Archivio per Febbraio, 2009

Il dono della visibilità

27 Febbraio 2009

eu

Una cittadina turistica francese ha deciso di cambiare il proprio nome. Non vuole più chiamarsi Eu, perché i motori di ricerca non la tengono in considerazione e le preferiscono l’Unione Europea e il suffisso .eu dei siti web. Il nome danneggia l’immagine, e il sindaco ha deciso di fare un referendum per cambiarlo in Ville d’Eu, Eu-le-Château oppure Eu-en-Normandie.

«Oggi sempre più persone organizzano le loro vacanze usando internet» – dice il direttore dell’ente del turismo Otsi. «Se non trovano immediatamente la città di Eu, probabilmente decidono di passare le vacanze altrove». Alcuni cittadini dicono che la chiameranno come sempre: Eu. Come l’hanno sempre chiamata. Su internet, uno dice che costerà un sacco di soldi cambiare il nome: la segnaletica da rifare, i documenti, le insegne e bla bla bla. Un altro si sente fortunato a chiamarsi Michele Polico, che se si chiamasse Rossi, Russo o Ferrari i motori di ricerca si confonderebbero.

Oggi, chi è invisibile ai motori di ricerca è costretto a vivere nell’eunonimato. Io, meno male che adesso sono iloveusb: o chi mi troverebbe, chi.

Facciamo che si sposavano (per Nintendo DS)

25 Febbraio 2009

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I miei cuginetti stavano litigando per il Nintendo DS. Eravamo in macchina nei sedili dietro, io e loro. Solo che il Nintendo DS aveva la sua batteria limitata prossima ad esaurirsi. La cuginetta grande se lo teneva stretto per completare la vestizione matrimoniale della pupina digitale: scegli l’abito degli sposi e degli invitati, scegli la grafica delle partecipazioni, la sala, la location della cerimonia. Scegli la colonna sonora nuziale, e più giochi più sblocchi colonne sonore nuove: tutte un riarrangiamento dello stesso tarattattà.

Il cuginetto piccolo sbraita per la sua dose di DS regalato in comproprietà ad entrambi, ma la cuginetta grande aveva il DS in pugno per ripetere la trentesima prova matrimoniale dove né vinci né perdi, al massimo la sposa cade dalle scale. Arrivati al momento in cui puoi baciare la sposa, la batteria si scarica del tutto e ci molla lì, al passaggio a livello. Cuginetto sbraitante comincia a pestare la sorella e dopo 10 secondi di pestaggio passa ai calci.

Ma lei s’era portata dietro il caricabatterie per DS, però bisognava arrivare a una casa per attaccarlo a una presa. Davanti a un passaggio a livello chiuso, un treno può metterci un’infinità a spuntare, sfilare per tutta la lunghezza, andarsene fino a che le macchine passano oltre. Nell’abitacolo a DS spento calano le tenebre.

E allora mi metto a commentare a voce alta le scene da un matrimonio tutte inventate, guardando con entusiasmo il display morto. Ma che brutto vestito che le abbiamo messo! Oddio, lo sposo è un polpo tentacolare! Ah! La sposa è caduta! La sposa è caduta! E anche se non succede niente, non succede niente da nessuna parte, i due immaginano la scena e si sbellicano e smettono i pugni e i calci. Che schifo di torta! Che figura! Anche se non succede niente. Me lo ha insegnato Jack Nicholson in “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, quando anima un tifo da stadio davanti al televisore spento, per una partita di baseball immaginata: perché a lui e agli altri pazzi del manicomio non gliela lasciavano vedere.

Poi il treno è passato.

Digital divide_2

22 Febbraio 2009

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In un piccolo paese dove l’ADSL è arrivata solo di recente, gli uomini si sono messi a giocare alle scommesse on line. Anche i ragazzi. Ma quelli più vecchi non hanno neanche la posta elettronica e del computer sanno poco e niente. L’importante, per le scommesse on line, è inserire la password. Questo l’hanno capito.

