Archivio per Dicembre, 2008

Strumenti compensativi e coefficienti di caratura

31 Dicembre 2008

cervello-2Qual è il numero massimo di persone che riusciamo a ricordare? Quanti compagni delle elementari senza l’aiutino della foto taggata? Quanti con l’aiutino? Qual è il numero massimo di face-friends che sappiamo elencare in ordine alfabetico?

L’associazione nome-foto identificativa, già collaudata nel caso di disabilità relazionali e disfunzioni mnemoniche, aumenta la quantità di soggetti memorizzabili. La tecnica, se estesa a un soggetto normodotato, può far sperare in un ampliamento del numero di persone memorizzabili. Un fattore di difficoltà è rappresentato dal diverso ordine in cui i profili ricorrono: ora prevale l’alfabetico, ora l’aggiornamento dello status. È così che possiamo mettere in sequenza i nostri amici: in base a come si chiamano di nome, o secondo il momento in cui l’umore è stato provato e il soggetto ha deciso di comunicarcelo.

Tuttavia l’alternanza dei due criteri – l’eventuale inserimento di nuovi amici nella sequenza nota e la libera combinazione dei soggetti nella bacheca – riducono dell’x% la possibilità che l’amicario faciliti le operazioni di ritenzione nella memoria e di richiamo delle info immagazzinate. Ad ogni modo lo scorrimento di una sequenza di nomi-amici con relativa icona può semplificare la panoramica delle relazioni di fronte a scelte imminenti. Quali persone invitare alla festa, quali amici sto trascurando, a chi propongo l’aperitivo, chi mi ospita per le vacanze.

Nome e icona non sono in grado, nelle piattaforme attualmente on line, di esprimere graficamente il coefficiente di caratura della relazione (come avviene ad esempio nei tag, dove a una maggiore grandezza del font corrisponde un più alto numero di voci correlate). Facebook non prevede una visualizzazione attendibile delle gerarchie di importanze.

Finisce che invito alla festa uno che ho visto due volte, chiedo di ospitarmi a quello che ho trascurato, propongo un aperitivo stasera a chi per strada mi vede e non mi saluta.

Giovane donna salvata da Facebook

24 Dicembre 2008

terremoto

Metti che schizzo col portatile sotto al tavolo mentre c’è il terremoto, poi crolla il tetto di questa casa popolare e rimango protetta nella bolla d’aria tra le gambe delle sedie, con le macerie intorno. Comincio a scrivere messaggi per direzionare i soccorsi, ecco cosa faccio. Aggiorno lo status a seconda del grado di sete o di altre necessità fisiologiche. E senza cellulare in tasca sarei la prima persona salvata da Facebook, grazie agli amici on-line. La prima dispersa aggiornata in tempo reale sull’entità della scossa durante i momenti più difficili. E questo mi sembrerebbe incredibile, anche se qua e si sconvolgono a parlare di Facebook come il tramite principale della notizia della scossa, nuda e cruda.

Siccome ormai Facebook scatena l’incredulità collettiva solo a pronunciarlo, pare che le informazioni sismiche si sono sparse grazie a lui. Io mi fido ancora del prime avvisaglie cigolanti del mobile. Non ci vedo niente di rivelatore nel postare due righe sulla scossa avvertita.

E anche schizzare sotto il tavolo col portatile sotto il braccio – come or ora ho fatto mirando alla salvezza digitale – anche questo mi sembra più incredibile.

Andarsene così

21 Dicembre 2008

statale-194Chissà che succede al tuo profilo Facebook – mi chiedo da un po’ – se muori nella realtà, se ti capita un incidente e ti schianti in auto. Se a 19 anni sbatti sul guardarail e poi rimbalzi sull’altra corsia con Gabriele, Giuseppe e Leandro. Chissà che succede al tuo profilo Facebook adesso, a 24 ore dal frontale con un autotreno sulla Ragusa-Catania, che non è un’autostrada perché autostrade non ce n’è, solo la statale 194 a doppio senso, con le curve sempre brutte e mai rifatte nemmeno con gli incidenti. Chissà se hai congelato dei commenti e dei botta-e-risposta e se qualcuno si prenderà cura di pubblicarli a intervalli regolari, finta che niente sia successo: come i frammenti di DNA nei capelli e nelle cellule morte di Jerome di Gattaca alla fine del film, prima di incendiarsi. Forse fra qualche giorno le parole te le attacca su Facebook il camionista che è sotto shock all’ospedale. Ho sempre pensato che in questi casi la bacheca diventi un sacrario cimiteriale coi fiori e i biglietti e i sei-sempre-nei-nostri-cuori. Invece, Fabio, non è ancora successo niente. Tanto niente sembra serio se è sbarellato su Facebook. Neanche ti viene voglia di giocare a Geo-Challenge per distrarti, che poi alla gente di Giarratana (RG) arriva la notifica di quel che fai e pare non rispetti il lutto cittadino.

Facevi un po’ ridere taggato in quella foto, coi peli sulle gambe e sul petto no.

