Provo a trasformare la chat in stringa di dialogo e m’impelago nell’a-capo-senza-cambiare-discorso e senza nemmeno passare il turno di parola. Cioé quando clicchi INVIO prima che l’altro intervenga e scrivi dialoghi in versi senza volerlo. È il tipico a-capo-con-sonorità-sospese-e-poetiche del botta e risposta digitale, quello in cui non hai finito di parlare ma che peccato attaccare tutte le parole senza lasciare il bianco intorno:
Cosa dici, ci vediamo? Che dopo una settimana e mezzo
a un certo punto pare il caso di vedersi
(finisco per cercare appuntamenti)
ti domando
Poi – cercando di trasformare la chat in stringa di dialogo prosaico – mi spelago tornando alle convenzioni della poesia e agli slash metrici delle parafrasi scolastiche, servono a far capire che il verso è finito e di scendere col dito di un righino. Uno slash per ogni invio, una virgola + Maiuscola se passo il turno di parola:
Diamoci un appuntamento, Facciamo che ci proviamo, Va bene / che prendiamo un appuntamento / ad uso di chi pianifica, Sì, E poi ugualmente ci telefoniamo / per invitarci di sorpresa
Gioco di slash e di virgola come frizione e freno, e una volta che ho imparato / il resto viene da sé.
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