E quando finisce il bootstrap e le operazioni di avvio, appena si apre una finestra, un’home page o quel che è, appena vedono un campo qualsiasi da riempire, ci ficcano dentro la password con decisione. Anche se è il rettangolino dell’URL, un banner pubblicitario o, che ne so, la casella di ricerca di Google.

Il Loremipsum salverà la Costituzione?

19 Febbraio 2009

Lorem ipsum

Il Loremipsum è uno dei testi più famosi d’Italia, non c’è dubbio. Forse più della Costituzione. Infatti grafici e webdesigner, quando impaginano i layout e devono infilarci del testo riempitivo finto e far capire al cliente l’effetto che fa, lo pescano sempre da un pezzo di latino del “De finibus bonorum et malorum” di Cicerone. Non dall’originale, ma dalla versione sgangherata e intermittente venuta fuori nel 1500 dall’idea di un tipografo che provava i suoi caratteri. Pescano pezzi di Loremipsum dove capita, li tagliano dove serve, li copiano e incollano fino a riempire l’ingombro.

Il Loremipsum è un frammento pseudocasuale di una frase più lunga, secondo cui “neque porro quisquam est qui dolorem ipsum quia dolor sit amet, consectetur, adipisci velit”, eccetera. Quel che serve del “De finibus” è una stringa di lettere saccheggiate senza osservanza del significato. Con buchi morfosintattici irrilevanti, perché tanto trattasi di latino storpiato, per non attirare troppo l’attenzione sul messaggio. Hanno pure un generatore automatico di Loremipsum, i grafici. E così il Loremipsum viaggia di mano in mano coi layout.

La visibilità riservata al Loremipsum è eccezionale. Provate a moltiplicare. Nemmeno la Costituzione. Per questo a Cosimo Bizzarri copywriter è venuto in mente di promuovere l’uso della Costituzione come testo finto, per farla girare in migliaia di copie senza che nessuno se ne accorga. Per metterla ogni tanto davanti agli occhi, ricordare che c’è. Questo è il gruppo su Facebook, qui c’è invece il tutorial per usare rapidamente il testo in Indesign.

Pensate, il Loremipsum è rimasto più o meno lo stesso dal 1500. La nostra Costituzione, chissà. Usare i primi 12 articoli serve a tenerla presente, ma anche a fissarla in una versione standard, farla sopravvivere. Fissarla prima che la cambino sul serio, taglino dei pezzi, peschino dove capita, la saccheggino e non per finta. Che dicano che è eversiva o filosovietica. Che ne producano una tutta lucente. Magari con l’ausilio di un generatore automatico. Dopodicchè ci terremo la nostra nuova Costituzione: copiaincollata, venuta fuori com’è.

Espimi il tuo apprezzamento (in plain italian)

16 Febbraio 2009

esprimi il tuo apprezzamento

A qualche giorno dall’introduzione dell’apprezzamento, ecco un bollettino sullo stato della situazione:

1. il pulsante sta penalizzando per il momento la voglia di comunicare con parole proprie: qualcuno nota che il numero di commenti è diminuito;

2. “Esprimi il tuo apprezzamento” nella versione inglese di Facebook è “Like”, nella francese “J’aime”, in spagnolo “Me gusta”, in tedesco “Gefällt mir”: tutte decisamente più concise e accettabili della versione italiana;

3. contro il pulsante sono sorti diversi gruppi in rete: “Io odio il pulsante Esprimi il tuo apprezzamento”, “Esprimi il tuo apprezzamento ma anche no”, e altre cose più turpiloquie;

4. in ogni caso, l’apprezzamento dato può essere rimosso, a dispetto di alcuni falsi allarmi; e questo non genera una nuova notifica di Rimozione apprezzamento.