Elenchi dannati (3)

15 Dicembre 2008

powerpoint21

Poi ci sono quelli che sono cresciuti a pane e Powerpoint, a cui probabilmente devono tutti i propri quindici minuti di celebrità. Pare che dilatare la capacità cerebrale su una parete bianca sparandoci sopra uno strato micrometrico di luce faccia il suo effetto. Tra tanti assennati utilizzatori se ne trovano certuni che trasferiscono tali e quali i file fitti di Word e li proiettano a beneficio degli spettatori, solitamente settati per leggere non più di 4 parole al secondo (senza l’intralcio dei colori e le animazioni e l’improvvisa apparizione del titolo da destra e la scomparsa delle frasi a veneziana, s’intende). Le procedure della vita normale, in questi casi, vengono allungate tali e quali alla parete, che ha ben poco da guadagnarci se non un briciolo di notorietà riflessa.

Ma ancora più pericolosi sono i Powerfan di specie opposta: quelli che ereditano le strutture mentali del programma e ne fanno una questione di stile. Oddio, non è certo un problema parlare per diapositive: può anzi contribuire a una scansione lucida degli argomenti. E nemmeno mi preoccuperei di certe cadute nel tono vocale che vorranno forse imitare un effetto dissolvenza con scorrimento a scacchiera. Non è questo il punto. Se avete avuto la fortuna di buttare un occhio ai loro documenti, lo avrete notato: sono affetti da un’incontrollabile tendenza a distribuire le frasi in elenchi. Non si tratta però di un rispettoso incolonnamento di oggetti o azioni: guarderei con rispetto un’infilata di cosmetici da acquistare. Ma nel loro caso:

- non sono frasi che meriterebbero questa sorte

- ma solo riflessioni grammaticalmente subordinate.

- Che nessuno separi ciò che Dio ha unito

- e parli ora o taccia per sempre.

Il frutto delle loro manipolazioni è una sintassi dissestata. Verbi e soggetti separati dalla nascita, famiglie semantiche distrutte, complementi che non conoscono padrone. Ebbene, l’origine di tutto questo è racchiusa nel software di presentazione più diffuso al mondo. Il Powergerme che distruggerà la nostra sintassi si annida nelle caselle di testo predisposte per facilitare il layout. In quelle terre di nessuno, ogni a-capo è il drammatico atto di nascita di un elenco. Intrappolato dentro ai bordi occasionalmente grigiastri della casella, dentro le gabbie dei layout caldamente suggeriti da un menu dedicato, chiunque digiti il testo e poi decida di cambiare il periodo premendo su INVIO non può sfuggire alla logica dell’elenco. Powerpoint mette in mostra, ma non guarda in faccia nessuno.

Dovrebbero prevedere il porto d’armi, per certe cose. Guai a farsi trovare con un Powerpoint in tasca, dovrebbero scrivere nelle scuole.

Face Beauty

9 Dicembre 2008

yn4

Non è bellissimo che con pochi clic se ti va puoi inventarti un gruppo? Non è bellissimo che una persona possa chiedere agli altri di prendere una posizione sempre un po’ YES/NO su tutte le questioni della vita? Se ti iscrivi o non ti iscrivi a “Io sono Antifascista” o a “Prendiamo a mazzate i Babbo Natale appesi ai balconi”? Non è bellissimo chiedersi su ogni cosa YES/NO e che l’info-identità sia fondamentalmente la somma di opzioni binarie? E che il numero esorbitante di fan di Pollon riesca a rovinare il mio geloso ricordo d’infanzia, di solito condiviso solo con gran sorpresa di sguardi e sobbalzare sui divani?

Non è bellissimo che una persona individuale possa inventare un gruppo e rimanerci da solo?

solo un’impressione

4 Dicembre 2008

la-zattera-di-medusa

se è vero quello che è vero, è vero anche il contrario: se il punto non pretende la maiuscola perché basta a separare, anche la maiuscola non esige il punto perché separa da sé Non vi pare?

l’impressione di scorrettezza ondigrafa che forse vi prende credo sia in parte giustificata

Perdere il punto e tenere le maiuscole, non è un’operazione al momento plausibile, perché ancora perdura la funzione nobilitante delle maiuscole per i nomi propri, la grammatica della terraferma E per questo motivo rischiamo di interpretare come umana o importante o degna di attenzione una “e” o un’altra semplice congiunzione incipitaria Ma da parte mia non credo che le maiuscole ne avranno ancora per molto e credo che perderanno il loro potere di denotare oggettivamente nomi, persone, città che tutti volenti o nolenti sarebbero tenuti a ritenere degne di rispetto o comunque di svettare davanti all’attenzione dell’occhio E credo che – una volta smessa questa denotazione oggettiva – le maiuscole si rassegneranno al ruolo in definitiva pregevole di contenere gli umori e le impressioni e le opinioni come è giusto che sia Senza per questo sparire dalla circolazione, perché di scarabocchi che aiutino a non fraintendere gli sms bisogno ce n’è.

ma quando questo accadrà, le maiuscole opzionali e i punti a piacere, credo sarà troppo tardi per me e non mi farà più quell’effetto di superiore importanza data volontariamente a una parola nella frase, ma solo di irresistibile antipatia Questo perché da qualche anno ho imparato a saltare con l’occhio le parole maiuscole senza degnarle di attenzione L’ho fatto per andare al cuore delle cose, smemorata dei nomi e degli autori e delle autorità Non chiedetemi chi ha detto cosa, rischio di non saperlo Ma l’importante è che qualcosa sia rimasto, il sentimento, le parole, le circostanze, anche in queste virgole che senza i punti agli estremi a tenerle, sembrano galleggiare come zattere abbandonate