoi amici lontani in tempo reale su uno schermo accanto a te, grazie a un sistema di webcam. E cenare insieme a loro attraverso questa porta virtuale.

Potremo anche collegare due piazze. Per esempio una di New York e una di Baghdad, per vedere l’effetto che fa.

Session Experience: una soluzione contro il Deficit di attenzione da multitasking

17 Maggio 2009

session experience

Il multitasking causa Deficit di attenzione e disturbi della memoria, si dice da un po’. Forse anche una pandemia di Alzheimer precoce o sindromi che ancora non esistono. Ma io confido nella relatività dei valori, quindi nell’emergente importanza del frullatore sull’enciclopedia: non solo archiviare, ma anche triturare, sminuzzare, mischiare dati per ricomporli a modo proprio.

Perciò ho preso a giustificarmi delle mie dimenticanze dicendo che non ho scordato il piucchepperfetto latino, no. L’ho solo sostituito con qualcos’altro. Ma nello stesso tempo confido nelle capacità di adattamento dell’essere umano e di creare tempestivamente strumenti per ridurre l’handicap.

Nel web che vorrei, per ripassare le informazioni e non dimenticarle, esiste un dispositivo che ti fa riattraversare la sessione ripercorrendo la cronologia con modalità cinematografiche, ma con una velocità 2x o 4x o il x che ti pare, secondo i ritmi preferiti per il ripasso. Riportandola a queste modalità schiettamente scolastiche, è possibile che la memoria – per quanto laterale – sia capace di trattenere qualcosa.

Grazie a Session Experience, sopravvivremo e godremo di una buona reputazione anche senza una connessione a portata di mano.

La nuova pagina amici di Facebook: verso la lucidità sociale?

14 Maggio 2009

amici

Facebook ha creato una nuova pagina Amici grazie alla quale sarà possibile organizzare le proprie amicizie per liste. Può essere utile per chi ha superato il tetto dei 200 amici e ha difficoltà a costruire una personalità unitaria da proporre a tutti. In questo modo si possono creare delle liste di  conoscenti, o di colleghi, o di compagni di scuola. Partendo dal presupposto che il grado di confidenza è legato alla categoria a cui l’amico appartiene.

Le liste possono essere utilizzate per inviare messaggi o inviti di gruppo o impostare la privacy sui contenuti pubblicati. Si può evitare che la foto di una sbornia sia visibile ai colleghi di lavoro.

Non so quanto mi aiuteranno le liste di amici. Mi sarebbero più utili delle gradazioni intermedie tra il visualizza e il nascondi. Più utile un meccanismo che assegna un peso percentuale a un amico, in modo che compaia una quantità di informazioni proporzionale al livello di amicizia. Ma poi sarei costretta a mettere gli amici in ordine di amicizia e mi troverei di fronte a problemi del tipo vuoi-più-bene-alla-mamma-o-al-papà?

In pratica sarei costretta a una lucidità sociale che non mi interessa avere. A parte l’espansione della memoria cerebrale – attualmente non disponibile fra le applicazioni di Facebook – l’unica cosa che avrebbe senso per far ordine nell’amicario sarebbe un filtro automatico che traduce i miei comportamenti verso i face-amici in un diverso grado di visibilità per ciascuno di loro.

A questo proposito, mi pare piuttosto chiaro questo schema. Cliccaci sopra se non si legge. spettro dell'amicizia

Si chiama “spettro dell’amicizia”. E grazie alla doppia accezione dell’italiano diventa una splendida, involontaria metafora del nostro Social Poltergeist quotidiano.

La buona educazione ai tempi di Facebook

13 Maggio 2009

Autosarcasmo:autoironia ≠ sarcasmo:ironia [fonte: Google]

11 Maggio 2009

lamette

139.000 per autoironia, 467 per autosarcasmo. I risultati di Google dimostrano che fino a oggi, 8 maggio 2009, è più facile esser inclini all’autoironia che all’autosarcasmo. L’una spingerebbe a trattare se stessi con scherno e derisione o a un atteggiamento che consente di affrontare la vita in modo critico e con distacco. L’altro è una forma di ironia amara e pungente rivolta contro se stessi, dettata da animosità e insoddisfazione e tesa a ferire l’oggetto di tale sdegno.

È vero: è più facile parlare di ironia che di sarcasmo. Quasi 6 volte più facile: 6.020.000 contro 1.250.000.  Ma non c’è confronto rispetto alla rarità dell’autosarcasmo (467) rispetto alla discreta presenza di autoironia (139.000).

Non è un problema di ignoranza, ma di sostanza. Il sarcasmo ferisce, entra nella carne, taglia dentro. Non siamo ancora pronti, abbastanza resistenti.

Dizionario della statusfera

8 Maggio 2009

dizionario

statusfera [sta·tus·sfè·ra] 1 Ambiente per condividere, scoprire e pubblicare aggiornamenti sotto forma di micro-contenuti, capaci di alimentare i servizi di social network attraverso il loro effetto virale 2 Insieme degli utenti di Twitter, Facebook, FriendFeed e di altre forme di microblogging  [termine coniato da Brian Solis].

status addiction [stà·tus ad·dic·tion] 1 Dipendenza da status, urgenza irrefrenabile di dichiarare la propria condizione o il proprio pensiero attraverso la rete; può generare frustrazione se non soddisfatta 2 Tendenza a concepire pensieri in forma di status, traducendo le esperienze in una proposizione che assuma l’io come protagonista e non superi i 140 caratteri, a prescindere dalla complessità dei contenuti.

déjà status [dé·jà stà·tus] ~ Sensazione, per lo più illusoria, di avere già vissuto e istantaneamente dichiarato una situazione in cui ci si trova.