Insomma. “Esprimi il tuo apprezzamento” non piace. Quali sono le alternative disponibili in plain italian? condivido / mi piace / apprezzo / sono d’accordo. Ma vanno bene per tutti gli usi? Posso “condividere” il fatto che una foto sia stata taggata? “Essere d’accordo” con lo status di un altro o con un video in giapponese? Posso dire che già profondamente “apprezzo” un’amicizia appena nata? La varietà delle espressioni di status e di tutti gli elementi pubblicati non merita un commento standardizzato.

Fate una cosa, voi di Facebook: toglietelo. Noi ci arrangiamo. Magari scriviamo i commenti. Sì, i commenti, con le paroline nostre imparate.

Sinfonia in XP (il suono di Windows)

15 Febbraio 2009

Esprimi il tuo apprezzamento trascende ogni mio controllo

13 Febbraio 2009

Tornando ad Esprimi il tuo apprezzamento, e alla maltraduzione dall’inglese Like/OK (usato per votare e per dire che Esprimi il tuo apprezzamento su altre piattaforme in rete come FriendFeed o su raccolte di notizie votabili come OKNOtizie), mi chiedo perché mai si è scelta questa formula d’altri tempi per il semplice consenso. E mentre su Facebook son tutti impegnati a sperimentare le possibilità dell’Esprimi il tuo apprezzamento o a dirselo a se stessi o a produrre effetti esilaranti Esprimendo il proprio apprezzamento per il raffreddore altrui, per un attimo abbacinati dalla votabilità dell’Universo, io covo un crescente fastidio estetico a vedere Facebook tempestato di prolisse Espressioni di apprezzamento ma anche solo dalla semplice potenzialità dell’apprezzamento espressa da quel pulsante sempre disponibile: Esprimi il tuo apprezzamento. Facebook è così tempestato che tempesto anch’io questo post, scusate.

Ora, vedendo i profili Facebook imbrattati da questo sentimento unico e floreale – come dicevo nel post di poco fa – mi è balenato in mente un parallelo cinematografico.

C’è una scena in indimenticabile ne Le Relazioni Pericolose in cui John Malkovich/Valmont, per suggellare una lunga serie di inganni seduttivi, dà prova di abilità retorica mollando l’amante Michelle Pfeiffer/Madame de Tourvel. In quella scena indimenticabile John Malkovich ripete una ventina di volte in modo ossessivo-ipnotico una stessa frase: Trascende ogni mio controllo. E con questo affonda il coltello nella piaga della Madame Abbandonata affranta dal dolore, Trascendendo ogni suo controllo.

Guardatela, guardatela. Un capolavoro di crudeltà, in cui John Malkovich appiccica questa frase irritante dove gli serve, con modo e tono decontestualizzati: perché tanto Trascende ogni suo controllo.

Ecco. È questo l’effetto irritante che mi fa Esprimi il tuo apprezzamento.

La percezione del progresso

9 Febbraio 2009

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Douglas Adams, scrittore tecnologico, in un articolo del 1999 enuncia i tre assiomi fondamentali della percezione del progresso:

1. Tutto quello che si trova nel mondo alla tua nascita è dato per scontato

2. Tutto quello che viene inventato tra la tua nascita e i tuoi trent’anni è incredibilmente eccitante e creativa e se hai fortuna puoi costruirci sopra la tua carriera

3. Tutto quello che viene inventato dopo i tuoi trent’anni è un’offesa all’ordine naturale delle cose, è l’inizio della fine della civiltà e solo dopo essere stato in circolazione per almeno dieci anni torna ad essere abbastanza normale.

A volte, le cose, non seguono gli assiomi. È bello, a trent’anni, essersi avveduti già da un pezzo sull’inizio della fine della civiltà. E sapere con soddisfazione e certezza di non avere mai compreso qual è l’ordine naturale delle cose.

Digital divide_1

8 Febbraio 2009

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- Signora, guardi, se mi dà il suo numero di cellulare la faccio chiamare.

- Mi dispiace, non ce l’ho il cellulare. Ma se vuole può chiamarmi al telefonino.