Il rumore informativo è un disturbo causato dall’eccesso di informazioni, tale che anche l’elemento potenzialmente utile non viene riconosciuto, nemmeno individuato, o individuato con difficoltà.
È una conseguenza dell’esplosione informativa, ovvero di quel fatto aberrante per cui, se nella biblioteca di Alessandria tutto il sapere del mondo occidentale era racchiuso in 700.000 rotoli, adesso il totale delle pagine web supera i 600.000 miliardi. Tra articoli pubblicati, copiaincollati e ripubblicati, la qualità media per di più si abbassa ed è meno raggiungibile.
Il rumore scoraggia l’istinto di seguire virtute e canoscenza e provoca una stanchezza cognitiva che costringe molti a staccare, soprattutto se ancora dotati di buon gusto o di una certa profondità retrò che spinge alla ricerca di contenuti nutrienti.
L’antidoto al rumore sta nella condivisione. Condividere significa anche distribuire il peso e la responsabilità che comporta il lavoro di selezione tra una massa sovrumana di dati. Fra amici, face-amici e seguaci. In modo che la striscia di web che ci scorre ogni giorno davanti agli occhi possa somigliare il più possibile a quel che stavamo cercando.
Ecco alcune soluzioni per attenuare il rumore:
1. nascondere i face-amici che ci annoiano: non se ne accorgeranno
2. su Twitter, lasciare che chi ci ama ci segua, ma seguire solo chi ci interessa
3. usare delicious anziché google in modo da visualizzare per primi i siti ritenuti più significativi da chi si è posto le nostre stesse domande
4. costruire un network su friendfeed in base a (seri) interessi comuni su cui val la pena conversare
5. affidarsi al caso e cliccare, ogni tanto, su google, “mi sento fortunato”, per accedere alla prima pagina della lista nella speranza che sia quella giusta.













