La gente lo dice a chiare lettere in una pannellata di foto real life, con tanto di foglio segnaletico: I’M ITALIAN AND PRIME MINISTER SILVIO BERLUSCONI IS NOT SPEAKING IN MY NAME. Non a nome mio, detto senza voce da una stanza colorata, un divano a tre posti, uno sfondo denso photoshop, davanti ai libri allineati, una finestra storta o un’abbagliata di watt luminosi, in bianco/nero o a colori, pennarellato o stampato su carta o mano, con grafia precisa o psicopatica, coi capelli ricci o lisci e la frangetta fatta.
Because it’s time to quit the jokes: e se era solo una battuta l’umorismo non è universale e anche gli inglesi a volte valli a capire.
Da qualche parte circolava una bella idea a proposito di usi e abusi di nomi. Che si possa richiedere prima della morte, a parte gli organi e i possedimenti da cedere, che il proprio nome non venga utilizzato per intitolazioni di strade, piazze e rotonde, in caso di celebrità conclamata. Che nessuno metta il mio nome a quello slargo davanti al centro commerciale, a una via a doppio senso senza pista ciclabile, a quel parcheggio dove non c’era mai posto e se c’era stavano per chiudere, porca miseria.






10 Novembre 2008 a 10:56 pm
vorrei il mio nome su una strada senza uscita dove la gente ci arriva per caso.
10 Novembre 2008 a 11:00 pm
bene, cominciate a esprimere desideri. io tengo l’elenco.