Archivio per Gennaio, 2009

i am neurotic

29 Gennaio 2009

neurosis2Vi è mai capitato di spegnere e riaccendere la luce più volte, per scaramanzia? Certo che sì, capita a tutti. Ma vi capita anche di bruciare il cerume depositatosi sul cotton fioc, ogni volta che vi pulite le orecchie? Se è così, allora la vostra è una storia da raccontare.

I am neuronic è una raccolta di manie, nevrosi, fobie del nostro tempo. Avete la possibilità di commentare, condividere o associarvi nel mal comune/mezzo gaudio. C’è uno che, quando sale sulla scale mobili, si premura di essere a 4 gradini esatti di distanza da chi lo precede. Uno non riesce mai a mangiare davanti agli altri, a meno che a loro volta questi non stiano mangiando. Un altro dice che, se ha la chewing gum in bocca e qualcuno gli domanda cosa gli va di mangiare, non riesce assolutamente a rispondere. Prima deve buttare la gomma e poi riesce a pensarci e a dare una risposta.

Le vie della paranoia sono infinite. Accendere e spegnere il phon 3 volte durante l’asciugatura. Lavarsi le parti del corpo sotto la doccia sempre nello stesso ordine: shampoo, viso, balsamo, dorso, braccio sinistro, braccio destro, inguine, gamba sinistra, gamba destra, schiena, natiche. C’è uno che, ogni volta che mangia al ristorante, se per caso non finisce tutto il cibo nel piatto, quando il cameriere sopraggiunge per ritirare il piatto sente il bisogno di scusarsi e di dire che il cibo era buono, assolutamente buono, nulla da ridire sul cibo, ci mancherebbe, solo che ha già mangiato prima ed è sazio, davvero, nulla da dire, è solo questo. E se non lo fa, se per caso va via senza spiegare, loro penseranno di sicuro che è uno sprecone o uno che non apprezza le cose. Meglio non dimenticarsi mai di dirlo, o loro lo penseranno, che non apprezza le cose, lo giudicheranno, se se ne dimentica, meglio non dimenticarlo.

Prendila + delicious

25 Gennaio 2009

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Io, a tutti quelli che pensano di non avere combinato niente navigando, gli direi: ma fatti delicious, così non penserai che stai perdendo la memoria per le droghe il sonno lo stress, ma che stai solo trasferendo sottochiave i tuoi stimoli durante la navigazione. Ci puoi entrare solo tu con la tua password e se vuoi il tuo network, ma il network su delicious è solo un accessorio e puoi tenerti il tuo delicious tutto per te isolato, un delicious do-not-share. Anche perché su delicious ti agevolano nell’archiviazione dandoti dei tag tuoi personali e trasversali, e i vecchi Preferiti di Explorer da quel momento in poi ti sembreranno tutti gabbiosi e rigidi. E vedi l’archivio crescere ordinato giorno dopo giorno coi tuoi occhi.

Dentro delicious ci metti quello che vuoi, pure i siti horrorhorribilis selezionati per bruttezza e fai fatica a chiamarli Preferiti.

Io, a tutti quelli che pensano di non avere combinato niente navigando, che si iscrivono ai gruppi Anche io tra messenger e Facebook neanche oggi ho concluso un **zzo…”, gli direi: La prossima volta dimmelo prima di chattare, che non ero un elemento costruttivo della tua giornata, una fonte di eventi determinanti, una voce del tuo curriculum.

Social shopping

22 Gennaio 2009

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A New York alcuni negozi, dopo che Obama ha vinto grazie a Facebook, hanno inserito dentro ai camerini delle postazioni con touchscreen multimediali e specchi che permettono a chi prova gli abiti di ricevere i consigli degli amici connessi da casa [fonte: ItaliaOggi]. Con l’intento di rendere ancora più accattivante l’esperienza dell’acquisto, in tempi di crisi.

In attesa che la moda investa anche l’Italia dei saldi, provo a figurarmi come sfruttare appieno le potenzialità del network:

- creare un album dal titolo inequivocabile e palesemente urgente, per attirare l’attenzione dei friends. Titoli suggeriti: “Camicia viola o grigio chiaro: che fare?” o “Abito scozzese a 79 euro: mi conviene?”

- cambiare lo status in “Aiuto! Sono in un camerino e non so che fare” o “Urgente! Quale vestito compro???”

- creare il gruppo “Quelli che in camerino entrano nel panico!!!” e inviare un messaggio ai membri

- contattare gli amici on line via chat, eliminando i preliminari e le frasi di chiusura per favorire il rapido reperimento delle informazioni salienti.

In ogni caso, vista la durata media delle operazioni suddette, è possibile prevedere un aumento significativo del tempo di permanenza dei camerini, con conseguenti ricadute negative sulla soddisfazione del cliente in attesa, sull’appeal del punto vendita, sull’industria della moda e dei settori annessi.

Io spero che nel laboratorio di Facebook creino al più presto un’applicazione dedicata in salsa Game. In modo che non solo i miei amici ma TUTTO IL MIO NETWORK possa rapidamente comporre il mio look ideale in base a informazioni dettagliate che ho inserito preventivamente nel mio profilo e al campionario digitalizzato dei capi disponibili in negozio, applicabile al mio avatar. O il social-shopping non risolverà la crisi economica. Andremo in bancarotta grazie a Facebook.

Maiuscola vs maiuscola

19 Gennaio 2009

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La maiuscola è fondamentale. La maiuscola è pleonastica. Non favorisce la leggibilità. Serve a separare. Dà un senso di importanza a inizio frase. Salviamola. Aboliamola.

In tanti ne fanno a meno. Word la preserva piazzandola di default dopo il punto: riesci a liberartene solo andando su Strumenti>Opzioni correzione automatica>togliere la spunta da “Inserisci la maiuscola ad inizio frase”. I tedeschi se la tengono stretta e la impiegano sistematicamente per sublimare tutti i Sostantivi. Così il Cavatappi e il Termosifone hanno la stessa patina divina del Sole e della Luna.

La maiuscola è fuori moda. La maiuscola è da libro di storia, perché furono i Romani Maiuscoli a sconfiggere i Galli, mentre i romani son quelli del vino de li Castelli e dei Bucatini all’amatriciana. I Greci fondano la filosofia, i greci mangiano tzatziki e ballano il sirtaki.

Lo scrivente ha il potere di entificare, personificare, creare un rapporto reverenziale. E non è cosa da poco. Il Papa non è il papa, e Dio non è dio. Io sono io oppure Io.

My desktop: il concorso

17 Gennaio 2009

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Repubblica.it lancia il concorso “Il mio desktop”: inviate le foto delle vostre postazioni e dello schermo personalizzato del vostro pc. Le migliori immagini saranno proiettate durante il FotoGrafia Festival di Roma.

Manderò la foto tale e quale del mio desktop grigio minimalista riposante, perché il grigio è il nuovo bianco. Non ha neanche i nomi dei programmi ma solo lettere dell’alfabeto perché tanto dall’icona si capisce e adesso viviamo nella civiltà dell’immagine.

Ha proprio ragione, Repubblica.it: oggi la personalizzazione si concentra sul desktop.

Aiutati che Facebook t’aiuta

11 Gennaio 2009

gesu-azzurro1La parola di Google testimonia che 18.900 cose sono successe grazie-a-Facebook. Sventata truffa al ristorante grazie a Facebook. Bono Vox incastrato dalla moglie grazie a Facebook. Narcolettici, mai più senza diagnosi grazie a Facebook. Pescarese perde portafogli a Roma e lo ritrova grazie a Facebook. La crisi spaventa? Un senatore promuove la settimana corta grazie a Facebook. Bisogno di sesso? 50 uomini in 3 mesi grazie a Facebook.

In alcune delle sue manifestazioni, Facebook ha del miracoloso. La provvidenza digitale getta una luce di speranza per i giovani, i diseredati, i cuori semplici, i poveri di spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli. Facebook c’è, anche se non si vede.

Facebook è nelle piccole cose di ogni giorno. Una mia amica ha trovato lavoro grazie a Facebook. Molti ritrovano vecchie conoscenze perse per strada, gli ex-compagni di liceo, gli amichetti delle elementari. Alcuni semplicemente conoscono gente nuova, recuperano fotine di sé dell’asilo, contattano amici storici spariti senza lasciare tracce.

Le 18.900 cose successe in italiano grazie alla mano del Face-creatore sono piccoli e grandi prodigi del nostro tempo. All’intercessione di Facebook affidiamo le nostre cause, le nostre umili vite di utenti, le nostre pulsioni evangeliche. E Facebook vede e provvede.

Allarghiamo un attimo lo sguardo e chiediamo di nuovo a Google. Grazie al telefono, sono successe solo 895 cose. Grazie alla radio, 4.790 cose. Alla TV, 24.800. 339 grazie a Maria De Filippi. 8.120 grazie a Berlusconi. Più di 700 grazie alla bomba atomica. 315, grazie al magnesio. 7 grazie all’antiaderente. 43.000 cose sono successe grazie al **zzo.

Ora, 95.500 cose sono successe grazie a internet. Vale a dire ben 76.600 cose in più rispetto a quelle attribuite a Facebook. Ma internet esiste, nella forma di World Wide Web, dal 1991. Sono passati 18 anni, e internet può vantare – facendo i dovuti calcoli – una densità di provvidenza pari a 5.305 fenomeni l’anno. Facebook è nato nel 2004, ma il boom in Italia è targato 2008, con un incremento annuo del 961%: la densità di provvidenza di Facebook è dunque pari a 18.900 fenomeni l’anno. 13.595 in più rispetto al generico potere della rete.

Estendendo il ragionamento al piano teologico, emergono risultati interessanti. Secondo la web-ecumene, 377.000 fenomeni sarebbero avvenuti grazie a Dio, da quando internet esiste. Una media di 20.944 l’anno. Solo 2000 in più rispetto a Facebook.

Fra Dio e Facebook è ormai testa a testa. Chi ha orecchie per intendere, intenda. Confidate pure in una nuova face-resurrezione di Lazzaro. Aggiungetelo ai vostri amici.

Ma non pronunciate il nome di Facebook invano.

mose1

Note di riconversione

5 Gennaio 2009

tubi23

Smonto le tende dalla vita reale e converto i ricordi di vacanze di Natale in informazioni peer-to-peer. Spremo la spugna nelle provette e le tappo a prova di viaggio, con dentro esperienze distillate da assumere a intervalli regolari.

Prendo le cose di due settimane e le trasformo in Lifestream. Il flusso di vita si incanala dentro al Face-tube – che non è l’ultimo ibrido partorito dal snpfam (= social network più famoso al mondo), ma uno di quei neologismi ritardati che ogni tanto vengono in mente ma ci ha già pensato qualcun altro, però. Un Face-tube che ha niente a che fare col video, ma invece secondo me è un semplice  canale di parole dove scorrono le facce e le storie e le voci delle persone si assottigliano per diventare catodiche. Come l’effetto delle anime nere alla fine di Ghost fantasma. O come la bufera infernal di Paolo e Francesca nei disegni di Dorè.

Un Facetubo dove le memorie dal sottosuolo prendono la forma di commenti, note, post, mail, file Word. Un tubetto di vita dentifricia contro la noia batterica.